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REFERENDUM SI, REFERENDUM NO

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di Vito Schepisi
Referendum si! Referendum no! La terra dei falsi! Puoi dir di si, puoi dir di no: questa è la vita!

Assolutamente non è un assist alla sinistra che non ne merita uno, ma il buono dell’esito dei referendum non è del centrodestra che non ha fatto niente per acquisirselo, se non mostrare compattezza nel contestare nella sostanza i quesiti referendari e contrastarli nel merito per il loro taglio strumentale ed ideologico.
Il merito è del Popolo Italiano che compatto non è andato a votare, comprendendo che, superati i margini, il momento della protesta fosse giunto.
Nessuno può contrastare l’effetto d’un popolo che mostra d’essere stanco di farsi usare.
E’ bastato ricordare che, oltre al si ed al no, utilizzata in altri tempi e da parte di tutte le forze politiche, per la tipicità di un “Referendum abrogativo” (non facile da comprendere in una democrazia) c’era anche l’opzione dell’astensione.
Un modo, l’astensione, che aveva anche valenza di protesta.
Usare il referendum come clava ideologica, o per rivalsa politica contro chi vince le elezioni politiche, è farne un uso scorretto.
Per le leggi e per le riforme, in democrazia c’è il Parlamento.
E dire che fino a poco più di due anni fa, i promotori dei referendum appena celebrati erano in maggioranza e le leggi se le potevano riformare da soli.
Questa volta il quorum è stato l’essenza democratica di quanto previsto dall’art 75 della Costituzione Italiana.
La domanda da farsi è se varrà per acquisire una buona volta il concetto che l’Italia non cresce arroccandosi sui pregiudizi, ovvero sui populismi, sulle narrazioni di parte, se non addirittura sul gioco delle tre carte delle formazioni politiche più aggressive e più spregiudicate?
Purtroppo si teme che non sarà così: è difficile dialogare con chi non è disposto ad accettare il pluralismo ed il rispetto degli avversari politici.
Quelle leggi sul lavoro che si volevano abrogare (è bene che si sappia!) le ha volute e votate il PD. Rientrano tra i pochi dispositivi di legge ad iniziativa PD che hanno funzionato!
Anche in questa circostanza in Italia ha trionfato la Costituzione, perché, proprio contro l’azione proditoria delle minoranze, i costituenti avevano previsto l’adozione di un “quorum”.
Non si cancella una legge sul lavoro – che non sta creando problemi ai lavoratori e alle imprese – in un momento in cui lo sviluppo produttivo e l’occupazione stanno andando bene, anche in controtendenza rispetto agli altri stati europei (basterebbe confrontare i dati italiani con quelli degli altri in Europa).
Il Paese ha ancora bisogno di creare fiducia nell’impresa, per consolidare il cammino già avviato verso la crescita economica.
Invece c’è chi vorrebbe mettere i bastoni tra le ruote!
L’infezione massimalista del “tanto peggio, tanto meglio” non è stata curata, anzi è diventata endemica e lavora a strascico in tacita compiacenza con le orde populiste, il teppismo politico, il terrorismo ideologico e la strumentalizzazione delle crisi belliche in corso.
Se c’era chi si preoccupava del tanto agitarsi della sinistra che riuniva le piazze su altre questioni per strumentalizzarle sul voto referendario, quel qualcuno si sbagliava a preoccuparsi.
Non è stato così!
Neanche i familiari di quei trecentomila (?) in piazza sabato a Roma si sono recati alle urne (neanche tappandosi il naso)!
Eppure c’è ancora chi non si convince che sono … così incredibili.
E’ difficile che capiscano che il quorum non raggiunto è una grande vittoria del buonsenso.
Perché è contro il buonsenso che i referendari si sono schierati.
Una volta tanto la politica in questa vicenda c’entra molto poco: è prevalso appunto il buonsenso.
Tutti coloro che sono stati messi in grado di conoscere e di ragionare non hanno potuto che apprezzare quel pacchetto legislativo del 2014 (Jobs act), su imprese e lavoro, che ha dato fiducia ai piccoli imprenditori, creato posti di lavoro, in gran parte a tempo indeterminato ed a tutele crescenti, favorendo investimenti e crescita economica con cui si è potuto rendere compatibile l’enorme debito pubblico italiano.
Referendum si, Referendum no … è la terra dei falsi!
Parafrasando Elio e le Storie Tese (la Terra dei cachi) … “Puoi dir di sì, puoi dir di no, ma questa è la vita!”

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