
di Paolo Falconio*
REARM EUROPE? Limiti, Difficoltà e Complessità del sistema industriale europeo
Si parla molto del riarmo europeo e la possibilità di fare debito da parte dei Paesi membri dell’ UE, comprando armi. A prescindere da considerazioni di altra natura come l’ assenza di uno Stato Europeo e quindi impossibilità di un esercito europeo, oppure la necessità di una pianificazione strategica prima di comprare qualsiasi arma (tradotto: per fare cosa?) e tralasciando il problema dei problemi costituito dal fattore umano (in quanti vorranno arruolarsi), la faccenda è complessa anche sul piano meramente economico e industriale.
Da una parte le armi, secondo Trump, l’ Europa le dovrebbe comprare dal complesso militare industriale americano, che però significa essere soggetti all’ autorizzazione di Washington anche per gli update di sistema e nazioni come ad esempio la Polonia cominciano ad avere delle perplessità dal dipendere totalmente dalla Superpotenza americana che pare non avere continuità nella politica estera. Dall’ altra l’ Europa che dovrebbe fare sistema sia nel progettare i mezzi (ad es. un carro europeo per tutti) sia avendo un ritorno economico sul sistema industriale europeo di settore. Una visione quest’ ultima condivisibile, ma affatto scontata. Sono solo pochi i Paesi della UE ad avere una vera industria di settore (i principali sono Italia , Francia, Germania e Spagna) ,il resto ne è quasi privo e non si comprende perché debba fare debito a condizioni di mercato sfavorevoli, senza avere ritorni economici.
Più precisamente, in assenza di un piano strategico di industrializzazione capillare, le restanti 23 nazioni appartenenti alla UE compreranno alle migliori condizioni. Considerando il costo delle materie prime e dell’ energia, non saranno certo avvantaggiate le aziende europee. Un esempio è il costo di un carro europeo che si aggira sui 20 milioni, se pensate che uno cinese costa 2.8 milioni, russo intorno ai 7/8 e uno americano intorno ai 9 milioni, comprendete come i valori in campo siano tali da scoraggiare l’acquisto di armi europee in assenza del predetto piano.
Il problema presenta un altro fattore che complica ulteriormente la vicenda. Quasi tutti i mezzi militari europei possiedono al loro interno componentistica made in USA. Questo vuole dire la necessità di essere autorizzati alla vendita a terzi da parte degli USA medesimi.
Per questi motivi l’iniziativa della Commissione europea mi sembra debole e priva dei caratteri strutturali capaci di realizzare davvero un salto di qualità al sistema difesa UE, anche sul mero piano industriale ed economico.
Fermo restando quanto sopra, la difesa UE è una chimera inesistente, perché non esiste una politica estera europea. Esiste la Nato, che magari ha subito un’ evoluzione rispetto a quella della guerra fredda, ma ad es. ha una struttura di comando e di indirizzo politico (gli USA). Che poi la NATO possa subire una riduzione, magari fino ad essere svuotata da Trump è un’ altra faccenda. Comunque seguirà il limes degli interessi americani in Europa, anche geograficamente. Il resto mi paiono voli pindarici utili alla politica , ma non all’ Europa. Una Europa che va intesa nella sola accezione possibile nel campo della difesa, che è quello di aggregazione di singole Nazioni. Nazioni con interessi profondamente diversi e quindi con esigenze militari molto distanti fra loro. Un esempio per tutti è l’ Italia che ha il suo interesse non nell’ est Europa, ma nel Mediterraneo allargato e in questo senso deve investire e sono investimenti completamente differenti da quelli del blocco tedesco-polacco.
* Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





