Home Politica Quando i simboli diventano potere

Quando i simboli diventano potere

0
Quando i simboli diventano potere

È coerente che un riconoscimento per l’inclusione e l’emancipazione femminile venga rappresentato pubblicamente attraverso un simbolo che, in molte parti del mondo, è percepito come l’opposto?

Quando un’istituzione conferisce un premio, sta premiando una persona oppure sta attribuendo anche un significato pubblico ai simboli attraverso i quali quella persona sceglie di rappresentarsi?
È una domanda che va ben oltre il singolo caso. Perché i premi istituzionali non sono mai soltanto riconoscimenti individuali, sono atti pubblici.

Comunicano valori, costruiscono modelli, orientano l’immaginario collettivo. Ogni scelta diventa un messaggio e ogni messaggio contribuisce a definire ciò che una società considera inclusione, libertà, emancipazione o identità.

La riflessione nasce dal conferimento del “British Citizen Award” consegnato a Westminster, nel Regno Unito, a Khadija Patel, fondatrice del Krimmz Girls Youth Club, premiata per il suo impegno a favore dell’inclusione e dell’emancipazione delle giovani donne.

Alla cerimonia, tuttavia, l’attivista si è presentata indossando il niqab, il velo integrale che lascia visibili soltanto gli occhi.

Il punto non è discutere il valore del suo impegno personale, che può essere reale e meritorio, il punto è comprendere quale significato assuma, nello spazio pubblico, l’associazione tra un premio dedicato all’inclusione femminile e un simbolo che, in molte aree del mondo, continua a essere oggetto di profonde controversie.

Per molte donne il niqab rappresenta una scelta religiosa e identitaria; per altre, soprattutto nei Paesi in cui è imposto o fortemente condizionato, rappresenta, invece, un simbolo di limitazione della libertà personale.

È proprio questa pluralità di significati a rendere la questione meritevole di riflessione.

La riflessione si inserisce nel contesto internazionale in quanto nell’aprile 2026 l’Iran è stato nominato, secondo il meccanismo di rotazione dell’ECOSOC delle Nazioni Unite, nel Comitato per il Programma e il Coordinamento riguardanti temi come i diritti delle donne.

Una decisione che ha suscitato un ampio dibattito internazionale e che, al di là delle procedure previste dal sistema delle Nazioni Unite, ripropone un interrogativo sulla coerenza tra il valore simbolico di alcune nomine istituzionali e il messaggio pubblico che esse trasmettono.

Non è un dettaglio marginale ma il segno di una trasformazione più profonda.

La geopolitica non si manifesta soltanto negli stretti marittimi, nei corridoi energetici o nelle grandi rotte commerciali.

Si manifesta anche nei simboli della cultura della società, il potere contemporaneo non si limita più a controllare territori o infrastrutture, cerca sempre più spesso il consenso per orientare il significato delle parole, delle immagini e delle rappresentazioni collettive.

È qui che la riflessione diventa più ampia, un simbolo che viene associato a un valore universale, come l’emancipazione femminile, non cambia soltanto la percezione di quel simbolo. Cambia anche il significato attribuito al valore che quel simbolo è chiamato a rappresentare.

In un’epoca caratterizzata da una comunicazione sempre più sofisticata, il vero terreno di confronto non è soltanto quello delle idee, ma quello dei significati.

Non si tratta di stabilire quale simbolo sia giusto o sbagliato, né di mettere in discussione il percorso personale di chi riceve un riconoscimento.

Si tratta, piuttosto, di interrogarsi sul significato che le istituzioni attribuiscono ai simboli quando li collocano nello spazio pubblico attraverso un premio, una nomina o una rappresentazione ufficiale. Perché ogni scelta istituzionale produce anche un messaggio culturale.

In questo spazio, apparentemente invisibile, oggi si gioca una delle forme più sofisticate della competizione geopolitica quella per l’influenza culturale, per la costruzione dell’immaginario collettivo e per la definizione dei valori che accompagneranno le generazioni future.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui