Partiamo, come sempre dai dati.
Nel consultare il sito https://www.businesspeople.it/business/finanza/classifica-dei-paesi-piu-ricchi-al-mondo del 3 luglio c.a. apprendiamo, come da ricerca del Global Wealth Report 2025 di Boston Consulting Group (Bcg), che fotografa lo stato della ricchezza mondiale e analizza la sua evoluzione fino dal 2024 al 2029 che i 10 principali Paesi più ricchi al mondo sono:
- Stati Uniti
- Cina
- Giappone
- Germania
- Regno Unito
- Canada
- Francia
- Italia
- Australia
- India
Per chi volesse approfondire ulteriormente i valori espressi sia sul PIL pro capite, sulla distribuzione della ricchezza, sulla tipologia di profili individuali e societari, comprese transazioni azionarie e valori immobiliari, basta approfondire gli argomenti tematici riscontrabili su fonti aperte.
Ai fini del presente articolo solo riflessioni e le consuete domande di natura, lo si faccia passare ogni tanto, di natura geo politica.
I Paesi Europei sono solo 4:
Germania nel 4 posto globale
Regno Unito nel 5 posto globale
Francia nel 7 posto globale
Italia nel 8 posto globale
Il vertice è noto con l’apice gli USA e con al seguito Cina e Giappone.
Vediamo ora gli altri Paesi europei.
La Germania si posiziona con versante est Europa con influenza storica sino al Caucaso con limite opposto i Balcani.
Ad Ovest Regno Unito e Francia.
Al sud la nostra Italia.
Sulla posizione strategica nel bacino Mediterraneo del Bel Paese ampie disamine di ogni tipo, ma per lo scrivente basti fermarsi a Tacito e per il resto solo repliche storiografiche.
La posizionr di 27 Paesi della cosiddetta Unione Europea, che celebra il funerale con l’orchestrina che suona “Dazi e Canzonette”, dovrebbe far riflettere sullo scempio compiuto dalle elitè radical chic, sicari intellettuali del pensiero politico ed economico europeo ove mai saranno adeguate e sufficienti ingiurie ed offese di ogni tipo.
Ma dobbiamo continuare a lavorare, vivere, ma soprattutto pensare alle nuove generazioni, unico dovere di chi ha vissuto giorni maggiori di quanti ne rimangono.
La realtà, per quanto ci riguarda, ma è già stato scritto, è la nostra importanza da Gibilterra a Bisanzio, passando da Tripoli di Libia a Beirut, lambendo il Pireo fino a giungere nel Mar Rosso attraverso Suez.
Noi abbiamo la Storia per poter dialogare con tutti. Da Israele all’Islam, coinvolgendo gli altri Stati Europei come Francia, Spagna, i Paesi dell’Adriatico, in quello che diventa un enorme e vitale processo di stabilizzazione economica.
Dove transitano i trasporti mercantili dall’Atlantico all’Indo Pacifico con porti di destinazione primaria nel sud Europa se non nel “Mare Nostrum”?
Abbiamo eccellenti rapporti con il M.E., scenario di costruzione della Via del Cotone.
Abbiamo forza per poter mediare con Israele offrendo garanzia per la sua incolumità e salvaguardando tutta la regione, dalla Turchia allo Yemen.
Nella sintesi, l’Italia non può o potrebbe assumere la direzione politica ed economica del quadrante meridionale europeo, lo “deve”.
Vediamo ora i di russi.
I russi non sono solo in Ucraina. Sono a Tobruck.
I cinesi? Ovunque nei paesi africani del gruppo MENA.
Anche i turchi ci mettono lo zampino e con la ritirata strategica della “Legione Straniera” francese, di europeo in tutte quelle zone non vi è rimasto nulla.
Scriviamo ancora, sempre di Italia.
Il “Piano Mattei” non necessità solo di attività diplomatica, ma vuole anche una forte Marina Militare e servizi segreti esteri molto aggressivi.
L’Italia ha da giocarsi il presente ed il futuro, e mai e poi mai affidare la propria sicurezza alla forza di terzi.
Significa restare schiavi o alla meglio, camerieri.




