di Valter Vecelli
Una sentenza viene da Milano. La Corte d’Appello assolve un ex sindacalista in servizio all’aeroporto di Malpensa, accusato di violenza sessuale nei confronti di una hostess che nel marzo del 2018 si era rivolta a lui per una controversia sindacale. L’uomo in primo grado era stato assolto perché la parola della donna non era sufficiente, secondo i giudici non era stata raggiunta la prova su quanto denunciato dalla hostess. La parola dell’uno contro quella dell’altra: nel dubbio hanno assolto. Sconcerta, tuttavia, che per i giudici i venti secondi di passività trascorsi dal tentativo di violenza dell’uomo alle proteste della donna sarebbero bastati (apro le virgolette) “a non dare prova del dissenso della hostess”. Venti secondi non danno la prova del dissenso, quindici o dieci invece si? Su che base e valutazione si quantificano i secondi? Perche’ diciannove secondi possono essere violenza, venti invece no? Chi e come ha cronometrato i secondi per stabilire se si e’ vittima o se si e’ consenzienti?




