
Prendo il titolo di questa riflessione dall’articolo di ieri di Cosimo Risi ( https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/12691-il-doppio-registro-del-sovranismo.html ), il quale scrive che dopo la sedizione del Gruppo Wagner, fallita in maniera ancora indecifrabile (a mio parere perché finta, ndr ), tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, sapendo che Vladimir Putin sembra saldo al potere.
“Putin – scrive Cosimo Risi – è l’usato sicuro […]. Se questo è il comune convincimento, tanto varrebbe intavolare uno straccio di trattativa con il potere generalmente riconosciuto a Mosca invece di vagheggiare il cambio di regime”.
Esatto. Bisogna convincere Joe Biden, ammesso che capisca.
Condivido le affermazioni di Cosimo Risi, in quanto uno dei primi e fondamentali risultati della sceneggiata di Yevgeny Prigozhin è stato quello di far diventare di colpo Putin da macellaio, criminale di guerra, diavolo da abbattere per salvare il mondo a “usato sicuro”, in quanto affidabile custode di 6 mila testate nucleari dotato di saggezza e di ragione.
Se la sceneggiata è stata concordata, Vladimir Putin e Yevgeny Prigozhin meritano il premio Nobel per la comunicazione.
Guarda caso, proprio ieri, il fondatore della Wagner è tornato a farsi sentire dopo la sua «partenza» per la Bielorussia. Lo ha fatto in un audio diffuso dal canale Telegram Grey Zone (ricollegabile alla Wagner).
Yevgeny Prigozhin ringrazia chi ha sostenuto lui e i suoi combattenti e annuncia «nuove vittorie al fronte». «Oggi più che mai – dice – abbiamo bisogno del vostro sostegno. Voglio che sappiate che la ’Marcia della giustizia’ aveva lo scopo di combattere i traditori e mobilitare la nostra società. E penso che abbiamo ottenuto molto – si sente dire nell’audio da una voce del tutto simile a quella di Prigozhin – e nel prossimo futuro sono sicuro che vedrete le nostre prossime vittorie al fronte. Grazie ragazzi».
In questa guerra di propaganda tutto è possibile, ma le foto satellitari sembrano confermare che in Bielorussia ci sia un grande accampamento in una zona ex militare dove sarebbero già arrivati circa 8 mila mercenari.
In buona sostanza la Wagner si è salvata, non è stata messa sotto controllo dell’esercito, è stata spostata semplicemente in Bielorussia, dove comanda un leader che è agli ordini del Cremlino e Lavrov ha già detto che continuerà a fare quel che ha sempre fatto in Africa, ossia garantire il controllo delle materie prime alla Russia negli Stati dove opera.
Nel frattempo un uccellino fa sapere che negli ultimi sei mesi a Mosca si sono “suicidati” 8 multi miliardari e, come scriveva Silverio Allocca qualche giorno fa sul nostro giornale, altri se la sono data a gambe con i propri aerei nei giorni caldi della sceneggiata della Wagner.
Sembrerebbe (prendiamo sempre tutto con le pinze) che il vero obiettivo siano i multimilionari che non si allineano all’idea che loro possono essere ricchi e possono godere delle loro ricchezze, ma che in Russia comanda lo Stato o, meglio, l’Fsb in compagnia con il Gru, ossia Putin.
Il messaggio è chiaro e vale anche per i multimiliardari occidentali: si può essere straricchi, ma non si può comandare il mondo. Questa è la regola di Mosca.
Si è detto che la Russia è un mondo complesso e che Putin deve fare i conti con varie fazioni in lotta tra di loro. Lo stesso dicasi per gli Usa.
Se poniamo attenzione a quanto avviene in America, con l’Fbi che parteggia apertamente per i Dem, fino al punto, secondo le accuse dei repubblicani, di fabbricare prove false e che ci sono ben 17 centrali di intelligence che non vanno d’accordo tra di loro, abbiamo già un bel quadretto di famiglia.
Inoltre, come è ben visibile a chi voglia vedere (non è il caso della maggioranza dei giornaloni) è in atto negli Usa uno scollamento tra gli Stati e Washington e c’è una evidente differenza di opinioni tra Casa Bianca e Pentagono.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, ammesso che esista ancora, ormai a pensare che sia unita è rimasto solo Mario Draghi, che finge che il caro estinto sia ancora in vita.
Non è da meno la Cina, dove il Partito comunista è diviso in fazioni, che sono anche relative a zone locali di influenza.
In buona sostanza, dire che Putin è debole perché è al comando di un equilibrio di forze è raccontare una interpretazione falsata della realtà russa, che non fa sicuramente bene all’esame di realtà.
Veniamo ora ad un altro aspetto significativo che viene regolarmente sottaciuto o falsificato: l’isolamento della Russia nel consesso internazionale.
In apertura dell’ultimo numero di Domino (6/2023) Dario Fabbri scrive: “La maggioranza dell’umanità è contro di noi. Noi Occidente, schierati in difesa dell’Ucraina, certi d’essere nel giusto. Pure se non lo percepiamo o non vi badiamo. Rimozione utile a schivare lo choc. […] Chiusi nella cameretta, non indaghiamo le ragioni di tale alterità”.
“Nel 2022 e lo scorso marzo – continua Fabbri – si sono astenuti, oppure espressi in favore della Russia, governi che rappresentano più della metà di quasi otto miliardi di essere umani”.
Contro la Russia si sono espresse “cancellerie nel nome di appena un miliardo di persone. Se solitudine fu, avvolse noi”.
Eccoci giunti ad un altro dei nodi fondamentali: l’illusione dell’Occidente di essere vincente in quanto portatore di valori che il resto del mondo deve necessariamente accogliere come universali e positivi. Non è così, come non è così che lo sviluppo vada di pari passo con i valori occidentali. Può esserci sviluppo senza valori occidentali.
L’eccezionalismo americano, con la convinzione che l’America sia la nazione indicata da Dio a portare libertà e democrazia nel mondo, è simile all’idea di sempre delle religioni che vogliono convertire: andò così con Cortés, con Pizarro e con i seguaci di Maometto.
L’eccezionalismo americano è un’ideologia intessuta di presunte investiture divine, esattamente come una religione e, come tale, si scontra con altre ideologie e religioni.
E qui arriviamo ad una questione che sembrerebbe lontana dalle vicende russo-ucraine ed è, al contrario, assai vicina e, probabilmente, anche assai intrecciata: la rivolta degli adolescenti in Francia.
In questi giorni in campo sono stati schierati 45mila agenti, tra gendarmi e poliziotti, sono state arrestate 3.200 persone e sono stati incendiati edifici e automobili.
Secondo il ministro dell’Interno francese, delle circa 3.200 persone fermate un 60% non aveva precedenti e queste persone “non erano note ai servizi di polizia” e “non erano mai state oggetto di un controllo”.
L’età media dei rivoltosi è di “17 anni”, ma ci sono anche minori di “12 o 13 anni” ritenuti collegati a incendi, attacchi contro le forze dell’ordine o le istituzioni.
Darmanin è tornato a insistere sulla “responsabilità dei genitori, delle famiglie”. E se fossero d’accordo? Dormain, genio che ci spiega come fare in Italia, non ha mai pensato che le famiglie siano del tutto consenzienti?
Nelle cinque notti di proteste, secondo il ministero dell’Interno si contano 5.000 auto e veicoli incendiati, circa mille edifici distrutti dalle fiamme o danneggiati, 250 attacchi contro commissariati o posti della Gendarmeria e più di 700 feriti tra le forze dell’ordine.
L’analisi della rivolta, in termini sociologici l’ha fatta egregiamente ieri su questo giornale Andrea Zhok ( https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/12694-contro-le-letture-di-destra-e-di-sinistra-delle-rivolte-in-francia.html ).
“L’errore originario – scrive Andrea Zhok – sta in una specifica ideologia occidentale, strumentalmente alimentata perché economicamente utile: questa ideologia immagina che non esistono davvero differenze culturali, etniche, tradizionali che abbiano un significato autonomo; immagina che tutte si dissolveranno automaticamente nel momento in cui verranno in contatto con la superiore cultura universalistica dell’Occidente. Quest’ideologia compiaciuta e presuntuosa ha promosso, e continua a promuovere, i meccanismi migratori come un bene economico (e nel breve termine lo sono) destinato a produrre una società armoniosa punteggiata di vivacità multiculturale. Questa visione irenica, presuntuosa e ipocrita mette sistematicamente sotto il tappeto un fatto fondamentale, ovvero che proprio nelle nostre società i meccanismi della competizione di mercato generano strutturalmente frammentazione, esclusione e sfruttamento, e che l’immigrazione serve innanzitutto come cuscinetto per mitigare questa dinamica per gli insider”. “Ovviamente – conclude Zhok – si tratta di soluzioni fittizie, momentanee, che non cambiano nulla nella tendenza strutturale del sistema, che procede verso la concentrazione di potere-denaro in poche mani e verso la proletarizzazione di fasce di popolazione sempre più estese. Ma il capitalismo – e le società liberaldemocratiche di cui è il nerbo – vivono nel breve periodo e per il breve periodo. E tutto il resto è noia, finché non ti bruciano la macchina”.
Niente da aggiungere, sotto il profilo dell’analisi sociopolitica, se non sottolineare la concordanza con le analisi di Fabbri su un Occidente allucinato.
Da aggiungere, invece, il fatto che la protesta, dilagata in Francia e in Svizzere e Belgio è stata chiaramente organizzata e, cosa preoccupante, ha visto usare armi che un uccellino dice essere di un lotto che la Accuracy International Usa aveva dato all’Ucraina.
Secondo i soliti uccellini le armi date all’Ucraina seguirebbero la via albanese del mercato nero, per finire in mano alle mafie e, in particolare alla mafia nigeriana, con la possibilità che finiscano poi, come sarebbero finite, in Francia in mano ai rivoltosi.
Gli uccellini sostengono che siamo di fronte ad un tentativo di destabilizzazione dell’Europa che ieri alcuni organi di stampa attribuivano a delle gang, ma che sembrerebbe più dovuto a manine esperte di servizi o di compagnie di ventura al servizio di varie potenze, statuali e no.
Il metodo usato dai giovani rivoltosi in Francia ricorda gli antifa Usa, i black lives matter, la follia dilagante negli Usa, i cui finanziatori sono stati da tempo identificati.
Le manine, pertanto, potrebbero essere varie.
A proposito di bande di mercenari, se la Wagner è diventata nota con la guerra in Ucraina, non mancano esempi preclari in Occidente, come la Blackwater, la compagnia militare privata più importante al mondo.
La compagnia è stata fondata il 26 dicembre 1996 da Erik Prince, un ex marine appartenente a una ricchissima famiglia di cristiani evangelici del Michigan
Blackwater non ha mai nascosto il fatto di essere al servizio del Dipartimento di Stato Usa, a cui fornisce migliaia di operatori militari, soprattutto per operazioni di protezione del corpo diplomatico oltre a supporto tecnico e logistico specializzato.
Si stima che nell’arco di una decina d’anni, Blackwater abbia ottenuto circa 2 miliardi di dollari da parte di Washington per fornire supporto alle proprie truppe in Afghanistan e Iraq, oltre ad aver incassato 600 milioni di dollari dalla Cia.
Con l’avvio degli ambiziosi progetti economici della nuova “Via della Seta” e della “Belt & Road Initiative” (BRI), la Cina ha incoraggiato la costituzione di compagnie di sicurezza private per la messa in sicurezza delle infrastrutture al di fuori dei propri confini e del personale coinvolto nella loro realizzazione. La natura privata di tali compagnie è la logica conseguenza della scelta del governo cinese di proseguire la propria dottrina di “non interferenza” negli affari interni di uno Stato, non schierando le proprie forze armate.
Le compagnie di mercenari sono in gran parte multinazionali che offrono i propri servizi a sempre più Paesi per svolgere dei compiti che evitino la diretta responsabilità dei governi.
La sempre più massiccia presenza di compagnie di mercenari alimenta anche il mercato nero delle armi e i rapporti trasversali, mafie comprese.
Stando ad alcune stime, sembrerebbe che il 40 per cento delle armi leggere date all’Ucraina transiti verso altri lidi, con gravi conseguenze per la sicurezza.
La rivolta francese, così organizzata e dilagante, sembra essere un tentativo di destabilizzazione predisposto da tempo e che aspettava solo l’occasione per scatenarsi. I “dormienti” sono stati attivati.
Quali manine ci siano dietro al divampare della rivolta in Francia è azzardato dirlo, ma sicuramente i rivoltosi, per come si muovono e per il fatto di essere dotati di armi sofisticate, sono organizzati da chi ha esperienza.
Non si fa una strage di auto e di edifici pubblici e privati in cinque notti come quella denunciata dal ministero dell’Interno: 5.000 auto e veicoli incendiati, circa mille edifici distrutti dalle fiamme o danneggiati, 250 attacchi contro commissariati o posti della Gendarmeria e più di 700 feriti tra le forze dell’ordine, se si è un gruppo di arrabbiati.
Questa è guerriglia organizzata per destabilizzare un Paese. E non può essere derubricata a una rivolta di adolescenti.
La questione che si pone è che la guerra in Ucraina sta alimentando una dilagare di tensioni che rappresentano di fatto una guerra molto più ampia, guerreggiata secondo i criteri della guerra senza limiti.
Congelare il conflitto è una necessità vitale per l’Occidente e, in particolare per l’Europa.
Zelenski d’accordo e non d’accordo è ora di chiudere la partita ucraina e la chiave per chiudere l’ha in mano Biden, la qual cosa non è rassicurante.
Putin è diventato una certezza affidabile, per dichiarazione dell’Occidente. Spetta ora agli Usa mettere in campo una certezza affidabile. Sarà possibile con Biden alla Casa Bianca?
Interrogativo non da poco, dato che Biden è “l’usato insicuro”.





