
E’ interessante notare come la maggior parte dei commenti della stampa europea abbiano ridotto il dialogo tra Russia e Usa nel tentativo, ormai consueto, di dimostrare che Trump ha fallito anche questa volta, così come ha fallito nel non distruggere i siti nucleari iraniani, così come fallirà a Gaza e così come fallirà nel contenzioso con la moglie sul colore delle tendine della loro graziosa casetta a Maar a Lago.
Insomma, Trump è un fallito. Punto e a capo. Non importa se ha bloccato una guerra in Medio Oriente. Quello è un particolare insignificante. Non importa se si è portato a casa, giusto per firmarlo nel 4 luglio Independence Day, un provvedimento di legge che manda in soffitta il green, le auto elettriche, il cambio climatico, con evidenti ripercussioni sulle trattative in atto con Bruxelles.
Forse riguardo a Donald Trump conviene prendere in considerazione il consiglio che ci comunica Claudio Pagliara nel suo L’imperatore (Piemme): “«Non prendetemi alla lettera, ma prendetemi sul serio» aveva detto Trump nel suo primo mandato. E oggi quella frase suona più attuale che mai. Dietro ogni provocazione, si nasconde un disegno geopolitico. E ogni mossa sposta l’asse dell’ordine globale, costringendo gli altri attori a reagire. L’America non gioca più in difesa.”
Con Putin le cose non sono andate bene sull’Ucraina?
Siamo sicuri che la narrazione sia quella giusta?
Il presidente degli Stati Uniti ha così descritto il colloquio: “Abbiamo avuto una lunga telefonata, abbiamo parlato di molte cose. Abbiamo parlato dell’Iran, abbiamo parlato dell’Ucraina. Non c’è stato nessun progresso. Non sono contento”.
Dopo aggiunge, riguardo alle armi all’Ucraina: “Stiamo dando armi, stiamo cercando di aiutare. Ma Biden ha svuotato il nostro paese, dobbiamo essere sicuri di averne abbastanza per noi”.
Insomma, non sono contento, ma le armi all’Ucraina sono in relazione con la pochezza degli arsenali Usa a causa di Biden.
Se la dichiarazione la leggiamo con il suo vero significato, Trump, dice sì che avrebbe preferito una soluzione del conflitto in Ucraina, ma che le armi scarseggiano per tutti. Leggi: caro Zelensky, affrettati a chiudere la partita.
Cosa dice Mosca.
Più dettagliato il resoconto del Cremlino sulla telefonata, la quarta in un mese e mezzo tra i due leader e la sesta dall’inizio dell’anno. Putin, che ha abbandonato in tutta fretta un Forum per essere puntuale all’appuntamento telefonico, secondo il Cremlino ha sottolineato la disponibilità di Mosca a proseguire il processo di negoziazione con l’Ucraina anche se la Russia “non rinuncerà ai suoi obiettivi” nell’operazione speciale. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che la Russia sta proseguendo l’operazione militare speciale in Ucraina perché perseguire i suoi obiettivi attraverso mezzi politici e diplomatici al momento è impossibile. Peskov ha poi aggiunto che nella conversazione telefonica tra i presidenti di Russia e Stati Uniti, Putin ha ribadito che Mosca “è interessata a raggiungere gli obiettivi dell’operazione militare speciale in Ucraina preferibilmente con mezzi politico-diplomatici. Tuttavia, mentre questo continua a non essere possibile, continuiamo la nostra operazione militare speciale”.
Russia e Ucraina, nel frattempo, ieri, hanno compiuto un altro scambio di prigionieri come ha riferito il ministero della Difesa russo in una nota.
“Il 4 luglio 2025, in conformità con gli accordi russo-ucraini raggiunti il 2 giugno 2025 a Istanbul, dal territorio controllato dal regime di Kiev è stato rimpatriato un altro gruppo di militari russi. In cambio è stato trasferito un gruppo di prigionieri di guerra delle Forze armate ucraine”, si legge nella nota. Il dicastero ha precisato che attualmente i militari russi si trovano in Bielorussia, dove stanno ricevendo assistenza psicologica e medica.
Non sapremo mai cosa si sono detti davvero i due leader.
La Tass riferisce che le truppe russe hanno conquistato alcune comunità nella regione di Kharkov e nella Repubblica Popolare di Donetsk nella settimana dal 28 giugno al 4 luglio.
Le comunità sono Melovoye nella regione di Kharkov, di Predtechino nella Repubblica Popolare di Donetsk”,
Novoukrainka e Razino nella Repubblica Popolare di Donetsk, di Chervonaya Zirka nella Repubblica Popolare di Donetsk”.
Come si può ben vedere dalla cartina di ISW, l’attuale attività della Russia è tesa a completare la conquista delle zone del Donbass ancora in mano ucraina.

Nella notte tra il 3 e il 4 luglio, Mosca ha lanciato un imponente attacco con 550 tra droni e missili, colpendo diversi obiettivi nel Paese.
Secondo l’Aeronautica militare ucraina, si tratta del “numero più elevato mai registrato in un singolo attacco”. Il portavoce Yuri Ignat ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto 268 droni e due missili, ma i bombardamenti hanno comunque provocato almeno 19 feriti a Kiev, 14 dei quali ricoverati in ospedale. La compagnia ferroviaria statale Ukrzaliznytsia ha riferito danni significativi alle infrastrutture nella parte occidentale della capitale, con deviazioni del traffico ferroviario.
L’idea è che la Russia voglia arrivare al tavolo delle trattative avendo conquistato tutto il Donbass, che rimane a quel punto indiscutibile e avendo anche qualche fetta di territorio in altri oblast da restituire.
l presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto ieri una telefonata definita “molto importante e significativa” con Donald Trump. Lo ha riferito il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Yermak.
Zelensky su X ha scritto: “Una conversazione molto importante e proficua. Abbiamo parlato delle opportunità nella difesa aerea e concordato di lavorare insieme per rafforzare la protezione dei nostri cieli”.
Concordato un incontro tra team.
Il presidente ucraino ha sottolineato che “noi, in Ucraina, siamo grati per tutto il sostegno fornito. Ci aiuta a proteggere le vite, a salvaguardare la nostra libertà e indipendenza”.
Insomma tutto bene madama la marchesa.
Da quanto appare ormai chiaro, la questione ucraina è anche legata ad altre che riguardano gli assetti del Medio Oriente e dell’Africa.
IeriI il presidente Donald Trump ha dichiarato che probabilmente si saprà entro 24 ore se il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato quella che lui stesso ha definito una “proposta definitiva” per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza.
Il presidente ha anche affermato di aver parlato con l’Arabia Saudita della possibilità di ampliare gli Accordi di Abramo, l’accordo sulla normalizzazione dei rapporti che la sua amministrazione ha negoziato tra Israele e alcuni paesi del Golfo durante il suo primo mandato. Trump ha rilasciato le dichiarazioni sugli Accordi di Abramo quando gli è stato chiesto in merito alla notizia riportata dai media statunitensi nella tarda serata di giovedì, secondo cui avrebbe incontrato il ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, alla Casa Bianca. “È una delle cose di cui abbiamo parlato”, ha detto Trump. “Penso che molte persone aderiranno agli accordi di Abramo”, ha aggiunto, citando la prevista espansione dei danni subiti dall’Iran a causa dei recenti attacchi statunitensi e israeliani. Axios ha riferito che, dopo l’incontro con Trump, il funzionario saudita ha parlato al telefono con Abdolrahim Mousavi, capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane. L’incontro tra Trump e il funzionario saudita ha preceduto la visita a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, prevista per la prossima settimana.
Martedì Trump ha dichiarato che Israele ha accettato le condizioni necessarie per finalizzare un cessate il fuoco di 60 giorni con Hamas, durante i quali le parti lavoreranno per porre fine alla guerra.
Ieri gli è stato chiesto se Hamas avesse accettato l’ultimo accordo di cessate il fuoco e lui ha risposto: “Vedremo cosa succederà, lo sapremo nelle prossime 24 ore”.
Una fonte vicina ad Hamas ha dichiarato giovedì che il gruppo islamista ha cercato garanzie che la nuova proposta di cessate il fuoco sostenuta dagli Stati Uniti avrebbe portato alla fine della guerra di Israele a Gaza.
Due funzionari israeliani hanno affermato che i dettagli sono ancora in fase di definizione.
L’ultimo spargimento di sangue nel decennale conflitto israelo-palestinese è stato innescato nell’ottobre 2023, quando Hamas ha attaccato Israele, uccidendo 1.200 persone e prendendo circa 250 ostaggi, secondo i conteggi israeliani.
A tarda ora giunge la notizia che Hamas afferma di aver dato una risposta “positiva” all’ultima proposta di cessate il fuoco a Gaza, ma ha affermato che sono necessari ulteriori colloqui per l’attuazione. Non è chiaro se la dichiarazione di Hamas significhi che abbia accettato la proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di un cessate il fuoco di 60 giorni. Hamas ha cercato garanzie che la tregua iniziale avrebbe portato alla fine totale della guerra, che dura ormai da quasi 21 mesi. In una dichiarazione rilasciata ieri sera, Hamas ha affermato di aver “fornito una risposta positiva ai mediatori”. “Il movimento è pronto con tutta serietà ad avviare immediatamente un ciclo di negoziati sul meccanismo per attuare questo quadro”, ha affermato, senza fornire ulteriori dettagli.
La situazione, come si vede è fluida, ma forse è il caso di cominciare a prendere Trump non alla lettera, ma sul serio.





