
Secondo quanto scrive il Times of Israel, Israele e Siria stanno tenendo “colloqui avanzati” su un accordo bilaterale che ponga fine alle ostilità tra i due Paesi.
Lo ha dichiarato al giornale israeliano ieri un alto funzionario israeliano.
I contatti sono incentrati sul coordinamento delle questioni di sicurezza, ha affermato il funzionario, che non ha voluto fare ipotesi su quando un accordo di pace completo tra i due stati nemici potrebbe trasformarsi in realtà. “Potrebbe evolversi in qualcosa che vada oltre [gli accordi di sicurezza]? – si è chiesto il funzionario – Aspetteremo e vedremo. Per ora, non c’è nulla di concreto”.
“C’è sicuramente l’aspirazione ad ampliare gli Accordi di Abramo, e non è un segreto che vogliamo vedere la Siria in questo. – ha continuato il funzionario – E potrebbe esserci un’opportunità.”
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Da decenni, commente The Times of Israel – gli stati confinanti si trovano su fronti opposti nel conflitto in Medio Oriente, con scontri diretti e spesso aspri dalla guerra d’indipendenza del 1948 alla prima guerra del Libano del 1982.
Tuttavia, Bashar al-Assad, il dittatore siriano sostenuto dall’Iran, è fuggito dal Paese a dicembre e i nuovi governanti islamisti di Damasco sono ansiosi di presentare un volto moderato all’Occidente.
Ad aprile, i funzionari siriani hanno lanciato dei sondaggi in Israele attraverso diversi paesi europei, tra cui la Svizzera, ha dichiarato un diplomatico europeo al Times of Israel e ora gli Stati Uniti hanno assunto la guida della mediazione.
Poche ore fa, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha dichiarato l’interesse di Israele “ad ampliare il cerchio di pace e normalizzazione degli Accordi di Abramo”, con Libano e Siria. In un eventuale accordo di pace con la Siria, ha spiegato il ministro, “le alture del Golan rimarranno parte dello Stato di Israele”, poiché Israele le ha annesse “più di 40 anni fa”.
Nello stesso colloquio, Sa’ar ha dichiarato poi di essere “seriamente intenzionato a raggiungere un accordo sugli ostaggi e un cessate il fuoco a Gaza” e ha invitato l’Europa a sostenere la proposta di una tregua dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, al fine di “frantumare le illusioni” del gruppo islamista palestinese Hamas. Tuttavia, secondo il ministro israeliano, ci sono “notevoli divari tra le condizioni delle due parti”. “Hamas si appropria degli aiuti” e questo “fa sì che la guerra continui all’infinito”, ha dichiarato il ministro, elogiando inoltre il lavoro della Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Stati Uniti e Israele, per l’aiuto diretto fornito ai civili di Gaza.
Il presidente Donald Trump firmerà nelle prossime ore un ordine esecutivo per revocare le sanzioni contro la Siria. Lo ha annunciato oggi la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, nel corso di una conferenza stampa. Secondo Leavitt, il provvedimento rimuoverà le sanzioni imposte alla Siria, pur mantenendo in vigore quelle contro l’ex presidente siriano Bashar al Assad, i suoi collaboratori e altri soggetti collegati al precedente regime. “Si tratta, ancora una volta, di una decisione che il presidente aveva promesso e con cui ha scioccato il mondo in occasione della sua visita in Arabia Saudita”, ha dichiarato la portavoce, facendo riferimento all’incontro dello scorso mese tra Trump e il nuovo presidente siriano, l’ex jihadista Ahmed al Sharaa.





