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PROPAGANDA ELETTORALE SULLA PELLE DEGLI UCRAINI

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Le dichiarazioni di ieri relative alla guerra in Ucraina ormai sono palesemente pura e semplice propaganda. L’unico problema è che alcuni media le prendono sul serio e le utilizzano per alimentare propaganda. Il circo mediatico è all’opera.

Uno degli inutili e ridicoli aspetti propagandistici è quello dell’analista di Meduza – sito indipendente con sede in Lettonia – e collaboratore di Carnegie Politika, Alexander Dunaev, secondo il quale sono “fondati” gli appelli lanciati all’Occidente in questi giorni da diversi esponenti dell’opposizione russa a “non riconoscere” come legittimo il risultato scontato delle elezioni presidenziali “farsa” che si terranno da oggi a domenica in Russia, in quanto, essendo l’opposizione orfana di Alexei Navalny, “può fare poco perché non può né impedire il voto né mobilitare le persone per protestare in maniera attiva perché qualsiasi manifestazione sarebbe soppressa dalle autorità”.

Anche se l’Occidente delegittimasse lo zar, la realtà è che se Putin mantiene la sua carica è con lui che l’Occidente dovrà trattare per chiudere una partita che ormai è ampiamente segnata.

Secondo l’analista, non riconoscere la legittimità di Putin “sarebbe una buona cosa”, anche se “le conseguenze pratiche” di una mossa simile – che avrebbe un minimo di senso solo se fosse coordinata – potrebbero essere poco rilevanti.

Ecco, bravo, propaganda.

D’altronde, prosegue, Dunaev ,”non riconoscere Putin è a costo zero, tanto i contatti sono al minimo”, mentre l’Occidente potrebbe fare di più su altri due fronti. A partire dalle sanzioni, dato che “continua in modo indiretto a comprare idrocarburi russi, che sono la principale fonte di finanziamento del regime”, e dagli aiuti all’Ucraina, evitando “balletti stucchevoli” sull’assistenza militare a Kiev.

Non riconoscere non è a costo zero; è semplicemente follia politica. La propaganda a volte fa male alle meningi.

Preso dalle sue interne vicende elettorali e, conseguentemente sensibile alla propaganda,

il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ribadito l’assoluto sostegno all’Ucraina durante l’incontro alla Casa Bianca con il presidente e il premier della Polonia, Andrzej Duda e Donald Tusk. “Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi perché la Russia non si fermerà all’Ucraina”, ha detto Biden aggiungendo: “Putin continuerà ad andare avanti, mettendo a rischio l’Europa, gli Stati Uniti e il mondo intero”.

Già che c’era poteva anche aggiungere la galassia, tanto sparare a vanvera è ormai il costume del premier americano che, gentilmente, ha dato del figlio di puttana a Putin.

Cosa ne penseranno i suoi che mantengono sotto traccia i colloqui con il Cremlino?

Il polacco Duda, già che c’era, ha rilanciato, chiedendo a Biden, aumentare spesa per Difesa da 2 a 3% pil. L’idea dei polacchi è ora quella di essere la parte militare di punta della Nato e così Duda gioca al rialzo: “Credo sia necessario che tutti i Paesi della NATO aumentino la spesa per la difesa dal 2 al 3 per cento del PIL. Il 2% era buono 10 anni fa. Ora il 3% è necessario in risposta alla guerra su larga scala lanciata dalla Russia proprio oltre il confine orientale della NATO”. Il premier Donald Tusk gli ha fatto eco: “Quando noi polacchi abbiamo iniziato il nostro cammino verso l’Occidente, Papa Giovanni Paolo II disse: ‘Non ci può essere un’Europa giusta senza una Polonia indipendente’. E oggi direi che non ci puo’ essere un’Europa sicura senza una Polonia forte. E, naturalmente, non ci può essere un’Europa giusta senza un’Ucraina libera e indipendente. E speriamo che nessuno dei nostri partner della NATO metta a repentaglio l’obbligo più importante di tutti, ossia l’articolo 5 del Trattato”.

Sperare è lecito.  

E ora arriviamo alla propaganda russa, questa volta messa in campo dal solito Dmitry Medvedev, quello che in aprile dello scorso anno ha minacciato sia Londra con una boutade degna di un comico da avanspettacolo: “La Gran Bretagna era, è e sarà il nostro eterno nemico. In ogni caso fino a quando la loro isola sfacciata e disgustosamente umida non sprofonderà nell’abisso del mare per l’onda creata dall’ultimo sistema di armi russo”.

Vuoi vedere che la Russia ha tra le sue armi terremoti e tsunami? O forse Medvedev pensava ad un siluro sotto la chiglia dell’isola. Vai a capire.

Oggi il comico del Cremlino propone un contro piano di pace che definisce “soft” per l’Ucraina, liquidando allo stesso tempo la proposta di Volodymir Zelensky come “stupida”.

Il conflitto, denuncia Medvedev, numero due del Consiglio di sicurezza nazionale, può essere terminato solo sulla base di realtà riconosciute. Vale a dire, “la resa completa e senza condizione di quella che chiama ex ‘Ucraina’”, il riconoscimento, da parte di un Parlamento provvisorio dell’ex Ucraina, che il suo intero territorio è territorio della Russia, e il riconoscimento, da parte dell’Onu, che l’Ucraina ha perso la sua base giuridica internazionale.

L’ex Presidente russo propone la costituzione di organismi locali che valuteranno il versamento di tutti i compensi dovuti alla Russia e il riconoscimento che l’intero territorio dell’Ucraina è un territorio della Federazione russa. Infine, dovrà esserci l’adozione di un atto legale sulla riunificazione dei territori dell’Ucraina alla Russia, un atto riconosciuto dall’Onu.

Non si sa bene se ridere, piangere o mandarlo a scopare il mare. Ormai le buffonate non fanno più presa e tali rimangono. Il dramma è che qualcuno le prende sul serio.

Non a caso, mentre Medvedev, spara buffonate, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, parlando delle dichiarazioni mercoledi del presidente russo Vladimir Putin sul nucleare, ha osservato che in Occidente quelle parole sono state “distorte” ed è stata “deliberatamente omessa” la parte in cui lui ha detto che non gli è mai venuto in mente di voler usare armi nucleari tattiche in Ucraina. Nel consueto briefing con la stampa, Peskov ha sostenuto che le parole di Putin sono state “prese completamente fuori contesto. Non c’è mai stata la minaccia di usare armi nucleari da parte di Putin”. E poi ha spiegato: “Putin ha innanzitutto risposto alle domande del giornalista” e “il presidente ha anche parlato delle ragioni che potrebbero rendere inevitabile l’uso delle armi nucleari”: sono le clausole contenute nei “nostri documenti pertinenti, ben note in tutto il mondo”. Secondo Peskov, riferisce l’agenzia russa Ria Novosti, c’è stata una “deliberata distorsione del contesto” ma c’è anche “una riluttanza ad ascoltare il presidente Putin. Ancora una volta, non è una novità: avviene da molto tempo e soprattutto negli ultimi due anni”.

Il circo mediatico non si ferma.

Nel frattempo ISW (Istituto per lo Studio della Guerra) sostiene che in Ucraina c’è rischio di sfondamento delle truppe russe.

La carenza di munizioni e attrezzature militari causata dai ritardi negli aiuti statunitensi potrebbe provocare uno sfondamento delle truppe russe in un’improvvisa offensiva.

Gli esperti dell’istituto hanno avvertito che le forze russe potrebbero approfittare di questa situazione per compiere un’avanzata improvvisa e inaspettata. Una svolta potrebbe avvenire se la fornitura di armi all’esercito ucraino continuasse a diminuire. Isw osserva inoltre che il fatto che la Russia mantenga l’iniziativa lungo l’intera linea di contatto aumenta i rischi di tale sviluppo, consentendo ai comandanti militari russi di aumentare o diminuire l’intensità delle operazioni su qualsiasi parte della linea del fronte a loro discrezione.

L’analisi è rivolta al Congresso.

Chi non fa propaganda, ma affari è la tedesca Rheinmetall, che ha chiuso il 2023 con 7,17 miliardi di ricavi (+12%) e un utile operativo di 918 milioni, il più alto di sempre (+19,8%). Nel corso dell’anno – si legge nella nota – il gruppo ha acquisto numerosi ordini di grandi dimensioni da parte delle forze armate tedesche e dalle forze armate di altri paesi nel settore delle munizioni, dei veicoli da combattimento e della difesa aerea. Il gruppo è diventato anche un partner importante per l’Ucraina contribuendo con ampie consegne dall’intero portafoglio di prodotti. “E’ iniziato un nuovo decennio di politica di sicurezza” ha detto il ceo Armin Papperger.
Spinto dal raddoppio delle commesse della divisione armi e munizioni (a 8,2 mld) e dal quadruplicarsi degli ordini nella divisione veicoli (7,1 mld), il portafoglio ordini è cresciuto del 44% a 38,3 miliardi di euro.

Non fa propaganda il capo dell’esercito ucraino Oleksandr Syrsky, il quale ha affermato che la situazione sul campo di battaglia è “difficile” e che le forze russe potrebbero essere pronte a colpire in profondità le linee ucraine nella regione orientale di Donetsk.

Lo riferisce il Kyiv Post precisando che Syrsky ha detto di aver visitato due brigate “dove la situazione sta gradualmente diventando più complicata e c’è la minaccia che unità nemiche avanzino in profondità nelle nostre formazioni di battaglia”. “In generale, la situazione operativa sul fronte orientale rimane difficile. Il nemico continua a condurre azioni offensive” in diverse zone della regione di Donetsk, ha detto Syrsky in un post su Telegram. “Allo stesso tempo, probabilmente a causa dell’elevato livello delle perdite, l’attività del nemico in altre zone del fronte è diminuita significativamente”, ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli. 

Non certamente propagandistiche sono le notizie che arrivano dalla Norvegia, che ha investito 90,2 miliardi di corone norvegesi (poco più di 7,86 miliardi di euro) per acquistare i cacciabombardieri di ultima generazione F-35, ma non riesce a sfruttarli appieno a causa della carenza di personale tecnico specializzato.

Lo ha detto il colonnello dell’Aeronautica norvegese, Martin Tesli, in un’intervista all’emittente pubblica Nrk. “È chiaro già da tempo che abbiamo una carenza di personale”, ha affermato Tesli, aggiungendo che servirebbero circa un centinaio di tecnici per far volare gli F-35 nella base di vicino a Trondheim e potrebbero occorrere diversi anni per raggiungere il numero necessario di personale specializzato.

“Non stiamo volando quanto dovremmo”, ha sottolineato. “Dovremmo aumentare il numero dei voli e in futuro avremo più aeromobili, ma quando arriveranno, avremo bisogno anche di più tecnici. Tuttavia, ci vorranno diversi anni per addestrarli”.

In caso di un’emergenza, i tecnici potrebbero essere trasferiti da un’altra base o dagli Stati Uniti, ma questa non è una soluzione di lungo termine. Il partito conservatore all’opposizione, H›gre, chiede al governo di intervenire per risolvere la situazione. “Un adeguato organico di personale è fondamentale per rafforzare la nostra difesa”, ha detto Hårek Elvenes, portavoce per le politiche della difesa di H›gre, parlando alla Nrk. 

Sul fronte delle dichiarazioni si è distinto anche il ministro degli Esteri lettone, Krisjanis Karins, nel corso del bilaterale, tenutosi ieri a Londra, con il suo omologo britannico, David Cameron: “Il nostro sostegno all’Ucraina deve essere stabile, affidabile e resiliente fino a quando il Paese non vincerà la guerra contro la Russia”.

Per raggiungere tale obiettivo, i due ministri si sono detti convinti della necessità di implementare la cooperazione bilaterale tra Lettonia e Regno unito nel settore dell’industria della difesa e di allargare la coalizione internazionale per la produzione e la fornitura di droni all’Ucraina di cui il Paese baltico è capofila.

Sic transit gloria mundi.

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  • Redazione

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