
Nel Grande Oriente d’Italia è scoppiata la guerra del talloncino. La questione è addirittura sulla stampa e sui social, a cominciare da Libero Muratore Channel di Telegram, che ha sostituito il Cavaliere Nero, che ora è silente.
Come riportava ampiamente ieri Il Fatto Quotidiano, dopo che era stata data la vittoria all’imprenditore ravennate Leo Taroni, con un differenziale di 15 voti su Antonio Seminario, la commissione nazionale di verifica dei voti ha annullato 139 voti dati a Taroni, decretando la vittoria di Antonio Seminario. L’annullamento è dovuto al talloncino antifrode che non è stato staccato.
Taroni ha già annunciato ricorso sia alla giustizia interna, sia a quella amministrativa, ma intanto i suoi sostenitori hanno lanciato un’operazione di boicottaggio, battezzata “Boicottiamo Tonino Talloncino“.
L’idea che gira sui social e sulla stampa è quella di fare in modo che alla prossima Grande Assemblea di Rimini, in programma tra il 5 e il 7 di aprile, 432 Maestri Venerabili (degli 862 totali) in rappresentanza delle loro logge non si presentino, facendo mancare il quorum per l’installazione del nuovo Gran Maestro.
Cosa accadrà è difficile dirlo. Rimane il fatto increscioso che la guerra del talloncino alimenta la macchina del fango sulla Massoneria, si svolge su un terreno assolutamente profano, che trasforma un’eteria iniziatica in un club service, e impedisce una seria riflessione su temi odierni di grande rilevanza che riguardano il destino dell’umanità, al bene e al progresso della quale la Massoneria afferma di lavorare.
Non è improbabile che l’acuirsi delle tensioni, già evidenti nella minaccia di ricorsi alla magistratura ordinaria e nel dileggio degli slogan, possa portare ad una nuova scissione.
I tempi per una ricomposizione sono stretti.
La storia della Massoneria italiana, sin dalle sue origini, non è stata una passeggiata in mezzo ai fiori e il Grande Oriente d’Italia, prima di assestarsi dopo l’unificazione del Paese ha dovuto scontare parecchi anni di turbolenze.
Nel 1908 è avvenuta la prima grande scissione, dalla quale sono derivate tutte le Obbedienze che si riferiscono alla cosiddetta linea di Piazza del Gesù.
L’occasione per la scissione fu la proposta di legge presentata da Leonida Bissolati per l’abolizione dell’istruzione religiosa nelle scuole elementari.
L’iniziativa di Bissolati non ebbe successo e fu respinta alla Camera il 27 febbraio del 1908, ma il dibattito, in Parlamento e nel Paese, aveva aperto più di una falla nel fronte anticlericale, rivelando la nuova attenzione che da più parti veniva riservata all’entrata sulla scena della politica e delle amministrazioni locali delle masse cattoliche, che qualcuno pensava di poter utilizzare per frenare l’avanzata dei partiti della sinistra dello schieramento e in particolare di quello socialista.
L’impegno del Grande Oriente a sostegno dell’ipotesi Bissolati creò il fatto scatenante della scissione, ma non è da considerare secondario, come motivo del divorzio di una parte dei “fratelli” dal Grande Oriente, anche il fallimento del tentativo di fondere il Rito scozzese antico e accettato con il Rito simbolico. Nel 1907, infatti, per 4 mesi, il Supremo consiglio della Massoneria discusse su tale argomento, acquisendo l’assenso del Rito simbolico, ma non quello del Rito scozzese. Il Sovrano Gran Commendatore Ballori, a seguito del diniego all’unificazione, più per ragioni di forma che di sostanza, com’egli stesso ebbe a dire, si dimise e a reggere le sorti del Rito toccò a Saverio Fera, suo Luogotenente. Allorquando il Grande Oriente fu investito della questione Bissolati e, in particolare, della richiesta di prendere provvedimenti nei confronti dei Fratelli che avevano trasgredito la linea di palazzo Giustiniani, votando in Parlamento contro la mozione, la Famiglia si spaccò.
La discussione vide i “Fratelli” del 33° grado, capeggiati dal pastore protestante Saverio Fera (Luogotenente Sovrano Gran Commendatore), contrari alla mozione proposta dalla maggioranza guidata da Ballori, all’epoca Sovrano Gran Commendatore dimissionario a causa, come s’è detto, delle difformità di opinioni sulla questione dei riti. Il 26 giugno del 1908 Saverio Fera, di fronte alla messa in stato d’accusa di quei massoni che avevano votato contro la mozione di Bissolati, seguito da 21 Fratelli del 33° grado del Rito scozzese e da 2 delle 66 Camere Superiori diede vita alla Gran Loggia d’Italia, in via Ulpiana.
Si ebbero così due Supremi Consigli di RSAA, con sede a Roma: uno del Grande Oriente d’Italia, che riconosceva la Serenissima Gran Loggia del Rito simbolico italiano, presieduta da Adolfo Engel di Treviglio (Bergamo) e uno della Gran Loggia d’Italia, detta Massoneria di piazza del Gesù dal nome della seconda sede dopo il trasferimento da via Ulpiana.
Questa in estrema sintesi la prima grande scissione.
La seconda risale al 16 aprile del 1993, quando il Gran Maestro del G.O.I. Giuliano Di Bernardo lasciò il Grande Oriente d’Italia e fondò la Gran Loggia Regolare d’Italia, alla quale aderì, nel luglio, anche la Gran Loggia Generale d’Italia di Fausto Bruni.
Il 9 giugno la Gran Loggia Unita d’Inghilterra decise di sospendere il suo riconoscimento al Grande Oriente d’Italia.
L’Inghilterra aveva mandato nella Penisola un ispettore, per capire cosa ci fosse di vero nelle accuse rivolte al mondo massonico da Giuliano Di Bernardo, concludendo l’ispezione con la sospensione del riconoscimento dato nel 1972. Cosa imputavano Di Bernardo e gli inglesi al Grande Oriente? Il nocciolo duro dei capi d’accusa era rituale. Alcune logge del Grande Oriente, secondo gli inglesi e Di Bernardo, lavoravano senza aprire il «Volume della legge sacra», ovvero la Bibbia, aperta al Vangelo di San Giovanni. In altre si rendeva omaggio a «Baphomet»: un’accusa, questa, che riecheggia quella rivolta ai Templari da Clemente V nel 1300. Non solo: ai lavori rituali partecipavano le donne e venivano iniziati profani che non credevano nell’«Essere supremo», atei, animisti, e via elencando. C’è poi l’accusa più grave e ricorrente: avere rapporti con il Grand Orient de France, deista e non riconosciuto dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Il Grande Oriente sarebbe stato inoltre subordinato al Rito scozzese, di influenza americana, che si sarebbe opposto al riconoscimento «di diritto» del Rito dell’Arco Reale, di diretta derivazione inglese.
Le questioni aperte erano anche altre e chi volesse approfondire può consultare il mio: “Processo ai Massoni – L’impegno di Giulio Mazzon negli anni della diaspora del Grande Oriente d’Italia”.
Nei due casi descritti le questioni che hanno portato alle due importanti scissioni del Grande Oriente d’Italia erano di carattere rituale.
Nulla a che vedere con l’attuale guerra del talloncino. Una guerra davvero incomprensibile e che rischia di mettere in seria crisi la maggiore e più antica istituzione massonica italiana.





