
L’osservazione di Marforius (su questo stesso numero del giornale), riguardante la proposta di legge dei Verdi italiani di introdurre il reato di “negazionismo climatico”, oltre a suscitare immediata ilarità, non foss’altro perché i cespugli della sinistra contano come il due di coppe quando si gioca a spade (briscola), induce a riflettere su come un certo mondo non smetta di usare la logica della propaganda e della censura al fine di affermare la propria ideologia che, nella fattispecie, è diventata una sorta di religione per i creduloni e di alimento del business per chi ne officia le liturgie.
“Torquemada e il cardinale Bellarmino – commenta Marforius – sono vivi e vegeti”.
Il problema, tuttavia, è che sia Torquemada, sia il cardinale Bellarmino, sono stati gli esecutori di un sistema che non ammetteva altra verità che la propria, sovrapponendo l’auctoritas della Chiesa alla scienza, il dogma alla ricerca, la violenza alla libertà di pensiero, la brutalità inquisitoria al diritto e alla vita.
Galileo e Giordano Bruno sono stati le vittime celebri, ma altre innumerevoli vittime, meno celebri, sono passate sui roghi e nelle stanze di tortura della Santa Inquisizione.
Ora metodi e teorie (Malleus Maleficarum) della Santa Inquisizione sono stati acquisiti dal Sacro Collegio della “Universale Chiesa Climatica”.
La “Chiesa Universale Climatica” è una della tante sette emergenti, tra le quali annoveriamo la “Chiesa Gender Fluid”, la “Chiesa Universale Woke”, la “Chiesa Black Lives Matter”, la “Chiesa Sanitaria Universale”.
Tutte insieme, queste novelle sette, hanno un denominatore comune: l’intolleranza e la logica censoria e inquisitoria e un solo archetipo fondante: l’interesse della finanza e delle multinazionali, unite alla paranoia di miliardari sedicenti filantropi, i quali hanno qualche problema psicologico da risolvere, in rapporto alle loro frequentazioni passate (anche con i nazisti) e recenti (con i viziosi alla Epstein).
Molte persone appartenenti alle novelle sette si propongono come opinion maker, persone che indirizzano, “politici” o, meglio ancora, “influencer”.
“Tuttavia – scrive Edward Louis Bernays – sappiamo che molte di esse sono a loro volte sotto l’influenza di individui, spesso noti solo a una cerchia molto ristretta”. [1]
“Il potere degli uomini ombra – aggiunge Bernays – è talora manifesto”.
La questione è capire chi siano gli uomini ombra, il cui potere, ultimamente, è divenuto manifesto, in quanto è manifestamente perdente, come è evidenziato dalla fuga dalla nave europea che affonda di Frans Timmermans, il socialista olandese (terra di paradisi fiscali), il quale del clima e della politica green è il massimo assertore.
Ora, per capire chi siano gli uomini ombra e cosa faccia scatenare operazioni come quella della proposta di legge per rendere reato il negazionismo climatico, è necessario approfondire non solo la questione della censura, ossia della santa inquisizione, ma anche quella della propaganda, in quanto la “propaganda – scrive sempre Bernays – è l’organo esecutivo del governo invisibile”.
In questi anni abbiamo assistito e stiamo assistendo a un’espansione massiccia dell’apparato propagandistico teso a stabilire il dominio del pensiero unico politicamente corretto, del quale la religione climatica è uno degli elementi portanti. In una fase di effettiva difficoltà del dogma climatico (rivolta sulle case green, mercato auto elettriche ridotto ai minimi termini per rifiuto degli acquirenti, ecc. ), la propaganda, ossessiva, anche ridicola, sul pianeta in ginocchio per le temperature mai viste nei millenni, sta superando la soglia della credibilità e, pertanto, necessita della censura inquisitoria: guai a chi mette in discussione l’auctoritas della Chiesa Universale Climatica”, anche se i dati scientifici la sbugiardano ogni giorno e la affossano nel ridicolo.
Il tema, comunque, è più vasto e importante delle cialtronaggini a cui ci sottopongono i sacerdoti della nuova religione climatica.
Il tema è: “Chi è il governo invisibile” che manipola?
A quale fine manipola?
Uno dei tanti fini, se non il primo, me lo suggerisce un’immagine offertami dall’amico Pietro Imberti, che scrive su questo giornale: quella del gatto che fa la cacca e la nasconde in una buca sotto la terra.
Cosa significa la regola della cacca del gatto?
Semplice, significa che mentre guardi in alto, inseguendo la CO2, qualcuno (multinazionali, finanza, fondi, miliardari, oligarchi, sedicenti filantropi) guarda verso il basso e scopre le miniere delle materie prime, che sono il vero problema dello scontro geopolitico in atto.
Propaganda e censura sono, così, le due facce della stessa medaglia. La propaganda veicola la nuova religione della Chiesa Universale Climatica e la censura attacca i negazionisti, nuovi Bogomili, nuovi Catari e, soprattutto, nuovi ricercatori della verità che non accettano le stupidaggini propinate dai sacerdoti del clima.
Dietro le quinte si agita il dominio delle materie prime e la libertà di inquinare (la cacca del gatto), perché mentre guardi il cielo, anche pensando che potresti persino in un delirio di onnipotenza “spegnere il sole”, sulla terra, quella reale, si combatte (anche in Ucraina) per accaparrarsi le miniere e per far dimenticare le discariche.
Chi siano gli uomini ombra è facile da capire, in quanto è sufficiente inseguire le vie del business che si traveste con abiti green per climatizzare una lotta di potere che riguarda, questa sì, l’intero pianeta, alla faccia dei gonzi che credono nel pericolo dell’anidride carbonica.
[1] Edward Louis Bernays, Propaganda, Fausto Lupetti Editore





