
Qualsiasi cosa faccia Donald Trump per chiudere le guerre si trova ad attenderlo sul muretto i bravi dei neocon Usa, i don Rodrigo del ‘900. I bravi sono i socialisti europei, che hanno tradito classe operaia e ceto medio, socialdemocrazia partecipativa (Bad Godesberg e Mitbestimmung) , la loro storia e le loro radici.

Il Don Rodrigo neocon ha fatto male i conti e Donald Trump non è Don Abbondio e non soggiace alla minaccia: “Questo matrimonio non s’ha da fare”.
Il matrimonio è tra Usa e Russia.
Per ora tra Usa e Russia siamo ai preliminari di un fidanzamento, ma siamo anni luce lontani dalle logiche neocon in base alle quali la Russia è il nemico storico e sistemico, da eliminare o ridurre ai minimi termini.
l Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, come riferisce l’agenzia Tass, ha sottolineato venerdì che Mosca rimane cauta nei rapporti con Washington, rifiutandosi di lasciarsi andare a illusioni, ma ha anche evidenziato un notevole “cambiamento significativo” nell’approccio dell’attuale amministrazione statunitense rispetto a quella precedente.
“Siamo persone naturalmente sobrie in senso politico – ha affermato Lavrov -. È fondamentale non lasciarsi ingannare dalle illusioni, rimanere realisti e consapevoli che ci sono stati numerosi casi in cui gli Stati Uniti hanno drasticamente cambiato posizione. Così è la vita. Non si può sfuggire a questa realtà. Questo fattore – ha aggiunto Lavrov – deve essere preso in considerazione. Lo consideriamo certamente attentamente nella pianificazione delle nostre azioni”.
Lavrov ha definito l’attuale stato delle relazioni tra Mosca e Washington come un “ritorno alla normalità”.
“Quando io e il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov abbiamo incontrato il Segretario di Stato americano Marco Rubio e poi il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz a Riad, su suggerimento degli americani, entrambe le parti hanno chiaramente concordato che la politica estera dei Paesi normali dovesse essere radicata negli interessi nazionali”, ha ricordato Lavrov. “Questo riflette le posizioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del Presidente russo Vladimir Putin”. Ha poi chiarito: “Non si tratta di considerazioni ideologiche o di tentativi di espandere la propria influenza in modo indiscriminato”.
Lavrov ha citato Rubio, il quale ha assicurato che gli Stati Uniti rispettano il fatto che ogni Paese abbia i propri interessi nazionali, soprattutto tra le grandi potenze. Da questo approccio emergono due conclusioni chiave: in primo luogo, che gli interessi nazionali condivisi dovrebbero essere sfruttati per perseguire progetti congiunti; in secondo luogo, quando gli interessi si scontrano, è responsabilità delle potenze coinvolte impedire che il conflitto degeneri in uno scontro o in un’ostilità aperta.
“Questo è stato il tema centrale delle nostre discussioni a Riad. Osservando gli sviluppi attuali, credo che l’amministrazione Trump stia agendo in linea con questo approccio”, ha detto Lavrov. “Ci siamo sempre comportati così: non abbiamo mai dato lezioni a nessuno”. Lavrov ha anche osservato che “ciò rappresenta un cambiamento significativo nella politica di Washington rispetto a quella delle amministrazioni democratiche”.
Le affermazioni di Lavrov fanno capire che, ben oltre la questione dell’Ucraina, Russia e Stati Uniti sono sulla via di un’intesa globale che ristabilisce il “ritorno alla normalità” delle relazioni. La Russia non è più un nemico e, anzi, potrebbe essere un partner per azioni congiunte.
In questo quadro alcuni Paesi europei e la stessa Unione Europea si mettono continuamente di traverso ad ogni possibile soluzione di pace in Ucraina, ma non hanno la forza di mettersi di traverso ad una nuova linea di relazioni tra Usa e Russia.
E, così, si accontentano di fare i bravi, i mercenari dei neocon Usa, i quali, avendo perso in patria, usano gli europei per contrastare la politica di Trump.
In questo scenario, i socialisti europei sono come la gramigna che, se non la sradichi, manda in malora il raccolto. Ovviamente l’estirpatore deve essere quello delle elezioni e dell’isolamento politico. Non altro. La dittatura la lasciamo a loro.
L’Unione Europea, con la guida dei socialisti e con i generali Macron e Sanchez, in combutta con il fabiano laburista inglese Starmer, stanno facendo la guerra, su commissione dei Dem USA, all’amministrazione Trump. La conseguenza è che si beccano in faccia i dazi al 50 per cento. Li meriterebbero al 100%, accompagnati da un accordo bilaterale USA-Russia che li mandi nella Gehenna dei guerrafondai.
Da guerrafondai quali sono i socialisti fabiani europei stanno elaborando l’idea di rubarci il portafoglio: 33 mila miliardi di risparmi per finanziare il riarmo.
Dopo aver tradito i lavoratori, oggi i socialisti europei tradiscono anche i risparmiatori.
I socialisti europei, come i bravi di Don Rodrigo, sono servi e correi della tracotanza neocon e di una finanza tecnocratica che ci vuole servi della gleba.
I socialisti europei hanno tradito la logica di Bad Godesberg, la socialdemocrazia partecipativa, la logica formale, il buon senso e anche il cervello e hanno ridotto l’Unione Europea ad una dittatura.
È ora che Trump faccia accordi diretti con la Russia per lo sfruttamento delle risorse energetiche e delle materie prime e mandi a gambe all’aria questi barboni senza cervello. A quel punto, forse, gli Stati e i cittadini europei cominceranno a chiedersi che senso abbia continuare a stare in una gabbia di matti che sono animati da ideologie distruttive.
“La minaccia per l’Europa – come ha detto J.D.Vance – è l’arretramento dai valori fondamentali. […]. La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stai Uniti d’America”.
“Per anni – ha aggiunto Vance – ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è costruito come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo tribunali europei che annullano elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato. E dico noi stessi perché credo fondamentalmente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli”.
“Come si è visto – ha detto Vance riferendosi alle dittature del passato -, non si può imporre l’innovazione o la creatività, così come non si può imporre alle persone cosa pensare, cosa sentire o cosa credere. E noi crediamo che queste cose siano certamente collegate. E purtroppo, quando guardo all’Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda”.
Il socialista Timmermans ha imposto il Green Deal e tutta la fuffa sul cambiamento climatico, con un aggregato di propaganda che dava del negazionista a chiunque ponesse dubbi o problemi. Sulla guerra in Ucraina chiunque osasse mettere in chiaro le varie responsabilità, a cominciare da quelle di Putin, che ha invaso, per giungere e chi ha creato i presupposti del confronto e dello scontro (neocon, Dem, Victoria Nuland, George Soros, Joe Biden), era un putiniano, un traditore, uno scellerato.
Con il Covid ancora oggi, a difesa di affari non chiari, chiunque dica qualcosa sul business dei vaccini viene tacciato di essere un complottista.
Ora la socialista Teresa Ribera, una sorta clone di Timmermans, ha detto che per far ripartire l’Europa servono investimenti (lo sapeva anche Lapalisse) e dove si trovano? “La discussione è in corso – ha detto la socialista spagnola – in particolare come possiamo utilizzare i risparmi”. Ovviamente non si scosta di un millimetro dalla follia green, nonostante persino il fabiano laburista Tony Blair abbia sconfessato le teorie verdi.
Le teorie sue e di Timmermans, con la correità del Ppe, hanno distrutto l’automotive, hanno lasciato senza luce la Spagna, hanno disastrato gli approvvigionamenti energetici, hanno messo in ginocchio l’economia europea.
Ora, per compiere del tutto la distruzione, questa squadra di distruttori di professione si vogliono appropriare dei 33 mila miliardi di risparmi privati, che in gran parte servono a garantire la sopravvivenza in un’Europa che ha disastrato, sempre grazie ai socialisti, il welfare.
Fa benissimo Trump a dire che applicherà dal primo giugno dazi al 50%.
All’origine della minaccia di Donald Trump di imporre dazi al 50% sui prodotti Ue dall’1giugno, ci sarebbe l’irritazione per la lentezza nei negoziati con l’Ue. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti vicine ai colloqui, i consiglieri del presidente Usa hanno espresso privatamente il loro nervosismo ai funzionari europei per il fatto che le diverse priorità commerciali dei Paesi membri dell’Ue abbiano rallentato i colloqui. I consiglieri si sono lamentati di quello che considerano l’approccio cauto dell’Europa ai negoziati e di quella che definiscono la riluttanza dell’Ue a presentare offerte concrete che tengano conto delle preoccupazioni degli Stati Uniti.
E così Trump ha perso la pazienza, ma forse anche la speranza, perché con certa gente è inutile trattare.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha così escluso venerdi sera la possibilità di un accordo commerciale con l’Unione Europea.
“Non sto cercando un accordo. L’accordo lo abbiamo già fissato: è al 50%”, ha dichiarato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, rispondendo a una domanda su eventuali margini di negoziazione con Bruxelles.
“È stato molto difficile – ha aggiunto Trump – trattare con l’Unione europea, che è stata costituita con lo scopo primario di avvantaggiarsi sugli Stati Uniti in materia commerciale. Le loro potenti barriere commerciali, l’IVA, le ridicole multe alle aziende, le barriere commerciali non monetarie, le manipolazioni monetarie, le cause ingiuste e ingiustificate contro le aziende americane e altro ancora, hanno portato a un deficit commerciale con gli Stati Uniti di oltre 250.000.000 di dollari all’anno, una cifra assolutamente inaccettabile. Le nostre discussioni con loro non portano a nulla! Pertanto, raccomando un dazio diretto del 50% sull’Unione Europea, a partire dal 1° giugno 2025”.
il Segretario al Tesoro Scott Bessent, in una dichiarazione a Fox News ha detto senza mezzi termini: “Spero che questo accenda un fuoco sotto l’Ue, perché […] ho già detto che l’Ue ha un problema di azione collettiva. Sono 27 paesi, ma sono rappresentati da un unico gruppo a Bruxelles. Quindi, alcuni dei feedback che ho ricevuto sono che i paesi sottostanti non sanno nemmeno cosa l’Ue stia negoziando per loro conto”.
Quadro tragico di una massa di scombinati che vorrebbero dettare le regole al mondo.
La parola a Kaja Kallas. Lei sì che ci illumina sul disastro di un mondo di alienati che pretendono di essere degli statisti.





