
Ponte sullo Stretto: tra vincoli reali e narrazioni fantasiose
L’idea che un’infrastruttura nazionale come il Ponte sullo Stretto necessiti di una “deroga” da parte dell’Unione Europea per essere realizzata è priva di fondamento giuridico. In base all’ordinamento attuale, Bruxelles non ha potere di veto preventivo sui progetti infrastrutturali finanziati con fondi nazionali. L’unico vincolo effettivo è il rispetto delle direttive ambientali comunitarie – in particolare la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli – la cui applicazione viene valutata direttamente dagli Stati membri tramite due strumenti: la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) e la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA). Entrambe le procedure sono già in corso per il Ponte. La Commissione europea, ad oggi, non ha aperto alcuna procedura d’infrazione sull’opera.
Il nodo della questione riguarda la rete Natura 2000, che tutela aree di pregio ambientale e introduce vincoli stringenti, ma non assoluti. La normativa prevede che un’opera possa comunque essere realizzata in tre casi specifici: 1) assenza di alternative tecniche o localizzative valide; 2) riconoscimento come opera di interesse pubblico di primario rilievo, per motivi strategici o socioeconomici; 3) attuazione di misure compensative per mitigare gli impatti ambientali.
Nel caso del Ponte sullo Stretto, alcune porzioni dell’area ricadono all’interno di siti Natura 2000, ma la gestione della procedura e la decisione finale competono interamente allo Stato italiano, che dispone già degli strumenti normativi per affrontare questo iter, come avvenuto per altri progetti strategici quali l’alta velocità ferroviaria o la Pedemontana.
In sintesi, il progetto dovrà superare un percorso autorizzativo ambientale complesso, ma non richiede alcuna approvazione o deroga formale da parte della Commissione UE. L’ultima parola, giuridicamente, spetta a Roma.
Al netto delle opinioni politiche, perché serve anche dare informazione corretta evitando di creare sacche “di disinformazione” che viene poi strumentalizzata.
Le offese, gli insulti e perfino le minacce che in queste ore subisce chi esprime opinioni non gradite ad una certa parte (il modus è identico in tutti i settori, dalla pedagogia all’economia. Chi non è d’accordo con loro subisce di tutto) è il risultato d’una campagna elettorale perenne che al centro non ha i bisogni reali del Paese e l’interesse nazionale.
Chi si presta a questo gioco infernale (spesso credendo d’aver in dote una superiorità morale e culturale) dovrebbe farsi un bel l’esame di coscienza, oltre che imparare l’educazione.





