Che s’adda fa pe’ campà.
Iran: Khamenei ha vinto. Uno schiaffo all’America. Il regime sionista è stato schiacciato. La rivoluzione trionfa. Vabbe’, è propaganda. Ma ci sta.
L’uranio arricchito era stato già spostato. I danni alle centrali di arricchimento dell’uranio sono minimi. Nessun rallentamento della produzione. Ri-vabbè: è propaganda e sinceramente qualche dubbio ce lo abbiamo anche noi. Insomma, ci sta.
Ma i Guardiani della Rivoluzione che confermano lo stop a rapporti Iran-Aiea (ratificata la legge approvata dal Parlamento di Teheran), quello non è propaganda. Qui vabbè un corno: mi sembra chiara come il sole l’intenzione di fare tutto quello che si vuole sul nucleare. Dunque… Dunque la soluzione urgente è apparecchiare una coltre di fumo, un oblio di tutto, fino al prossimo bombardamento da parte di Israele, che di ragioni ne ha a milioni. Di morti. Quando succederà, si vedrà. Le condanne, a tutti ed Israele di più, sono ormai nella sperimentata metrica di ogni discorsetto e dunque verranno riesumate senza fatica. Non vale solo per l’Italia: c’è la gara nel mondo a partecipare al sonno. Da noi di più: non sia mai detto che dovessimo prendere una iniziativa. E dove la troviamo? E poi abbiamo troppo da fare a parlare di riarmo “europeo” – che non è europeo ma questo è un dettaglio; a dimostrare che Trump è bullo; che Putin sta per morire; che Meloni conta come il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Se no, chi si accorgerebbe che esistiamo. Insomma: fateci lavorare.
Schlein fa l’equilibrista. Tra un riformismo solo rivendicato e un rassicurante radicalismo (non sembra, ma anche il primo sta diventando un problema per lei) la Segretaria del PD cerca una soluzione. Si è trovata ad accennare un timido dialogo con il governo in politica estera ma deve mantenere stretto il rapporto con la sinistra radicale e bizzosa. Ed anche con Conte: non si sa mai. Sguardo ed orecchie sono tese verso i socialisti europei e una parte dei liberali che hanno cominciato a dare scossoni alla maggioranza di Ursula von der Leyen. E poi c’è Sanchez che prende coraggiosamente le distanze dall’inevitabile; e oltretutto viene attaccato da Trump: una assicurazione, esaltando il primo e condannando il secondo, per avere popolarità con i riottosi di casa nostra ed anche un ambito più largo. Dunque: politica estera caput. E qualche insulto da comare bizzoca a Meloni: fa scena.
Si, lo capisce anche lei – è svizzera, e dunque i numeri li sa far quadrare – che tutto poggia su un castello di sabbia; che la probabilità che questa sia una linea vincente è quanto meno vaga; che in ogni caso non c’è uno solo dei problemi che abbiamo e che lei puntualmente denuncia che per questa via verrebbero, anche solo come abbrivio, risolto. Si, ma – impietosamente – le sconfitte si susseguono, i sondaggi sono colpi alla nuca, un po’ di casino interno al PD oramai c’è e la Segreteria è traballante. Specie dopo la vittoria sui referendum che i disfattisti si ostinano a scambiare per sconfitta. Allora calma e gesso: ha da spicciare le vicende di casa e dopo si vedrà.




