
Il 6 Aprile 2024 l’Iran, come da copione, ha nuovamente minacciato ritorsioni per la morte di sette Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) causata dall’attacco aereo israeliano del 4 Aprile che ha raso al suolo l’annesso consolare dell’Ambasciata Iraniana a Damasco.
Nello specifico il Capo di Stato Maggiore dell’esercito di Teheran, il Gen. Mohammad Bagheri, intervenendo a una cerimonia che ha avuto luogo nella città centrale di Isfahan per commemorare Mohammad Reza Zahedi (63 anni), uno dei due Generali di Brigata morti a seguito dell’attacco israeliano e già comandante della Forza Quds (il braccio operativo estero dell’IRGC) nei Territori palestinesi, in Siria e in Libano (secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Gran Bretagna), ha affermato che i nemici del suo Paese “si pentiranno” di quanto fatto, aggiungendo che la risposta di Teheran “sarà effettuata al momento giusto, con la necessaria precisione e pianificazione, e con il massimo danno per il nemico“.
Alle dichiarazioni del Gen. Bagheri hanno fatto eco quelle del Ministro della Difesa Israeliano, Yoav Gallant, che “dopo tutte le valutazioni della situazione in atto”, stando a quanto recitano le note di agenzia che hanno parlato di consultazioni con il Capo della Direzione delle Operazioni dell’esercito, Gen. Oded Basiuk, e il Capo della Direzione dell’Intelligence Militare, Gen. Aharon Haliva, avrebbe commentato il tutto comunicando che “L’apparato della Difesa ha completato i preparativi di risposta in caso di qualsiasi scenario che si possa sviluppare con l’Iran”
Al di là delle parole e dei toni, quello che va sicuramente sottolineato è quel non casuale “al momento giusto” di cui sopra, tanto altisonante quanto indicativo del fatto che Teheran per ora non farà sicuramente nulla che possa far precipitare la situazione gettando così le basi per quell’allargamento del conflitto che un Israele sempre più isolato sta cercando in tutti i modi di provocare facendosi forte del suo ufficioso arsenale atomico e dell’appoggio degli Stati Uniti essendo questi ultimi particolarmente interessati a tutto quanto può condurre al blocco del programma nucleare iraniano.
La posizione attendista di Teheran si inquadra perfettamente con tutto ciò che abbiamo avuto modo di osservare in questi lunghi mesi di guerra a Gaza che paiono essere stati portati avanti all’insegna del temporeggiamento per motivi tutt’altro che nobili di fronte a qualcosa che in tanti auspicavano e solo un fanatico avrebbe potuto fare. Anche per quello che riguarda l’appoggio USA ho delle riserve legate a questioni squisitamente interne che puntavano e puntano da tempo a togliere potere alla potente lobby ebraica statunitense.
Ora, le notizie che si sono susseguite Domenica 7 Aprile 2024 sembrano confermarlo, pare che stia per cominciare una nuova fase ed infatti le agenzie di stampa ci hanno parlato di un Netanyahu che, probabilmente cercando di salvarsi in corner essendosi forse reso conto di aver tirato troppo la corda, ha dichiarato, quantunque in precedenza sconfessato da fonti ufficiali degli stessi Stati Uniti, che “Questa guerra ha rivelato al mondo ciò che Israele ha sempre saputo: l’Iran è sta dietro all’attacco contro di noi attraverso i suoi delegati” precisando che dal 7 Ottobre 2023 Israele è stato attaccato “su molti fronti dagli affiliati dell’Iran: Hamas, Hezbollah, gli Houthi, le milizie in Iraq e Siria” e che per questo “Israele è pronto, in difesa e in attacco, a qualsiasi tentativo di attacco portato da qualsiasi luogo”.
Peccato che abbia mancato di sottolineare la strana presenza di armamenti di fabbricazione cinese nelle mani dei menzionati assalitori, a testimonianza del fatto che forse qualcosa è sin qui sfuggito al suo controllo –e non solo al suo– e che forse ha fatto strategicamente e politicamente un passo fin troppo più lungo della sua già traballante gamba.
La dichiarazione del Premier israeliano è stata preceduta, nella stessa giornata, dalla notizia diffusa poche ore prima, del ritiro della 98ma Divisione israeliana – ultima tra quelle di terra combattenti che operava nel sud della Striscia, nell’area di Khan Yunis – che di fatto ha apposto la parola fine alla manovra di terra cominciata il 27 Ottobre scorso, a favore della cosiddetta Terza Fase programmata dall’esercito israeliano, che, a quanto si sa, prevederebbe un’altra strategia di guerra in quanto l’IDF, stando a quanto riferito da fonti militari a Ynet, sarebbe “ora in attesa di una decisione da parte dei vertici politici sulla possibile azione militare a Rafah” (a ridosso dell’Egitto), dove ci sono gli ultimi battaglioni di Hamas, ma anche centinaia migliaia di sfollati palestinesi”, il che non vuol dire che se necessario, l’esercito non potrebbe ritornare a Khan Yunis.
Ed il “se necessario” sarei orientato a ritenerlo legato alla disponibilità dell’Egitto a farsi carico dei profughi accogliendoli in una apposita enclave da creare nel Sinai.
Nel frattempo fonti aeroportuali hanno fatto sapere che una delegazione di Hamas è arrivata nella mattinata di Domenica al Cairo da Doha per una visita in Egitto che durerà diversi giorni, in risposta all’invito dell’Egitto a proseguire i negoziati per raggiungere un accordo sulla Striscia di Gaza. La delegazione, a quanto si sa, sarebbe stata accolta all’aeroporto del Cairo, come di consueto, da alti funzionari dell’intelligence egiziana e accompagnata sotto scorta nel luogo dei negoziati: un arrivo che segue quello del 6 sera, sempre al Cairo, del capo della Cia William Burns.
A tale proposito vale la pena rammentare che furono proprio i servizi segreti egiziani ad informare le autorità israeliane dell’imminenza di una pesante azione di Hamas ed ora credo sia palese il perché sia stato fatto.
A fare da corollario a queste notizie troviamo i nuovi dati diffusi dall’IDF relativi alle operazioni compiute a Gaza e in Libano, dopo il 7 ottobre. Dal giorno del sanguinoso attacco di Hamas, sono rimasti uccisi un totale di 604 tra soldati, riservisti e agenti di sicurezza; e altri 3.193 sono stati feriti. I soldati morti durante l’offensiva a Gaza sono stati 260. Nel corso dell’offensiva sarebbero stati uccisi piu’ di 13mila uomini di Hamas e circa un migliaio di terroristi entro i confini di Israele. 33.000 sarebbero i morti nell’enclave palestinese attuale.
Completa il quadro a dir poco articolato quanto avvenuto, sempre Domenica, in Israele. A darne notizia è stato The Times of Israel in un articolo intitolato “‘Half a year of abandonment’: Thousands protest near Knesset calling for hostage release” in cui testualmente leggiamo di migliaia di manifestanti che si sono radunati nei pressi della Knesset a Gerusalemme per celebrare i sei mesi dal massacro del 7 ottobre da parte di Hamas e chiedere al governo di garantire il rilascio degli oltre 100 ostaggi detenuti dai gruppi terroristici nella Striscia di Gaza da allora.
Decisamente il vento, come previsto, non soffia più a favore del Premier israeliano che lo scrittore Israeliano Etgar Keret il 7 Aprile 2024 nel corso di una intervista ha detto testualmente “Israele è come un bus guidato da un irresponsabile“, aggiungendo: “La preoccupazione è generale: Israele è su un autobus che viaggia da mesi con un autista irresponsabile. I soldati siedono in posti più rischiosi di altri: ma in pericolo c’è l’intero autobus. Chi guida l’autobus sta usando i soldati e i loro sacrifici per condurre l’autobus in un posto più sicuro? A me non pare“.
Finito il lavoro sporco il destino di Netanyahu è facilmente intuibile a meno che l’Iran non cada nella trappola, cosa di cui dubito fortemente.





