Piemontesi in Parlamento
1848-2022
di Sergio Soave
Nino Aragno Editore
Esiste una via “piemontese” alla civilizzazione del parlamentarismo italiano?
Come può una identità territoriale imprimere così tanto sul suo percorso secolare?
Lo spostamento, anzi, gli spostamenti della capitale italiana dapprima a Firenze (1865), poi a Roma (1871), non impedirono alle idee liberali di rafforzarsi.
Difficoltà logistiche si registrarono nel raggiungere i nuovi luoghi del potere fino agli anni venti del Novecento.
Le condizioni per essere eletti nel nuovo parlamento permangono ancora elitarie, con un diritto al voto solamente del 2% della popolazione maschile.
Nell’introduzione al bel volume del professor Soave, insigne studioso all’Università di Torino, la “piemontesizzazione” ha inciso nella tradizione delle rappresentanze politiche.
Come sappiamo, la regione subalpina riesce ad esprimere tre presidenti della repubblica su dodici: Luigi Einaudi (1948-1955), Giuseppe Saragat (1964-1971), Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999) ed una decina di senatori a vita (Parri, Valletta, Bobbio, Agnelli, Montalcini) tra i più famosi.
Piemontesi in Parlamento rappresenta ad oggi, un lavoro di scavo tra i più attenti e rigorosi.
Certamente ha permesso all’autore di profilare una classe politica subalpina che ha ben meritato considerazione e rispetto nel Paese.





