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Piddini in fuga verso il centro, sfogliando la margherita

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Piddini in fuga verso il centro

Il PD Schlein è wokismo radicale borgese alleato del lumpenproletariat – Il Centrodestra deve includere Futuro Nazionale

Finalmente qualcuno se ne sta accorgendo che il PD è uno strano oggetto politico che ben poco ha a che fare persino con quel pateracchio che ha messo assieme ex comunisti con democristiani di sinistra per governare ad libitum il Paese, dopo averlo svenduto alla finanza e alle mire egemoniche del IV Reich tedesco.

Il PD in formato Schlein è wokismo radicale borgese alleato del lumpenproletariat di AVS e del radicalismo di sinistra della Cgil di Landini.

Di riformista, nel baraccone guidato dall’armocromica sostenitrice di Obama, non c’è più niente.

Se ne è accorta Pina Picierno, attuale vicepresidente dell’Eurocamera, che ha deciso di lasciare il Partito Democratico guidato da Elly Schlein, definendolo “un posto diverso da quello che abbiamo fondato”. Lo ha annunciato in un’intervista a “Il Foglio”, spiegando che “la casa dei riformisti non c’è più”.

Intervistata da Claudio Cesara direttore de “Il Foglio”, la Picierno, ex leader dei giovani della Margherita, ha annunciato la decisione di lasciare il partito sostenendo: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein”.

“Dopo gli anni della Margherita – ha affermato la Picierno – abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il PD. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il PD che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.

La Picierno ha detto che “serve un riformismo coerente e popolare”, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento.

“Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

Fonti vicine alla vicepresidente del Parlamento europeo hanno dichiarato all’ANSA che Picierno potrebbe aderire ora al Partito Democratico europeo, del quale è segretario Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew.

E qui si pone un problema, che riguarda il centrodestra, ossia la concentrazione al centro dei transfughi del PD.

Gira gira, infatti, il centro è la calamita del momento per chi è nato nell’orbita della sinistra democristiana.

Probabilmente, chi se ne sta allontanando non riesce a dire fino in fondo quel  che pensa del PD della Schlein, un partito che sotto la direzione della Schlein è passato dall’essere nelle intenzioni un partito “riformista di centrosinistra” (con derive liberali) a una forza più esplicitamente eco-progressista e radicale di sinistra: qualcosa che assomiglia più al SEL (Sinistra ecologia libertà) di Niky Vendola.

La Picierno se ne va dopo Madia e Gualmini, mentre cresce il legame della Schlein con Landini e con AVS, ossia con la parte più a sinistra dello schieramento politico, sempre più lontana da classe operaia e ceto medio e sempre più vicina a una borghesia alienata e a un lumpenproletariat che raccoglie tutto quello che fuoriesce dalla degenerazione di un’immigrazione incontrollata.

Il PS – SEL è sempre più, evidentemente, inoltre, in armonia con il mondo arcobaleno.

Da quest’alleanza escono a profusione idee strampalate.

Basta guardare ai contenuti che escono dai megafoni dell’alleanza rosso verde arcobaleno per capire che siamo di fronte al delirio.

Nel pacchetto delle proposte c’è il solito ritornello della patrimoniale (Schlein, ma non Conte); il reddito minimo (Schlein) o reddito universale (Conte); soldi per i giovani (aumento di duecento euro al mese per gli stipendi degli under 35 per tre anni); no al nucleare; tassare i superprofitti; Europa chissà e, infine, non si muore per l’Ucraina.

La Shlein va poi a nozze con la Cgil di Landini, portatrice di istanze pro Pal e di una sinistra radicale antagonista che ricorda le logiche di Claudio Sabattini, colui che portò Enrico Berlinguer a sbattere sui cancelli della FIAT, decretando il declino del PCI.

Elly Schelin vorrebbe approdare a Palazzo Chigi con questa armata Brancaleone e con idee che potrebbero portare il Paese alla disfatta totale.

Pensiamo solo al no al nucleare, che è pura follia nel momento nel quale tutti riconoscono che è la soluzione per emanciparsi dal gas e dal petrolio e garantire la ripresa produttiva del Vecchio Continente.

Il PD, pertanto, avendo perso la testa, perde pezzi. C’è chi va verso Renzi, chi verso Calenda, chi verso Forza Italia, ma il filo comune esiste: il partito guidato da Schlein non riguarda più chi comunque intende fare i conti con la realtà.

Dal partito non se ne sono andati solo i riformisti o gli ex renziani, ma cattolici, riformisti, amministratori, sindacalisti, eurodeputati, dirigenti locali.

Per fare alcuni esempi recenti.

Pietro Bartolo (Sicilia), ex europarlamentare, medico di Lampedusa e figura nota per l’impegno sui migranti, si è dimesso dalla segreteria regionale PD Sicilia e ha annunciato l’addio al partito a fine dicembre 2025, criticando faide interne, autoreferenzialità e mancanza di rispetto verso chi si impegna sui territori. Successivamente, è entrato in Casa Riformista (area renziana/Italia Viva).

Vincenzo Di Gregorio e Federica Stamerra (Puglia/Taranto area), consigliere comunale e assessore che hanno lasciato il PD per passare ad Azione (marzo 2026 circa), in un contesto di tensioni post-elezioni regionali. Alessandro Alongi (Roma, Monteverde), consigliere comunale PD che ha lasciato il partito a febbraio 2026, passando al Gruppo Misto.

Altri casi locali recenti includono assessori o consiglieri comunali in varie regioni (ad esempio in Puglia o Campania) che si sono allontanati per motivi di coalizioni o dissidi interni, spesso verso liste civiche o centristi.

Casi un po’ più datati ma significativi riguardano consiglieri regionali o ex in Liguria, Toscana e altre regioni che sono passati ad Azione o Italia Viva (esempio: alcuni addii collettivi verso Calenda intorno al 2023). Sandro Sarri (Toscana/Firenze), volto storico PD, ha lasciato nel 2025 per il Partito Socialista.

Molti fuoriusciti sono di area riformista centrista e criticano il PD per uno spostamento troppo a sinistra, scarsa attenzione ai territori o divisioni interne. Altri lasciano per motivi personali o di opportunità (passaggi ad Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi, o liste civiche).

A livello regionale, le fuoriuscite più consistenti si registrano in regioni come Puglia, Sicilia, Toscana, Liguria e Lazio, spesso legate a elezioni amministrative o regionali.

Annamaria Furlan, ex segretaria della Cisl, senatrice, è passata a Italia Viva dopo lo scontro sulla partecipazione dei lavoratori alla governance delle imprese: una battaglia sociale, sindacale, cattolica, riformista, che affonda le sue radici nella Mitbestimmung socialdemocratica, a sua volta in qualche modo figlia della Rerum Novarum.

Il PD in formato Schlein rischia di essere un alieno, pericoloso, per le idee che propone, per il futuro stesso del Paese.

C’è, però, un elemento interessante da tenere in massima considerazione. Chi scappa dal PD ingrossa il centro, ponendo al centrodestra il problema dell’essere compatto, unito e non escludente.

La Lega, dopo i rumori di fondo su possibili giochi di Zaia con Marina Berlusconi, si è ricompattata, rilanciando soprattutto la sua presenza nel Nord, che è la sua roccaforte, il suo insediamento territoriale e il suo radicamento sociale, la qual cosa fa pensare che Futuro Nazionale ne possa raccogliere in gran parte il testimone al centro sud.

Futuro Nazionale, ormai dato già sopra il 4% e, quindi, ben sopra la soglia che gli consente di avere accesso al Parlamento, data la corsa al centro dei piddini in fuga, pone al centrodestra la questione serissima di non escludere il partito di Vannacci, salvo avere la possibilità concreta di perdere le elezioni.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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