Strumentalizzare a tutti i costi pur di contestare il Governo
Qual sia la previsione per i risultati delle prossime elezioni lo si vede da piccoli particolari. In verità più che piccoli, disgustosi.
Un esempio è la narrazione delle vicende di tutti i giorni specialmente dopo un qualche provvedimento del Governo.
Oltre alla stampa e all’informazione notoriamente schierata, vi sono tante piccole testate – e tantissimi social – che, fatto nuovo, si mettono nella lista di chi esprime giudizi con la solita tecnica delle verità a metà: quanto basta per far credere cose che non esistono.
E poiché siamo con certezza in presenza di falsi, e guarda caso sono tutti usati per contestare il Governo, non si riesce a spiegare l’affollamento in questa categoria di mendaci se non valutando che qualcuno che non era o temeva di non essere “in linea” o comunque schierato con i “prossimi”, ora assume… la posizione giusta.
Meglio prevedere che provvedere.
Solo un esempio, con riguardo alla legge sulla presunzione di responsabilità dei minori.
Un oceano di possibili discussioni, tutte molto serie. Che riguardano le nuove generazioni ma, ancor più, il tipo di società che pensiamo di lasciare loro.
Lascio ai “competenti” litigare sul valore di quanto affermato da Nordio, se sia una sciocchezza, ovvero una parvità di materia. La mia idea ce l’ho ed è precisa.
Esprimo qui solo la certezza che, ancora una volta, cosa sia un processo – quello in aula e non quello sulle piazze – è materia del tutto sconosciuta a molti, però con licenza di strumentalizzazione.
Quanto sia importante l’inversione dell’onus probandi lo sa bene chi ancora crede che l’imputato sia innocente fino a sentenza definitiva, che essendo innocente non deve provare lui niente ma è l’accusa a doverlo fare, che questo vale per ogni presunzione legale, e, nel nostro caso, nella presunzione di “incapacità” solo perché minore.
La politica ha affrontato la questione con il solito pregiudiziale “assetto di guerra”.
Sulle cose dette da Serracchiani mi sento male al solo pensare che una responsabile politica possa dire quello che ha detto: “la norma sacrifica la cultura giovanile” ma, in realtà, con l’unica preoccupazione che “a settembre, con la riapertura delle scuole e il ritorno delle mobilitazioni studentesche, migliaia di ragazze e ragazzi torneranno legittimamente nelle piazze….” lasciando sottinteso che ci si aspetta che delinquano e, dunque, si troveranno di fronte alla nuova norma.
Sulle ipotesi di anticostituzionalità avanzate da altri mi trattengo a stento dal ridere.
E questo è il dibattito politico, con tante opinabilità.
Ma leggo qualcuno sostenere addirittura che quello della violenza minorile non sia un fenomeno letteralmente esploso negli ultimi anni, concentrandosi nelle grandi metropoli ma presente ovunque.
Utilizzando numeri che riguardano un singolo reato, si estende qual valore statistico a uno dei fenomeni più gravi ai quali assistiamo. E ne si vorrebbe cancellare l’esistenza.
Rifiutando discorsi seri sulle incertezze del contratto sociale, che va riscritto ma non “a pezzi”; sull’educazione e l’istruzione tutte da rivedere; sul ruolo dei docenti e sulla responsabilità delle “nuove” famiglie; sul nostro modo di trattare la violenza.
Niente di tutto questo: il fenomeno denunciato è propaganda del Governo. Che, dunque, è fascista. E contro il fascismo tutto è lecito: inutile disutere.
Al solito.
Quello che però profondamente mi disgusta è il “cui prodest” anche in materie come queste. Livelli così bassi di cultura politica non si sono mai visti prima.
E che la stessa violenza minorile, e non solo quella, ne sia una conseguenza ci si rifiuta di capirlo. Ma è la più grande verità dello sprofondo di oggi.





