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PIANTEDOSI, IL RICONOSCIMENTO FACCIALE NO
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, vuole introdurre il riconoscimento facciale nelle stazioni, negli ospedali e nelle aree commerciali di Roma, Milano e Napoli.
No. Il riconoscimento facciale no.
Siamo al solito metodo di creare l’emergenza per far passare misure liberticide come normali. Non simo in Cina e non abbiamo intenzione di diventare cinesi.
Gli italiani hanno votato per il centrodestra anche per chiudere la parentesi cinese imposta dalla gestione del Covid.
Mettere le telecamere biometriche non ha alcun senso in un Paese dove non si può bloccare una borseggiatrice perché sei razzista, dove i poliziotti non possono agire, dove chi delinque dopo poco è rilasciato e si fa beffe dell’autorità.
Se nelle città governate dal Pd i sindaci hanno fino ad ora assunto posizioni che vanno contro il buon senso, ritenendo qualsiasi misura che rispetti la legge discriminazione, razzismo e via discorrendo, creando un’emergenza, il rimedio è cambiare politica e riportare la barra a dritta.
Chi delinque va messo in galera. Se chi delinque è un clandestino va espulso per davvero. Se ci sono aree critiche, con una retata al giorno, si rendono libere e se i sindaci protestano li possiamo anche mandare a quel paese, perché è ora di smetterla con il dare del razzista a chi vuole semplicemente sia rispettata la legge.
L’unico riconoscimento facciale da adottare è quello di guardare in faccia a chi continua a blaterare su discriminazione e razzismo e mette le basi per introdurre misure di stampo cinese a tutto discapito dei cittadini onesti.
Non dobbiamo agitare l’emergenza per introdurre misure assurde da stato totalitario.
L’installazione di telecamere biometriche e altri sistemi nei luoghi pubblici è vietato ai privati e condizionato al parere favorevole del Garante della Privacy, se la richiesta viene dalla pubblica amministrazione e dalla magistratura.
In Italia l’uso del riconoscimento facciale nei luoghi pubblici è regolato da una moratoria che lo vieta fino alla fine del 2023. Ma lo stesso provvedimento ha lasciato alle autorità lo spazio legislativo per richiedere al Garante della privacy di autorizzarlo, nel caso serva nel contesto di indagini della magistratura o per la prevenzione e la repressione dei reati.
Da quando la moratoria è entrata in vigore, nel 2021, l’Autorità ha bloccato in rapida successione tutti i tentativi avanzati da comuni e forze dell’ordine di installare questi sistemi nei luoghi pubblici.
È il caso del dispositivo di sorveglianza biometrica Sari Real Time della Polizia di Stato, bocciato proprio nel 2021, o del progetto Argo del comune di Torino, bloccato lo stesso anno, o ancora del sistema biometrico di sicurezza urbana voluto dal Comune di Lecce, respinto nel 2022.
Infatti, nonostante queste tecnologie stiano venendo usate in maniera sempre più diffusa, non sono ancora del tutto affidabili e generano spesso falsi positivi.
Il Governo smetta di sentirsi prigioniero del vociare scomposto di coloro i quali difendono chi delinque, dando del razzista a chi chiede ordine e sicurezza e imponga il rispetto delle leggi.
Chi spaccia davanti alla stazione di Milano deve andare in galera e restarci, altrimenti il riconoscimento facciale non servirà a nulla.
Chi stupra deve andare in galera. E restarci, altrimenti il riconoscimento facciale non servirà a nulla.
Chi sosta dentro o davanti alla stazione di Milano ed è un clandestino, uno spacciatore, un violento, deve esser allontanato, espulso o messo in carcere.
Se dopo averli identificati questi soggetti sono lasciati liberi, ritorneranno dove stanno ora e il riconoscimento facciale nei luoghi sensibili sarà solo il cavallo di Troia per introdurre un metodo di controllo sociale di massa con la scusa dell’emergenza.
Di furbate del tipo di quelle dei governi Conte e Draghi vorremmo farne a meno.
Altrimenti per quale motivo gli italiani hanno votato per cambiare registro?
Se tutto deve andare sempre nella direzione del controllo sociale di massa con i metodi dell’intelligenza artificiale, allora tanto valeva non andare a votare.
Chiaro il concetto? Non siamo fessi.




