
di Giuseppe Augieri
Secondo le nuove regole del Patto di Stabilità, l’Esecutivo Meloni deve concordare entro novembre con la Commissione Europea un Piano Strutturale di Bilancio (PSB) su base pluriennale, che inevitabilmente impatterà sulla Legge di Bilancio 2025. Lo schema del PSB per la riduzione della spesa pubblica, richiesto dalla UE ai paesi come l’Italia che presentano un deficit eccessivo, va inviato a Bruxelles entro il 20 settembre e dovrà indicare a Bruxelles gli impegni finanziari che il governo intende assumersi per i prossimi 4-7 anni. Il Piano sarà approvato in Consiglio dei Ministri entro metà settembre. Entro novembre, si dovrà presentare il PSB vero e proprio, finalizzato all’aggiustamento dei conti dello 0,6% (ossia circa 12 miliardi).
Dato per scontato che si opterà per un PSB su 7 anni, questo significa che gli impegni presi in quella sede dall’Italia andranno oltre la naturale scadenza dell’attuale Governo. In altre parole prefigureranno ed incideranno sulle leggi di bilancio anche del prossimo Governo. Che non è detto abbia la stessa maggioranza. O mi sbaglio?
Un po’ distratti dai gossip post-feriali, l’attuale opposizione sta evidentemente aspettando che Meloni e associati (con grande scorrettezza politica, ancorché correttamente in termini costituzionali ed istituzionali), vari in splendida solitudine questo provvedimento. Lo deduco dal fatto che le contrapposizioni, accese sino all’isterismo, riguardano tutto tranne che la richiesta – che dovrebbe essere invece incalzante ed accompagnata da iniziative forti – di essere coinvolti nella preparazione del piano. Immagino – e qualcosa già è emerso – la sequela di contestazioni, magari giuste ma inevitabilmente in ritardo, e perciò inutili, che non serviranno a correggere il piano ma solo ad alimentare uno scontro di cui, francamente, non vedo alcuna necessità.
Invece bisogna chiedere di partecipare a costruire: perché bisognerà capire e “codecidere” cosa e come tagliare. Un obiettivo essenziale: perché se invece di contestare al Governo una mancata crescita, che invece c’è e con tutti i parametri in positivo, si contestasse che essa è soprattutto effetto del rilancio economico dovuto al PNRR e bisogna capire cosa succederà tra un paio di anni, quando questi effetti andranno a svanire, la conseguenza sarebbe quella di poter opporre alle proposte del Governo altre che sanino il vero deficit della politica di questi anni che sono il welfare e la distribuzione della ricchezza prodotta.
La domanda è: ma l’opposizione è capace di avere – e perciò di fare – proposte alternative? Per dirla meglio: sarà possibile amalgamare, in una proposta unitaria, le “idee” di Shlein, Conte, Fratoianni, Renzi, Calenda e loro sodali? Presentare al corpo elettorale la cartina di tornasole di una possibile opposizione che non sia l’ammucchiata alla francese?
E qui non ci sono alibi, quello solito: “non tocca all’opposizione fare proposte”. Una immensa sciocchezza. In questo caso, chiaro come il sole che sarebbe solo strumentale.
A meno che l’opposizione non sia convinta che dopo Meloni1 arriverà un Meloni2. In tal caso, senza speranze, si può capire, da sconfitti, attaccarsi all’inutile gossip anche su quello che definirà confini, possibilità immediate e prospettive della vita degli italiani.





