di Gianvito Caldararo
E’ il tema che affronta la prof.ssa Paola Profeta, Prorettrice all’Università Bocconi di Milano e docente di scienza delle finanze. Il perseguimento della parità di genere è un tema sempre più sentito dal punto di vista sociale e politico.
Da più parti si sostiene che la disparità di genere rappresenta un freno per la crescita economica e che molta strada resta ancora da percorrere, pur in presenza di significati positivi risultati conseguiti negli ultimi 10 anni.
La prof.ssa Profeta, sostiene che due ambiti sono particolarmente critici nel conseguimento della parità di genere: l’economia e la politica. Ancora oggi, sottolinea Paola Profeta “sono poche le donne ai vertici delle imprese e della politica”. Le donne in posizioni manageriali in Italia sono solo il 27% del totale dei manager. Nel 2022 in Italia solo un manager su cinque è una donna. Un passo in avanti è stato fatto con la legge n. 120 del 2011, nota come “legge Golfo-Mosca”, con le modificazioni al TUF – Testo Unico Finanza -concernente la parità di genere nelle nomine agli organi di amministrazione e controllo delle società quotate nei mercati regolamentari.
Nella politica, invece, le donne rappresentano una media del 33,2% dei membri dei parlamentari nei Paesi europei. L’Italia in questo ambito si colloca un pò al di sopra della media europea. Secondo l’ultimo studio del World Economic Forum, ci vorranno al 132 anni prima di raggiungere la parità tra uomini e donne nel mondo.
In questa classifica globale, che copre 146 Paesi, l’Italia si colloca al 63esimo posto, mentre guardando alla sola componente economica, l’Italia scende alla posizione 110.
Il dato più critico che caratterizza il nostro Paese, come va osservare la prof.ssa Paola Profeta, “è il basso tasso di occupazione femminile che è fermo a circa il 50% e scende al 33% al Sud”.
Le quote sono state uno strumento efficace per aumentare la percentuale delle donne nei ruoli decisionali. I numerosi studi hanno evidenziato i benefici che hanno comportato la leadership bilanciata per genere.
La prof.ssa Paola Profeta, “classifica i benefici dell’empowerment femminile secondo tre categorie: selezione, performance e stile di leadership”. Avere più donne in posizioni decisionali, afferma Paola Profeta, “non significa ridurre la qualità delle decisioni, ma, anzi, migliorarla”. Questo perché le donne risultano più istruite degli uomini. Per quanto riguarda la performance le aziende con una maggiore presenza di donne in posizioni decisionali i risultati risultano essere migliori, sia con più utili, valore aggiunto e profitti.
Più donne ai vertici significa migliori risultati e anche rendimenti. Il terzo elemento distintivo dello stile di leadership, quello femminile può comportare “benefici considerevoli in quanto si associa ad alcuni tratti individuali caratteristici delle donne, come la moderata avversione al rischio”. In realtà, afferma la prof.ssa Profeta, “è ormai condiviso che i risultati migliori si ottengono da brothers and sisters (fratelli e sorelle) insieme, quindi dalla integrazione di leadership maschile e femminile”.
La leadership femminile si caratterizza anche per “una diversa attitudine alla negoziazione, la concorrenza moderata, l’altruismo, l’attenzione alle persone e al futuro, tutti aspetti importanti per una leadership inclusiva e sostenibile”.
In conclusione, sottolinea la prof.ssa Paola Profeta, “un bilanciamento di genere nelle posizioni di vertice può comportare benefici significativi e risultati importanti per le istituzioni e il Paese”.
Intanto, in Italia registriamo la presenza femminile nelle seguenti importanti posizioni di vertice: 1) Silvana Sciarra, Presidente della Corte Costituzionale; 2) Margherita Cassano, Presidente della Suprema Corte di Cassazione; 3) Maria Letizia Pellizzari, vice capo vicario della Polizia di Stato; 4) Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri.
I risultati da migliorare sono nella carica di sindaco, solo 7 donne su 109 comuni capoluogo, mentre sono il 6,38% nei comuni del Nord, 9,09% nel Centro e il 5,41% nel Sud. Le donne vice sindaco sono il 40,43% al Nord, il 45,45% al Centro e 31,58% al Sud. Nei ministeri italiani, le donne in posizione di vertice sono in media il 35,45% del totale.
E a proposito delle donne, L’Ariosto nell’Orlando furioso, sosteneva: “Le donne son venute in eccellenza, di ciascun arte ove hanno posto cura”. Mentre, Oriana Fallaci, affermava: “Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai”.
Davvero servono più donne in posizione di vertice? Per intanto avanzano in ogni direzione.




