
di Marco Sarli
Per comprendere davvero i motivi per i quali la lira italiana entrò in condizioni di estrema debolezza nella moneta unica europea è necessario fare un salto indietro nel tempo sino al 1992, l’anno in cui la Banca d’Italia e la Bank of England alzarono bandiera bianca e spinsero i rispettivi Governi ad abbandonare il Sistema Monetario Europeo svalutando, almeno questo fu il caso della lira italiana, del 20 per cento il corso nei confronti di tutte le principali valute straniere. La svariate costrinse la lira ad abbandonare il cross che aveva nel “serpente” quotazione a 790 lire per marco tedesco (una quotazione tutto sommato bassa e dovuta allo svenamento tedesco a fronte della recente riunificazione tedesca all’indomani della dissoluzione dell’impero sovietico.
La lira, come si è visto, si ritrovò di un colpo solo nell’area delle 900 lire per DM e la speculazione internazionale comprese perfettamente che le “munizioni” a disposizione di Bankitalia si erano drasticamente assottigliate (così come fu chiaro ai lira Watchers che la solidarietà tra le banche centrali era poco più di un miraggio) e che occorreva cambiare radicalmente approccio passando da una mera analisi tecnica ad una più sofisticata analisi fondamentale (su questo si veda il mio articolo sul numero cinque del 1993 di Minerva Bancaria dall’eloquente titolo “Accordi di cambio e speculazione. Un nuovo approccio teorico”.
In estrema sintesi sostenevo che la radice di tutti i mali nel turbolento sistema dei cambi a livello globale era originato da un vero e proprio errore originale che consisteva nella decisione presa nel 1944 tra i boschi di Bretton Woods dove si decise che in luogo della clearing union proposta da John Maynard Keynes il sistema sarebbe stato dollaro centrico è basato su una ipotetica convertibilità del dollaro in oro alla anch’essa ipotetica quotazione di 35 dollari l’oncia una costruzione teorica improbabile che non resse alla provocazione del Generale De Gaulle che “osò” chiedere la conversione di un miliardo di dollari in oro, richiesta che costrinse Richard Nixon a dichiarare il 15 agosto linconvertibilita’ del dollaro in oro quel metallo che secondo Keynes rappresentava un vero e proprio relitto barbarico. (Segue)





