
di Angelo Ciccarella
La “rete” ha rinverdito la fame di andare oltre i propri limiti. Una grande vetrina piena di succulenti cibi per la mente, dottrine esotiche e rimasticate, spiritualismo mischiato alla fisica dei quanti, continue commistioni di livello. Un supermarket dell’insolito a cui ho contribuito pure io. Prima di vagheggiare metafisiche fughe verso l’ignoto, è necessario ancorarsi alla realtà dell’esperienza.
Primo passo è accettarsi così come si è e, naturalmente, nello sforzo di tendere alla perfezione, così come prescrive il dettato evangelico.
Uscire dal proprio terreno è impresa rischiosa se non inutile.
Si fa un gran parlare nel nostro ambiente di pratiche realizzative orientali, antroposofiche, celtiche, neopagane. Segui Osho? Perdi la strada di casa. Applichi “La dottrina zen del vuoto mentale” di Suzuki, che fa testo? Ti accorgerai, sempre se fai in tempo, di implodere psichicamente. Steiner? È come seguire contemporaneamente dieci film in un multisala senza capire la trama. Invochi Apollo Dioniso Pan? Aspetta e spera… Evochi gli elementali? È come andare a funghi senza conoscere il posto magico. Non credo agli stordimenti zen né riparare in un eremo, per vivere sereni.
Ovunque vai, ti porti appresso le tue zavorre. La felicità in terra, ricordiamo, è l’inferno. Se manchiamo di rapportarci con la perfezione celeste saremo sempre più insulsi e, ovvio, infelici. L’apostasia progressiva la credo inevitabile. Si tratta di un decadimento insito nella nostra natura; nel volgere dei millenni si sono originate bolle di resistenza chiamate civiltà, poi la piena ha ripreso il suo corso.
Nostro dovere è creare una bolla di civiltà, anche minuscola, fra quattro amici. La palingenesi in grado di fermare la distruzione potrà venire dai pochi disposti a tutto pur di salvare gli altri. Ce lo insegna Cristo. Ingrossare l’ego, sperare di potenziare le proprie facoltà psichiche, chiedere aiuto a divinità spente, non ci porterà a niente di buono.
La Via è più semplice di quanto si pensi, sebbene non sia facile: dobbiamo diventare fili di rame, attraverso cui Dio passa come una travolgente corrente elettrica.





