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PAKISTAN, LA NUOVA CAMPAGNA ANTITERRORISMO

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di Sergio Restelli

Il 22 giugno, il Pakistan ha avviato l’Operazione Azm-i-Istehkam (Risoluzione per la stabilità), una campagna globale antiterrorismo per combattere la crescente ondata di terrorismo e estremismo religioso. Storicamente, tali sforzi sono stati concentrati a Khyber Pakhtunkhwa (KP) e nel Belutistan e normalmente contro i gruppi terroristici anti-Pakistan che sono protetti in Afghanistan dai talebani. Questa nuova operazione sembra tuttavia essere significativamente influenzata dalla pressione della Cina. La tempistica dell’annuncio, poco dopo la visita del primo ministro Shehbaz Sharif in Cina, suggerisce che è una risposta alle preoccupazioni di Pechino per la sicurezza dei cittadini e degli interessi cinesi, soprattutto con l’inizio della seconda fase dei progetti del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC). Dato che gran parte del CPEC passa attraverso il Balochistan, dove il Pakistan è in costante guerra con la popolazione di Baloch, divisa tra Pakistan, Iran e Afghanistan, questa spinta “antiterrorismo” sembra mirare a spazzare via la resistenza di Baloch per gli interessi cinesi.

Liu Jianchao, un alto funzionario cinese, ha sottolineato durante la sua visita del 22 giugno a Islamabad che le minacce alla sicurezza sono la principale sfida alla cooperazione CPEC. Ha osservato che la situazione della sicurezza del Pakistan sta minando la fiducia degli investitori cinesi. La relazione è ulteriormente complicata dal significativo debito del Pakistan con la Cina e dalla recente assistenza finanziaria da parte di Pechino. Nonostante questi legami finanziari, gli attacchi contro i cittadini cinesi in Pakistan sono aumentati, come l’attentato suicida di marzo nel distretto di Shangla del KP che ha ucciso cinque ingegneri cinesi e il loro autista.

La nuova operazione antiterrorismo segue la rottura dei colloqui di pace tra Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) e Islamabad nel 2022, che ha portato a un aumento delle attività terroristiche a livello nazionale. Secondo il Centro per gli studi di ricerca e sicurezza, il Pakistan ha subito 1.524 morti e 1.463 feriti da 789 attacchi terroristici e operazioni antiterrorismo nel 2023, segnando un massimo di sei anni. Il generale Syed Asim Munir, capo dell’esercito pakistano, ha annunciato l’operazione, continuando la tendenza del consolidamento della potenza militare visto dal 2001.

Questo annuncio è arrivato due mesi dopo che il governo di coalizione sostenuto dai militari di Shehbaz Sharif ha preso il potere. Una tale mossa sarebbe stata più impegnativa sotto il precedente governo guidato dal Pakistan Tehreek-i-Insaf (PTI) di Imran Khan, i cui leader regionali hanno espresso preoccupazione per l’operazione e godono ancora di un ampio sostegno.

Gli analisti della sicurezza temono che questa nuova iniziativa, come quelle precedenti, possa influenzare negativamente la popolazione pashtun nelle aree tribali del KP e aumentare le vittime civili. Dall’annuncio, gruppi come il Pashtun Tahaffuz Movement (PTM) hanno protestato nelle aree tribali dominate dalla pashtun. La popolazione locale è minacciata sia dai gruppi terroristici islamisti che dalle attività delle forze armate nell’ambito della nuova operazione. Le precedenti operazioni nelle ex aree tribali amministrate a livello federale (FATA) hanno portato a significativi spostamenti.

Inoltre, il Movimento Balochistan (FBM) ha lanciato una campagna sui social media contro l’operazione, sostenendo che è stata avviata per volere della Cina e prendendo di mira la sovranità di Baloch. C’è un diffuso scetticismo sull’efficacia dell’operazione e sull’impegno dell’esercito ad affrontare tutte le minacce terroristiche piuttosto che prendere di mira selettivamente i gruppi sotto pressione cinese.

Una parte sostanziale della popolazione pakistana, in particolare i sostenitori di Imran Khan, diffida dell’establishment militare. I critici sostengono che la nuova campagna potrebbe essere utilizzata per colpire gli oppositori politici e i detrattori dell’esercito pakistano. In risposta alle crescenti critiche, la leadership dell’esercito pakistano ha espresso preoccupazione per le “critiche ingiustificate” e la falsa rappresentazione dell’operazione. Il governo ha chiarito il 25 giugno che l’operazione non sarebbe stata una “operazione militare cinetica su larga scala” né avrebbe comportato lo sfollamento di massa.

La tempistica di questa campagna militare pone sfide per il Pakistan, data la fragilità economica e l’opposizione politica del paese. Le popolazioni di Pashtun e Baloch sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze di questa campagna, che mira a soddisfare le richieste cinesi e ad attrarre ulteriori investimenti. Mentre la Cina rimane inalterata dai risultati dell’operazione, il Pakistan deve affrontare significative incertezze economiche e di sicurezza. L’efficacia dell’operazione Azm-i-Istehkam nell’eradicazione del terrorismo dal Pakistan sarà sotto osservazione.

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  • Redazione

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