La lungimiranza della grande intellettuale italiana
Leggo spessissimo, come accusa a Oriana Fallaci, l’accusa “era islamofoba!”.
Una parola che, nel lessico della sinistra contemporanea, è diventata un marchio infamante, una condanna senza appello e una macchia che dovrebbe cancellare ogni merito.
Accusa mossa, generalmente, da chi ha passato infanzia e giovinezza a parlar male di cattolicesimo e preti, a deridere le processioni, a insultare i dogmi, a ridere dei sacramenti e che non si azzarderebbe mai di dire che Togliatti o Gramsci erano “cattolicofobi”.
Eppure, tutta quella corrente ha sempre ripetuto come un mantra il motto marxiano “religione, oppio dei popoli”, senza mai fare distinzioni o fermarsi a chiedersi se, forse, alcune religioni fossero più oppio di altre.
Ma, evidentemente, Marx aveva messo una nota a piè di pagina e aveva scritto: “Tranne l’Islam, stattə accuortə” – proprio così, in napoletano.
Dunque, nello stesso discorso, puoi tranquillamente fare generalizzazioni in cui accusi i prelati cattolici di avere tutti un certo tipo di rapporto con i bambini e nessuno dirà una parola.
Puoi dipingere la Chiesa come una setta di depravati, un’organizzazione criminale, un nemico del progresso e sarai applaudito.
Ma se ti azzardi a dire che “non tutti i musulmani sono attentatori, ma…” – se osi completare quella frase con una critica, con un’analisi, con una preoccupazione – parte la scomunica. Parte l’accusa di islamofobia, la delegittimazione, la caccia alle streghe.
Un’asimmetria che è intellettualmente disonesta e moralmente inaccettabile.
Dunque, dire che Fallaci sarebbe “islamofoba” la rende moralmente esecrabile, razzista, una brutta persona da dimenticare.
Ma poi, aveva torto?
Assolutamente no. Non aveva per nulla torto ne “La Rabbia e l’Orgoglio”. Magari non ha azzeccato le previsioni, ha sbagliato qualche tono ed è stata troppo apocalittica in alcuni passaggi.
Ma metteva in guardia su un pericolo reale, ed è stata tra le prime a farlo, tra le prime a vedere ciò che molti si rifiutavano di vedere. E, per questo, è stata attaccata, derisa, isolata.
E, poi, una buona volta, lo vogliamo dire che, se sul piano personale, dei miei valori, delle mie percezioni, gusti e valori, a me non piace l’Islam, sono liberissimo di non gradirlo?
La libertà di espressione e le libertà personali non sono solo positive, ma anche negative.
Se a me non sta simpatico l’induismo – e no, non mi sta simpatico, ma non fa proselitismo e, in Italia, non è un problema – non devo farmelo piacere per forza.
Se non mi sta simpatica la religione dei Mormoni, non devo averla in simpatia per forza e tu non puoi obbligarmi a cambiare opinione.
E se mi vuoi costringere a tutti i costi ad averla in simpatia “perché non la conosco e me la vuoi far conoscere”, beh, stai facendo proselitismo o ti stai lasciando la porta aperta per farlo.
È un po’ come quando un missionario francescano andava dai nativi americani e spiegava che Pacha Mama era frutto dell’ignoranza e si metteva a spiegare perché il Vangelo era l’unica parola e, se lo rifiutavi, era perché non lo conoscevi bene.
Stessa logica, atteggiamento, presunzione.
E, prima di interventi moralisti: i musulmani, nella loro tradizione, sono convinti che tutti si nasca musulmani e che poi l’ignoranza e la formazione dataci dai genitori ci devi dalla vera fede e sono certi che il Corano sia la verità originaria.
Quindi, sono convinti che i non musulmani non siano maomettani per ignoranza e pregiudizio. È un’idea che, messa in pratica, significa che ogni dialogo è solo un preludio alla conversione, ogni scambio è solo un’occasione per il proselitismo.
Insomma, la sinistra, con il suo relativismo e il suo buonismo acritico, fa proselitismo per l’Islam o crea un ambiente favorevole al proselitismo islamico e neppure se ne rende conto.
O forse sì. Forse se ne rende conto, ma non le importa.
Perché l’importante è sentirsi dalla parte giusta, anche se questo significa tradire tutto ciò che dice di rappresentare.
E, allora, davvero, meglio Oriana Fallaci, che aveva il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, che di questa sinistra ipocrita che si nasconde dietro il relativismo per difendere l’indifendibile.





