Nel rinnovo di metà della camera alta il Rassemblement national elegge nove senatori e sale a 14 seggi con gli alleati di Ciotti – In Svezia la sinistra non riesce a formare il governo
Nel rinnovo di metà della camera alta francese – 178 seggi su 348, votati domenica 27 settembre – il partito guidato da Marine Le Pen ha eletto nove senatori.
Sommati ai tre entrati nel 2023 e ai due dell’Unione delle destre per la Repubblica di Éric Ciotti, l’ex leader dei Repubblicani passato con Le Pen, fanno 14 seggi: il quadruplo di prima, un record, e soprattutto la prima volta sopra la soglia dei dieci senatori necessaria per costituire un gruppo, riferisce Reuters.
Jordan Bardella, 30 anni, presidente del partito, ha confermato che i suoi senatori si organizzeranno in gruppo insieme agli alleati di Ciotti.
Il Senato non è eletto dai cittadini, ma i «grandi elettori»: deputati, consiglieri regionali e dipartimentali e soprattutto sindaci e consiglieri comunali.
Aspetto questo assai rilevante, in quanto evidenzia come una parte del mondo politico ormai accetti l’idea che la Le Pen possa diventare presidente della Repubblica.
I nuovi eletti arrivano dalle roccaforti del Sud: due nelle Bouches-du-Rhône, il dipartimento di Marsiglia, due nel Var, uno in Seine-Maritime, in Normandia; i due di Ciotti nelle Alpes-Maritimes, attorno a Nizza.
Un gruppo autonomo significa però avere più risorse: collaboratori, finanziamenti, tempi parlamentari. L’affermazione di RN, per quanto limitata rispetto al peso politico nazionale, è comunque un passo avanti importante per un partito che potrebbe anche conquistare l’Eliseo nel voto di aprile e maggio 2027.
Pessime notizie per la sinistra arrivano dalla Svezia dove la leader dei socialdemocratici Andersson ha ammessso di non riuscire a formare un governo.
Il presidente del Parlamento affiderà questo incarico a un altro leader di partito, che potrebbe essere il premier conservatore uscente Ulf Kristersson.
La leader dei social democratici in Svezia, Magdalena Andersson, ha affermato di non essere riuscita a formare un governo.
“Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo”, ha detto in conferenza stampa.
Ciò significa che il presidente del Parlamento affiderà questo incarico a un altro leader dipartito, che potrebbe essere il premier conservatore uscente Ulf Kristersson, senza alcuna garanzia di successo.
I quattro partiti di sinistra, guidati dai socialdemocratici di Andersson, avevano vinto di misura le elezioni del 13 settembre per soli 3 seggi.
Il fronte che sostiene Anderssion riunisce partiti con programmi in parte incompatibili tra loro, a partire dai rapporti non facili tra il Partito di Centro e il Partito della Sinistra su diversi dossier.
Tra i temi al centro della legislatura restano l’immigrazione, la sanità pubblica, il costo della vita e la sicurezza, questioni che hanno dominato una campagna elettorale definita da molti osservatori come una delle più polarizzate degli ultimi decenni in Svezia.





