Al fondo c’è lo Stato Etico hegeliano che determina i comportamenti ideologici della sinistra e della destra in egual misura
Si presume che un giurista, ossia un esperto di diritto che si dedica allo studio all’interpretazione e all’applicazione delle leggi che organizzano la società, sia non solo dottore (si intende laureato), ma anche dotto.
Tuttavia non è detto che sia anche edotto, ossia informato.
E qui siamo al cortocircuito di Garlasco, dove un dottore, che si presume dotto, non è edotto.
Non è un gioco di parole, ma la sintesi del fallimento eclatante dello Stato che esce dalla vicenda giudiziaria che ha preso il nome del paese dove si sono svolti i fatti in giudizio: Garlasco.
Vediamo i fatti.
Le ultime novità investigative sull’omicidio di Chiara Poggi emerse nel settembre 2026 riguardano gli accertamenti del RIS di Parma.
I punti chiave emersi dall’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Pavia e dall’analisi dei dati grezzi estratti dai server del RIS sono, in primo luogo, che i test negativi sui pedali della bicicletta sono scomparsi dagli atti.
Il 20 settembre 2007 (pochi giorni prima del primo fermo di Alberto Stasi), due contro-analisi effettuate sul materiale genetico prelevato dai pedali della bicicletta diedero esito totalmente negativo, ossia senza tracce del DNA di Chiara Poggi.
Vi è poi la discordanza non approfondita. Il giorno precedente, 19 settembre, una prima analisi sullo stesso estratto biologico aveva invece evidenziato un profilo attribuibile alla vittima. Nonostante la palese discordanza, gli esiti negativi del giorno dopo non risultano essere mai stati inseriti nel fascicolo del processo.
Secondo i consulenti della Procura, quei risultati avrebbero dovuto imporre approfondimenti che all’epoca non furono eseguiti. Il presunto DNA della vittima sul pedale fu invece uno degli elementi cardine dell’accusa iniziale, su cui fu fondata l’ipotesi di una presunta sostituzione dei pedali.
Questi i fatti che sono resi pubblici non da un giornalista, ma dalla Procura di Pavia.
Il fallimento sistemico dello Stato di diritto
Se, come dice la Procura, sono stati nascosti elementi fondamentali per decidere se una persona è o non è colpevole di un reato, siamo di fronte, e il caso di Garlasco lo rende evidente, al fallimento eclatante dello Stato di diritto e persino dello stesso concetto di Stato democratico.
Non sono mai stato interessato ai processi, in quanto nelle narrazioni giornalistiche diventano delle soap opera per un pubblico nullafacente e alla ricerca di sensazioni, ma il caso Garlasco (forse varrebbe la pena di guardare anche ad altri casi simili) è paradigmatico del fallimento dello Stato ed è, pertanto, non un errore giudiziario, ma un errore di sistema che ne mette in crisi la credibilità.
Quando dico errore di sistema, intendo non solo lo Stato e le sue istituzioni in senso stretto, ma la stessa concezione dello Stato e delle sue istituzioni.
Lo Stato fallisce perché si ritiene non fallibile. Sembra un controsenso, ma è così. Ormai non ci si rassegna più alla limitatezza delle possibilità conoscitive umane, ma si ritiene che ci sia una verità assoluta che è a disposizione e che ci siano i mezzi per conoscerla.
Lo stesso concetto di scienza, che presuppone la verifica e la falsificazione (Popper) è stato ridotto all’infallibilità della tecnica. Ne deriva, pertanto, che siamo entrati tutti quanti nei film americani dove nei laboratori delle varie agenzie investigative si scopre sempre il colpevole grazie ai potenti mezzi della tecnologia, ormai assurta a nuova divinità.
Un tempo, quando ero piccolo e agiva ancora il buon senso, valeva la regola: “In dubio pro reo”, locuzione latina usata nell’ambito del diritto penale che significa letteralmente «nel dubbio, [giudica] in favore dell’imputato».
Questa frase, tratta dal Digesto giustinianeo (D.50.17.125), indica che quando non v’è certezza di colpevolezza è meglio che il giudice accetti il rischio di assolvere un colpevole piuttosto che quello di condannare un innocente.
Massima giuridica che esprime il principio per cui l’interesse alla tutela dell’innocente prevale sull’interesse alla condanna del colpevole (oppure reo).
Tale principio trova, ad esempio, applicazione nel codice di procedura penale, art. 527, in cui si stabilisce che, nel deliberare la sentenza, «in ogni altro caso, qualora vi sia parità di voti, prevale la soluzione più favorevole all’imputato».
Lo Stato non è più di diritto ma etico
Il problema è che dal buon senso, dalle logiche giustinianee, dalla concezione di uno Stato che deve cercare la verità e amministrare la giustizia secondo le leggi degli uomini e che, pertanto, può anche non riuscire a giungere alla verità, si è passati all’ideologia hegeliana dello Stato etico e alla concezione scientista che considera la tecnologia capace di essere infallibile.
Non solo, ma in un contesto ideologico di questa fatta, allo Stato si chiede di trovare a tutti i costi un colpevole da punire, pena il venir meno dell’assunto ideologico che lo Stato è etico e, pertanto, per sua natura superiore alla fallibilità umana.
Siamo di fronte alla stessa logica che governa il concetto di pace giusta, dove si dà per scontato che l’aggettivo giusta sia identificabile ideologicamente e non in un equilibrio che si determina tra le parti sulla base della realtà.
Nessuna pace che l’umanità abbia conosciuto è mai stata “giusta”, ma ogni pace è stata quella possibile, accettata e concordata sulla base di fattori tra i più vari che determinano un equilibrio accettabile.
Il fallimento dello Stato di diritto e dello stesso Stato democratico a Garlasco non è solo dovuto al fatto che un magistrato e degli avvocati, che sono dottori e dotti e non sono stati edotti, ma anche per il fatto che lo Stato è concepito come infallibile e, pertanto, deve assolutamente trovare un colpevole, comunque sia.
Questa idea dello Stato porta alla follia per la quale si riaprono di volta in volta le indagini sul celebre delitto irrisolto diventato noto come “Delitto di Via Poma” (l’omicidio di Simonetta Cesaroni).
Il 7 agosto 1990 Simonetta Cesaroni fu uccisa negli uffici dell’AIAG (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù) in via Carlo Poma, nel quartiere Prati.
Nonostante decenni di indagini, sospetti su portieri, colleghi e sull’allora fidanzato Raniero Busco (assolto poi in Cassazione), l’assassino non è mai stato identificato e il caso rimane uno dei cold case più enigmatici d’Italia.
In uno Stato normale, non considerato etico, si ammetterebbe semplicemente che a volte la ricerca della verità dei fatti non è stata possibile, ma così non è quando l’ideologia dello Stato etico si associa a quella dell’onnipotenza della tecnica, che ci ha portati al transumanesimo.
Lo Stato Etico di Hegel
Lo Stato Etico rappresenta è il punto d’arrivo della filosofia politica e sociale di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, teorizzato principalmente nei Lineamenti di filosofia del diritto (1821).
Per comprendere la concezione hegeliana dello Stato, occorre collocarla all’interno della dialettica dello Spirito Oggettivo.
Hegel teorizza un “Diritto Astratto”, che si occupa della libertà formale dell’individuo come persona giuridica (proprietà, contratto, torto-pena); è una dimensione puramente esteriore e legale.
Hegel affronta poi il tema della moralità, che riguarda l’interiorità dell’individuo, il bene inteso come intenzione, dovere e coscienza individuale (la morale kantiana), che rimane tuttavia astratta se non si traduce in istituzioni concrete.
L’Eticità (Sittlichkeit) è la sintesi e l’unificazione del diritto astratto e della moralità. Qui il bene e la libertà non sono più solo idee o norme interiori, ma si realizzano concretamente nella vita di una comunità attraverso tre gradi: la Famiglia (unità naturale fondata sull’amore e sul patrimonio comune); la Società Civile (il sistema dei bisogni, dell’economia, dell’amministrazione della giustizia e della polizia, in cui gli individui perseguono interessi particolari ed entra in gioco la competizione) e lo Stato (il momento supremo in cui l’interesse privato della società civile e l’universo morale si fondono).
Lo Stato hegeliano non è un semplice organo di controllo o un insieme di leggi per garantire la sicurezza (come nel liberalismo), ma è l’incarnazione dei valori etici e culturali di un popolo. Logicamente e assiologicamente (valorialmente), lo Stato viene prima dell’individuo.
L’individuo nasce già all’interno di una comunità statale, con una lingua, una cultura e un sistema di valori preesistenti. È lo Stato che fonda l’individuo e gli conferisce una reale identità e libertà, e non viceversa.
Hegel rifiuta l’idea che lo Stato nasca da un “contratto sociale” tra individui (come sostenuto da Hobbes, Locke o Rousseau). Se lo Stato fosse fondato sul consenso individuale, la sua stabilità e autorità dipenderebbero dal capriccio o dall’arbitrio dei singoli.
Hegel critica la visione dello Stato come “stato di diritto” o “guardiano notturno”, ridotto a mero strumento per proteggere la proprietà privata o la sicurezza individuale. Per Hegel, se lo Stato serve solo a soddisfare i bisogni individuali, si rimane al livello della società civile.
In Hegel lo Stato non annulla l’individuo, né sopprime le libertà civili, ma le presuppone e le ordina all’interno di un quadro razionale di leggi.
Lo Stato Etico declinato nel totalitarismo da sinistra e da destra
La concezione hegeliana dello Stato Etico ha rappresentato un potente modello teorico per diversi regimi autoritari e totalitari.
Il punto di contatto tra Stato Etico e totalitarismi risiede nella subordinazione dell’individuo alla volontà dello Stato.
In Italia, il filosofo Giovanni Gentile riprese e rielaborò il concetto di Stato Etico di Hegel per fornire l’impalcatura teorica al regime fascista. Nella visione gentiliana lo Stato non è un mero garante delle libertà individuali, ma un’entità spirituale e morale che “educa” i cittadini, ne assorbe le volontà individuali e definisce cosa sia il Bene comune. L’individuo trova il suo valore e la sua realizzazione unicamente in quanto parte dello Stato.
A quanto pare lo Stato italiano e le sue istituzioni sono, al di là di ogni proclamata fedeltà alla Costituzione che vuole il popolo sovrano, intrisi di ideologia gentiliana.
Considerare lo Stato come l’incarnazione della Ragione e della Morale porta a considerare qualsiasi forma di dissenso non semplicemente come un’opinione diversa, ma come un’irrazionalità o una deviazione morale da correggere o sopprimere.
L’atteggiamento della sinistra progressista attuale è esattamente questo: dare del fascista a chiunque non condivida le idee del progressismo come deviazione da stigmatizzare e da correggere.
Va così che i progressiti, che danno dei fascisti agli altri, si comportano da perfetti interpreti dello Stato etico in chiave totalitaria.
Gli effetti si vedono anche nella vicenda Garlasco.
In uno Stato di Diritto i diritti inalienabili dell’uomo (libertà di espressione, di associazione, di culto) preesistono allo Stato e ne limitano il potere. La legge serve a proteggere l’individuo dal potenziale arbitrio dell’autorità statale.
Nello Stato Etico i diritti non sono innati, ma vengono “concessi” dallo Stato. Non c’è un “fuori” dallo Stato: se il Bene coincide con la volontà statale, la libertà dell’individuo consiste solo nell’adeguarsi ad essa.
Lo Stato Democratico riconosce il conflitto sociale e la pluralità di idee e visioni del mondo come ricchezza e fattore di progresso. Lo Stato Etico tende all’omogeneità morale e culturale. Il pluralismo viene percepito come frammentazione o debolezza da ricomporre nell’unità superiore dello Stato.
Il concetto di Stato Etico sia stato il veicolo teorico che ha giustificato il primato assoluto del potere statale sulle libertà individuali, ponendosi in aperta antitesi con le democrazie liberali contemporanee.
La vicenda di Garlasco, se non vogliamo ridurla ad una nuova puntata della soap opera giudiziaria, mette a nudo un aspetto dello Stato italiano e delle sue istituzioni che è quello di chi proclama la Costituzione repubblicana e vive nella logica hegeliana dello Stato Etico, che, guarda caso, associa sia chi è ideologicamente di destra, sia chi è ideologicamente di sinistra.
Un mondo della politica che avesse finalmente la voglia di riscoprire i fondamentali dovrebbe affrontare questo immenso vulnus che oggi ci compare davanti nella fattispecie di dottori dotti ma non edotti.





