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Quando la sinistra viene spianata sui migranti

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Quando la sinistra viene spianata sui migranti

E crolla il castello di sabbia della narrazione di sempre

C’è un momento, in politica, in cui la propaganda sbatte contro la realtà. E quando succede, il rumore si sente.

Per anni ci hanno raccontato che il problema dell’immigrazione fosse soprattutto colpa di chi oggi governa. Bastava pronunciare la parola Meloni e, magicamente, arrivava la spiegazione universale: razzismo, cattiveria, disumanità, emergenza inventata.

Poi qualcuno ha avuto la pessima idea di ricordare i numeri, i fatti e soprattutto quello che accadeva quando a Palazzo Chigi governava la sinistra.

Ed ecco che il castello di sabbia comincia a sgretolarsi.

A Lampedusa, secondo quanto riferito da Bignami citando il sindaco, la situazione sarebbe oggi molto più normalizzata rispetto agli anni delle grandi emergenze. E allora sorge una domanda semplicissima: se oggi una situazione migliora, perché bisogna fingere che non sia successo?

Perché evidentemente nella politica italiana esiste una regola curiosa: se una cosa va male con la destra, è colpa della destra; se va meglio con la destra, è comunque colpa della destra.

Una specie di teorema matematico della propaganda: Meloni colpevole per definizione.

E quando arriva la Spagna, con controlli sui cittadini italiani in ingresso, la commedia diventa ancora più interessante.

La sinistra che normalmente ci spiega quanto siano sacrosanti i diritti, quanto siano intoccabili le frontiere europee e quanto sia fondamentale la solidarietà tra Paesi, improvvisamente scopre una vocazione inedita: difendere la Spagna contro il governo italiano.

A questo punto viene quasi spontaneo chiedere: ma siete con gli italiani o contro Meloni?

Perché se il criterio è sempre e soltanto “tutto ciò che danneggia Meloni va bene”, allora non siamo più davanti a una politica migratoria.

Siamo davanti a una malattia politica chiamata antiberlusconismo 2.0, con un nuovo bersaglio e lo stesso copione.

E c’è un’altra ironia.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che viene presentato come una grande svolta europea, contiene proprio quella logica di gestione delle frontiere, procedure accelerate e maggiore cooperazione tra Stati che la destra italiana rivendica da tempo.

Insomma, improvvisamente ciò che ieri era “disumano” domani potrebbe diventare “una scelta europea necessaria”.

Basta cambiare il nome di chi la propone.

Ed è qui che il castello di sabbia della narrazione rischia di crollare definitivamente.

Perché una cosa è criticare il governo Meloni – ed è sacrosanto in democrazia.

Un’altra cosa è raccontare agli italiani che prima era tutto sotto controllo, poi è arrivata la destra e ha inventato il problema.

No.

L’immigrazione è una questione enorme, complessa, europea e internazionale. Non è nata nel 2022 e non finirà nel 2027.

Ma se vogliamo discuterne seriamente, allora dobbiamo smetterla con la memoria selettiva.

Ricordiamoci Lampedusa quando governava la sinistra.

Ricordiamoci gli sbarchi.

Ricordiamoci le emergenze.

Ricordiamoci le promesse europee rimaste spesso sulla carta.

E ricordiamoci soprattutto una cosa: la realtà non vota né PD né Fratelli d’Italia.

La realtà arriva sulle nostre coste, entra nei nostri aeroporti, attraversa le frontiere e obbliga i governi a prendere decisioni.

Ed è proprio per questo che, quando la realtà non coincide con la narrazione, non è la realtà a dover essere censurata.

È la narrazione che deve essere aggiornata.

E oggi, per qualcuno, quel castello di sabbia sta diventando davvero difficile da ricostruire.

Perché puoi discutere sulle soluzioni.

Puoi contestare Meloni.

Puoi contestare Salvini.

Puoi contestare Bignami.

Puoi contestare il governo.

Ma una cosa non puoi fare: pretendere che gli italiani abbiano dimenticato quello che è successo prima.

La memoria, purtroppo per la propaganda, non è ancora stata abolita.

E quando torna a galla, qualche castello di sabbia rischia inevitabilmente di finire sotto l’acqua.

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