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Accordo di libero scambio UE – India: scommessa storica

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India, Italia, UE

L’Italia saprà cogliere l’opportunità?

Il 27 gennaio 2026, dopo quasi due decenni di lunghe negoziazioni, l’UE e l’India hanno annunciato ufficialmente la conclusione dei negoziati per l’Accordo di libero scambio (ALS).

Questo accordo storico, che riguarda 2 miliardi di persone e rappresenta circa un quarto del PIL globale, eliminerà o ridurrà i dazi doganali sul 96,6% delle esportazioni UE verso l’India e si prevede che consentirà agli esportatori europei di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno.

Per l’Italia, dai macchinari e attrezzature ai beni di lusso e ai prodotti agricoli, questo accordo apre la strada al raddoppio delle esportazioni.

Tuttavia, l’adeguatezza dei dati, la tassa sul carbonio alla frontiera CBAM e le manovre politiche interne in India rimangono fattori di seria preoccupazione che incombono su questa opportunità.

Nel settembre 2026, la Commissione europea ha formalmente presentato l’accordo di libero scambio con l’India al Consiglio dell’Unione europea, richiedendone l’autorizzazione alla firma.

Ciò significa che l’accordo è a pochi passi dall’entrata in vigore formale, necessitando dell’approvazione del Consiglio, del Parlamento europeo e della ratifica in India.

Una volta in vigore, l’accordo sarà il più grande accordo commerciale mai firmato tra l’UE e l’India.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annunciando la conclusione dei negoziati a Nuova Delhi, ha dichiarato: “Abbiamo creato un’area di libero scambio con 2 miliardi di persone… Abbiamo inviato un segnale al mondo che la cooperazione basata sulle regole può ancora produrre risultati eccellenti”.

I dati parlano chiaro: gli scambi commerciali tra UE e India in beni e servizi superano attualmente i 180 miliardi di euro all’anno, sostenendo quasi 800.000 posti di lavoro nell’UE.

L’India è attualmente il nono partner commerciale dell’UE per quanto riguarda le merci, con un interscambio bilaterale che dovrebbe raggiungere i 118 miliardi di euro entro il 2025.

Per l’Italia, questo accordo arriva in un momento molto opportuno. A seguito della firma dell’accordo, Adolfo Urso, Ministro italiano per le Imprese e il “Made in Italy”, dichiarò: “Il 2025 sarà un anno difficile per il commercio globale, ma le nostre esportazioni verso il mercato indiano hanno continuato a crescere, con un aumento di quasi il 10%. Grazie all’accordo di libero scambio, ora possiamo puntare a raddoppiare le nostre esportazioni nei prossimi tre anni”.

Le esportazioni italiane verso l’India hanno raggiunto i 5 miliardi di euro nei primi 11 mesi del 2025, con macchinari e attrezzature a fare da traino, per un valore di oltre 1,8 miliardi di euro. In base all’accordo, le attuali tariffe indiane sui macchinari UE, che arrivano fino al 44%, saranno quasi completamente eliminate.

Ciò andrà a diretto vantaggio dei produttori italiani di macchinari, dalle attrezzature per l’imballaggio all’automazione industriale, settore in cui l’Italia vanta un elevato numero di PMI altamente competitive.

Un potenziale ancora maggiore risiede nel settore dei beni di consumo. L’India attualmente impone tariffe fino al 150% sui vini UE, la stessa percentuale sui superalcolici e un massimo del 45% sull’olio d’oliva.

L’accordo ridurrà i dazi sul vino al 20 – 30%, sui superalcolici al 40% e sull’olio d’oliva a zero entro cinque anni. Per le aziende vinicole, i produttori di olio d’oliva e gli esportatori di prodotti alimentari di alta gamma italiani, questo rappresenta la chiave per accedere al mercato emergente della classe media indiana.

L’accordo prevede anche un meccanismo di supporto specifico per le PMI italiane: entrambe le parti istituiranno punti di contatto per fornire alle PMI informazioni relative all’accordo e aiutarle a risolvere problematiche specifiche.

Un altro settore degno di nota è quello dei componenti auto: il dazio indiano del 110% sulle automobili sarà gradualmente ridotto al 10%, con una quota di 250.000 veicoli all’anno, e i dazi sui componenti auto saranno completamente eliminati entro cinque-dieci anni.

Si prevede che i fornitori italiani di componenti di precisione si integreranno nel settore in rapida espansione dei veicoli elettrici e della mobilità in India.

L’altro aspetto dell’accordo è l’accesso dell’India al mercato dell’UE. L’India ha ottenuto un accesso preferenziale al mercato dell’UE per oltre il 99% dei suoi beni esportati, tra cui tessili, pelletteria, calzature, pietre preziose e gioielli, prodotti ittici, prodotti ingegnerizzati, prodotti chimici e farmaceutici.

L’industria farmaceutica indiana ne trarrà particolare beneficio. L’Ufficio informazioni del governo indiano ha esplicitamente affermato che l’accordo “sblocca un mercato UE da 572,3 miliardi di dollari per prodotti farmaceutici e dispositivi medici”.

La posizione dell’India come “farmacia del mondo” sarà ulteriormente consolidata.

Nel settore dei servizi, l’India si è assicurata impegni in 144 sottosettori, tra cui IT/ITeS, servizi professionali e servizi di istruzione. Il Memorandum d’intesa su un quadro di cooperazione globale in materia di mobilità, firmato contestualmente, agevolerà la libera circolazione di lavoratori qualificati, studenti e ricercatori, e l’UE prevede di istituire un “ufficio portale legale” dedicato al settore ICT.

Tuttavia, il consenso raggiunto dopo aver intervistato diversi analisti commerciali è che la firma del testo dell’accordo sia solo l’inizio e che gli attriti a livello di attuazione potrebbero protrarsi per anni.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE rappresenta la preoccupazione più immediata. Sebbene l’India si sia assicurata un allegato CBAM dedicato e un meccanismo di “dialogo tecnico” nell’ambito dell’accordo, garantendo il trattamento della nazione più favorita in termini di flessibilità del CBAM, le tariffe del CBAM aumenteranno gradualmente nel tempo e la sua copertura si estenderà a un maggior numero di prodotti a valle.

Un’analisi della Carnegie Endowment for International Peace sottolinea: “Ogni anno, gli esportatori indiani hanno una cifra ben precisa a cui fare riferimento per dire: ‘Date con una mano, prendete con l’altra’”.

Il pacchetto di transizione da 500 milioni di euro promesso dall’UE potrebbe presto esaurirsi e il tempo necessario all’India per istituire un sistema di scambio di quote di emissioni di carbonio approvato dall’UE sarà molto più lungo del previsto.

L’adeguatezza dei dati rappresenta un altro ostacolo strutturale. L’India non ha ancora ottenuto la certificazione di adeguatezza dei dati ai sensi del GDPR dell’UE e gli analisti ritengono che sia “improbabile che la ottenga a breve termine”.

Ciò significa che le aziende IT indiane dovranno ancora fare affidamento sulle clausole contrattuali standard per il trattamento dei dati personali europei, con conseguente aumento dei costi e dell’incertezza giuridica.

“Il vantaggio competitivo dell’India risiede nei servizi e il flusso di dati è la spina dorsale del commercio moderno di servizi. Senza un’adeguata integrità dei dati, il settore dei servizi opera con una mano legata”.

Inoltre, all’interno del Parlamento europeo, si discute del capitolo “Commercio e sviluppo sostenibile” dell’accordo. Alcuni membri del parlamento e ONG ambientaliste eserciteranno pressioni sull’aumento delle emissioni di carbonio dell’India, sebbene al momento ciò non sembri costituire un veto decisivo.

Sulla base dei progressi attuali, si prevede che l’accordo entri ufficialmente in vigore entro la fine del 2026 o la prima metà del 2027. Matteo Zoppas, presidente dell’ICE, Agenzia Internazionale per il Commercio Estero, ha definito l’accordo “un successo concreto della diplomazia europea, in particolare di quella italiana”, sottolineando che le due regioni insieme contano circa 2 miliardi di abitanti e rappresentano circa un quarto del PIL mondiale.

Per le aziende italiane che intendono entrare nel mercato indiano, è giunto il momento di prepararsi. Una volta che l’accordo entrerà ufficialmente in vigore, le riduzioni tariffarie saranno implementate gradualmente, con un periodo di transizione di cinque-dieci anni per alcuni prodotti. Chi aderirà per primo otterrà un vantaggio competitivo sproporzionato.

Tuttavia, tale accordo “non risolve tutti i problemi”.

L’attuazione del meccanismo CBAM, dei flussi di dati e delle barriere non tariffarie determinerà se questo documento storico sarà solo una vittoria sulla carta o un punto di svolta che rimodellerà realmente le relazioni economiche tra l’UE e l’India.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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