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Loki, il veggente

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Loki

Georges Dumézil racconta uno dei personaggi più enigmatici e affascinanti della mitologia norrena

Per i tipi di Adelphi è stato appena pubblicato un volume di scritti di Georges Dumézil dal titolo Loki.

Il volume raccoglie testi dell’Autore pubblicati nel 1948, con l’aggiunta di un altro testo apparso originariamente nel 1959 quale terzo capitolo del suo saggio Gli dèi dei Germani.

Chi è Loki?

La seconda di copertina lo presenta al lettore così: Dio senza culto, sprovvisto di un luogo sacro e di un ruolo preciso, e tuttavia indispensabile – senza di lui interi cicli mitologici risulterebbero privi di senso -, Loki è uno dei personaggi più enigmatici e affascinanti della mitologia norrena.

Georges Dumézil, storico delle religioni, linguista e filologo francese, è noto soprattutto per le sue ricerche e analisi sull’origine dei miti fondativi dei popoli indoeuropei.

Nel testo citato del 1959, egli afferma in modo conclusivo che il dramma della morte di Baldr, così come narrato nella Gylfaginning, “è la chiave di volta della storia del mondo“[1], cioè passata presente e futura.

E cioè la medesima storia, in mutate forme, raccontata all’inizio dai popoli indoeuropei e poi, in diverse versioni, sempre la stessa storia del mondo ripresa da indiani, iranici, scandinavi, caucasici, greci, romani, cristiani, islamisti e quanti altri.

Nella prima parte di Loki, la “chiave di volta della storia” emerge in modo incompleto, attraverso analisi parallele di documenti che l’Autore svolge tra il corpus della mitologia scandinava e quella osseta, considerati gli Osseti quali ultimi discendenti dei popoli caucasici, che l’Autore chiama gli “Iranici di Europa“, e, tra questi, i più noti sciti.

Il focus è rappresentato dalle figure, corrispondenti, di Loki, nel racconto mitologico degli Scandinavi[2], e di Syrdon, nel racconto mitologico degli Osseti.

Le ricerche e le analisi svolte da Dumèzil portarono l’Autore a scrivere nel 1948 che: Così il ruolo di Loki nella morte e nella <mancata resurrezione> di Baldr e quello di Syrdon nella morte di Soslan (e marginalmente nella <mancata sopravvivenza> del giovane alleato di Soslan) si corrispondono sia nella motivazione, sia nell’intreccio, sia nelle conseguenze (…) Di colpo, numerose soluzioni si eliminano e, di fatto, non ne resta che una![3]

Ma, più che gli elementi essenziali che contraddistinguono entrambe le figure, qui interessa precisare gli elementi essenziali della storia, che abbiamo sottolineato essere sempre la medesima.

E allora: Odino ha due figli, Baldr e Hodr. Hodr è cieco ed è forte, ma gli dèi non vogliono che sia nominato. Baldr è il migliore di tutti e tutti lo lodano. E, tuttavia, la natura ha posto a Baldr una condizione: nessuno dei suoi giudizi può realizzarsi. Baldr, dopo essere stato ucciso con la complicità di Loki, dimora nel cielo di Hel, dove non vi è nulla d’impuro.

Odino vorrebbe che Baldr, liberato, ritorni nel mondo e pertanto chiede a <tutte le cose del mondo> di piangere la morte di Baldr e così fare in modo che egli possa ritornare. I messaggeri inviati nel mondo ottengono il consenso di tutti, tranne che di una strega di nome Tokk.

Ai messaggeri, dall’antro della sua caverna, Tokk dice: Tokk piangerà con lacrime secche la cremazione di Baldr! /Né vivo né morto ho approfittato del figlio dell’uomo: /che Hel conservi quello che ha![4].

Chi è Tokk?

Nella stessa Gylfaginning si suppone che si tratti di Loki.

E allora: trattandosi qui di un’opera, Loki, ora ripresa dall’Adelphi, la memoria si fa incline al testo post mortem del suo Vate, Roberto Calasso.

Nel capitolo finale del medesimo, al termine delle sue annose ricerche e analisi, Calasso conclude dicendo: L’Agnello conosce ciò che il Veggente conosce. Ma nessun altro lo può. È l’ordine del mondo e al tempo stesso il suo destino. Non c’è nulla che vada oltre[5].

Chi è l’Agnello?

Egli è stato ucciso fin dall’origine del mondo, senza alcuna colpa. La cristianità è l’ultimo tentativo di eliminare la colpa. L’Apocalisse tentò di abolire il mondo quale era, ma ha lasciato trionfare l’Agnello con il suo sangue sgorgante[6].

Allo stesso modo, il Veggente voleva distruggerlo fino a cancellarne la memoria[7] (…) Ma non c’era nulla di meglio del cosmo. Spaccare la volta celeste. Si fermò lì[8].

Come chiamare l’autore dell’Apocalisse?

… Non pochi lo definiscono come il “Veggente”. Veggente può essere sempre chiunque[9].

Note

[1] G. Dumèzil, Loki, Adelphi 2026, p. 183.
[2] In proposito, è interessante notare come anche il racconto universale degli Autori di Il mulino di Amleto (1969), Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, prende le mosse dal retaggio dei popoli scandinavi.
[3] Dumèzil, op. cit., p. 150.
[4] Ibidem, pp. 184-185.
[5] R. Calasso, Sotto gli occhi dell’Agnello, Adelphi 2022, p. 102.
[6] Ibidem, p. 89.
[7] Ibidem, p. 79.
[8] Ibidem, p. 73.
[9] Ibidem, p. 44.

Autore

  • Angelo Giubileo

    Angelo GiubileoAngelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.

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