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Le falle del sistema delle entrate dello Stato che va riformato

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entrate dello Stato

Le anomalie del sistema italiano

Conoscete la tabella delle aliquote IRPEF? Bene, dimenticatela perché non serve a niente.
State seguendo la discussione sull’allargamento ai redditi sino a 60.000 Euro dell’aliquota del 33%? Bene, consideratela solo occasione di polemica e poco altro.

I recenti dati dell’ISTAT sono stati frettolosamente messi sotto la cenere: perché il j’accuse mosso al sistema politico è impietoso se solo si vuole leggere quello che davvero quei dati indicano.

Lo studio della CIDA rigira il coltello nella piaga.

L’analisi del carico fiscale individua anomalie di un sistema pensato come di prelievo progressivo e che non è più così. La distribuzione del carico fiscale tra i diversi redditi è ossessiva sui redditi medi, è falsa sui redditi medio-bassi.

Se si considera anche il reddito da capitale e patrimoniale diventa addirittura un prelievo regressivo per i redditi molto alti. L’intera curva delle aliquote e il sistema duale di tassazione andrebbero rivisti.

Le perle di questo bailame?

Ho contato, in difetto, 36 diversi bonus applicabili a redditi e ISEE diversi tra loro. Il reddito “base” viene in alcuni casi completamente stravolto per chi questi bonus riesce a acquisirli.

Non basta. Ho conteggiato, sempre per difetto, 21 diverse detrazioni alle imposte. La quota di coloro che accedono a queste detrazioni è notevole. Il rapporto tra reddito e tassazione completamente sconvolto.

Dimenticavo: vi sono da considerare, esistenti o per ora solo proposte, le detassazioni sugli aumenti, sulle tredicesime, su alcuni stipendi, sulla produttività. E poi i buoni pasto.

Il risultato distorsivo appare chiaro nel numero di persone che non pagano neanche un euro di tasse: nel 2025 sono stati circa 25 milioni di persone.

E, di contro, il 18,78% del totale dei contribuenti versa circa il 65% dell’intera IRPEF. Un’assurdità assoluta.

Ceto medio tartassato? Sì. Certo e insostenibile. Ma non è la sola stortura.

Il raccordo con il finanziamento del welfare completa il quadro. La spesa per sanità, assistenza sociale e servizi territoriali assorbe tutto l’IRPEF e buona parte delle imposta indirette. Tutto il resto, grosso modo, si fa ricorrendo massicciamente al debito.

Ma la spesa assistenziale continua a crescere senza ridurre in misura equivalente le aree di povertà. Dunque, se aumentano i poveri aumentando la spesa, dobbiamo capire dove si sta sbagliando.

Uno dei punti è proprio la numerosità degli aventi diritto a detrazioni, sconti e bonus. Il sistema attuale non consente di sapere chi, per esempio, cumula più bonus e più detrazioni. L’immagine della povertà si dilata oltre la verità, l’ingiustizia del sistema fiscale viene esasperata. La spesa assistenziale viene dilatata.

E poi c’è una chicca: perdere contemporaneamente detrazioni, agevolazioni e prestazioni se appena si superano alcune soglie di reddito si trasforma in una vera e propria benefit trap.

E già questo è un errore da evitare: perché un welfare efficace deve proteggere chi è in difficoltà e accompagnarlo verso l’autonomia, non creare nuovi disincentivi al lavoro e alla crescita professionale.

Ma, addirittura, in alcuni – non pochi – casi ciò comporta il nascondere una parte del proprio reddito per evitare che un aumento di 100 Euro/anno ne faccia perdere 400 e fino a 1.000 Euro.

Tutto il dibattito che gira intorno alle entrate fiscali e alla formazione del debito – compreso quello sul 3,1% anziché l’anticipo al 3% di debito nel 2025 – suona di un falso clamoroso.

Se non si affrontano i nodi di un rimodernamento dell’intero sistema delle entrate dello Stato, sistemi pensati per una società che non c’è più e inquinati da mancette, il rimedio populistico rimane la patrimoniale, quello demagogico rimane la tassazione dei super-qualcosa, solo una pezza a colori resta la proposta del Governo sul 33%.

Tutto il dibattito sociale risente di queste falsità: solletica uno scontro che resta fine e se stesso. Ma il problema vero è che non affronta la radice di un’ingiustizia sempre più grande. Che resta lì. Ed esploderà prima o poi.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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