Home Opinioni OMAGGIO A VITTORIO GHIDELLA E A UNA TORINO CHE NON C’E’ PIU.

OMAGGIO A VITTORIO GHIDELLA E A UNA TORINO CHE NON C’E’ PIU.

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di Giovanni Negri
 
Nei giorni bui del papà di Figlio Elkann, della Fiat e dell’auto italiana che è semplicemente finita, dei comitati di redazione che rappresentano “le giornaliste e i giornalisti di Repubblica”, dei 5 giorni di sciopero a La Stampa che a breve forse avrà difficoltà, degli uffici legale e fiscale portati ad Amsterdam e Londra, della Direzione ormai a Parigi, di Mirafiori che mette tristezza, della Juve che di riflesso e purtroppo mette tristezza anch’essa, dei direttori di giornali, ultimi giannizzeri di un declino giornalistico e culturale profondo, quanto quello industriale, ebbene in questi giorni tristi credo sia giusto e bello ricordare un’altra Torino, un’altra Fiat, altri manager, altri dirigenti.
Onore a lei, ingegner Vittorio Ghidella.
“Schivo e di carattere introverso, passava parte della sua giornata al lavoro in mezzo ai meccanici e ai lavoratori, il suo ufficio quasi sempre vuoto: sosteneva che le auto si guidano con il “culo” non con la lingua. Viveva con la famiglia sulla collina torinese e non faceva vita mondana, pochi amici e al di fuori dall’ambiente Fiat.
La Fiat Uno fu collaudata da lui personalmente, come ogni vettura del gruppo Fiat della sua gestione, sul percorso Livorno – Collesalvetti – Pinerolo – Cavour. Fu immortalato davanti ai cancelli di Mirafiori più volte a spingere un’auto-prototipo (piena di fili e nylon) con la quale era rimasto in panne.
Fu il padre di Fiat Uno, Croma e Tipo, di Lancia Delta e Thema, Alfa Romeo 164 e l’Autobianchi Y10. Il successo mondiale di vendite della Fiat Uno, diffusasi in tutti i continenti, segnò il punto di svolta nel rilancio della FIAT e più in generale del mercato dell’auto in Italia.”
Era il 1987 , quando Gianni Agnelli, delineando il futuro assetto ai vertici Fiat, indicò Ghidella quale futuro amministratore delegato del Gruppo, ma pochi mesi più tardi iniziarono forti contrasti con l’amministratore delegato in carica Cesare Romiti.
Era arrivata la politica, la cassa integrazione a dismisura, il debito galoppante, la fine dei tecnici e dei progettisti e tutto ciò che oggi è altamente emblemizzato dal Gruppo Gedi ridotto al Papà di Figlio, all’ufficio di Amsterdam, al vuoto di clienti che non gli comprano più nè le auto nè i giornali.
Le auto e i giornali bisogna saperli fare: non basta disegnarli sui tecnigrafi.

Autore

  • Redazione

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