di Giuseppe Augieri
Finalmente si è votato per l’Europa, che in realtà non è un soggetto statuale o quanto meno federale o confederale. Siamo così andati al voto. Per cosa non si è ben capito. Una campagna elettorale, non proprio tra gentiluomini e soprattutto tra gentildonne, fatta parlando dei problemi italiani. Chi ha ascoltato, mi risulta pochi, si deve essere posta la domanda se andando in Europa i nuovi eletti affronteranno – risolvere è un termine in disuso assoluto, meglio lasciarlo nel cassetto dei ricordi – i problemi che sono stati oggetti di scontro. Per esempio il salario minimo. O la sanità. O l’hotspot in Albania. Temi sui quali il Governo, al cospetto del giudizio di altri Paesi, forse non farebbe bella figura: ma l’opposizione ne farebbe una sicuramente ancora peggiore. Non preoccupiamoci la risposta è no.
Tuttavia non è vero che non vi siano proposte sui temi più caldi che riguardano l’Europa. Ho trovato un “simpatico” specchietto riassuntivo in un articolo di Money.it (Per chi votare alle elezioni europee? I programmi dei partiti a confronto (money.it). Confesso di sperare che si tratti di una sintesi del tutto arbitraria delle vere proposte. Mi domanderei, altrimenti, come è possibile che persino alle elezioni europee ci si debba presentare con un nutrito cahier de doléance accompagnato da proposte fumose e con molta demagogia al loro interno.
In verità cosa si farà in Europa, di cosa si discuterà e cosa si deciderà è un insieme di temi che si affronteranno solo dopo i risultati di queste elezioni? Al di là della avanzata delle destre (che comprende anche un riposizionamento – vero o finto che sia – nell’area dei conservatori) e della sorte del PSE, si tratta di capire se reggerà la maggioranza Ursula e la riproposizione di Von der Leyen alla sua guida. Scenari che ovviamente determineranno spinte, strade, obiettivi molto diversi tra loro. Da questo dipende come proseguire: il che dimostra che – oltre all’importanza delle poltrone – l’Europa è ad un bivio. E se riflettiamo che dovrà gestire una guerra in corso sui suoi territori, (che comprende anche il rapporto con la Nato e la creazione di una sua propria difesa), e il come affrontare la rivoluzione economica che si è avviata, si ha la misura della pochezza dei programmi presentati ed il senso dell’ importanza della strada che si imboccherà.
Spero che sia per questo motivo che tutti i temi “dell’eticità” tanto cari a molti nostri amici e compagni siano stati “accantonati”: delle indagini in corso nei confronti di Von der Leyen (che da noi sarebbero state motivo di barricate per chiederne le dimissioni e la non eleggibilità) alla vicenda tutta italiana denunciata dal senatore Pellegrino (che in un Paese normale avrebbe provocato più delle barricate) c’è un silenzio di tomba. Vedremo dopo, ma comunque vedremo: chiedo che sia senza insabbiare.
Ho provato un profondo disagio, in alcuni casi un senso di disgusto, quando ho avuto davanti agli occhi l’elenco delle liste, prima di mettere una croce su un simbolo. Ho almeno questo utilizzeato le preferenze per invertire l’ordine dato alle candidature: se si votano gli ultimi nella lista il segnale dovrebbe essere chiaro. Pensando ancora al voto il disagio aumenta.
Ho votato comunque: non accetto di chiamarmi fuori da questo confronto che definisce un prossimo futuro; non mi va che io debba accettare il risultato deciso da altri. Voglio sempre assumermi la responsabilità di scegliere e magari sbagliare: esercizio difficile ma ormai necessario.
L’astensione, tutte le chiacchiere fatte sullo stare o meno in Europa, e come starci, e le condanne politiche a chi osa dubitare, e i peana a favore di chi è “fedele”, e le scomuniche per ogni occasione di qualche no, talvolta più che opportuno, mostrano ancora una volta anche sul tema Europa, il degrado della politica. Misurato dalla vacuità delle tante parole spese.




