
“Abbiamo evitato il terzo tentativo di assassinio contro Donald Trump”.
Le parole dello sceriffo della contea di Riverside, in California, arrivano come l’ennesimo macigno sulla campagna elettorale a meno di un mese dal voto dopo l’arresto, sabato, di un uomo armato al comizio del tycoon a Coachella. Una persona che sembra appartenere a un noto gruppo di estrema destra, ‘Cittadini sovrani’.
“E’ gente che non crede nel governo, gente ai margini”, ha spiegato lo sceriffo precisando che secondo lui si tratta di un “pazzo. Non importa di quale partito”.
Sul sito dell’Anti-Defamation League il movimento viene definito “estremista e antigovernativo. Ritiene che il governo sia il prodotto illegittimo di una cospirazione”. Almeno uno dei loro membri, Taylor James Johnatakis, è stato condannato a sette anni per aver aggredito dei poliziotti durante l’insurrezione contro il Congresso di quattro anni fa. Al processo l’anno scorso il giudice che lo ha condannato si è detto stupito dalla mancanza di rimorso dell’uomo.
Il movente di questo terzo tentato omicidio di Trump nell’arco di pochi mesi – dopo la Pennsylvania e la Florida – non è ancora noto e nell’indagine sono subentrati Secret Service ed Fbi che avranno soprattutto il compito di sorvegliare l’individuo rilasciato su cauzione fino all’udienza in tribunale il prossimo 2 novembre.
Ancora una volta un fatto inquietante che per fortuna non ha provocato nessuna vittima, ma che lascia aperti molti interrogativi sul clima politico negli Stati Uniti.
Il 49enne Vem Miller, questo il nome fornito dal sospetto che comunque potrebbe essere falso, è stato fermato a bordo di un Suv e armato di una pistola ed un caricatore ad alta capacità, quando era già molto vicino al luogo in cui si trovava il palco, ma prima che il tycoon arrivasse nella zona.
“Questo episodio non ha avuto alcun impatto sulla sicurezza dell’ex presidente Trump o dei partecipanti all’evento”, ha affermato lo sceriffo della contea di Riverside, senza fornire altre informazioni sulle intenzioni del fermato.
L’ex presidente è già stato vittima di due tentativi di assassinio nel corso della campagna in vista del voto di novembre.
Una prima volta il 13 luglio mentre teneva un discorso in Pennsylvania: un proiettile sparato da un cecchino lo aveva ferito di striscio a un orecchio.
La seconda volta in settembre in Florida, dove un uomo era stato intercettato dal Secret Service mentre si appostava vicino a un campo da golf dove Trump stava giocando.





