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NUOVO ANNO SCOLASTICO E NUOVE POLEMICHE

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di Gianvito Caldararo

L’avvio del nuovo anno scolastico è stato accompagnato da un vivace dibattito, scaturito dal Disegno di legge (Ddl) presentato in Parlamento dal ministro Valditara, avente per oggetto il voto in condotta che farà media e progetti di volontariato per gli studenti puniti con sospensione. Il motivo di scontro tra i due schieramenti, maggioranza e opposizioni, è l’art. 2 del Ddl, che testualmente recita: “Nel caso di sospensione superiore a 2 giorni, se verrà ritenuto opportuno dal consiglio di classe, l’attività di cittadinanza solidale potrà proseguire oltre la durata della sospensione, e dunque anche dopo il rientro in classe dello studente, secondo principi di temporaneità, gradualità e proporzionalità”.
Il ministro Valditara, ha dichiarato che punta a responsabilizzare i ragazzi insegnando il valore della solidarietà e fargli comprendere il valore della comunità un cui vivono e il rispetto per gli altri, come strumento di arricchimento. Gli esponenti del centrodestra fanno presente che non è più il tempo di tollerare comportamenti di insubordinazione, insulti, atti di vandalismo, di bullismo e di atti di maltrattamenti verso i docenti, ai quali va restituito autorità e rispetto.
Hanno richiamato come esempio quanto avvenuto in un istituto scolastico di Rovigo, dove due studenti, dopo che nel corso dell’anno scolastico avevano sparato proiettili di gomma contro una docente durante le lezioni, a fine anno sono stati premiati con un bel 9 in condotta. L’opposizione, invece, ritiene il provvedimento errato e ha espresso la decisa contrarietà al Ddl, in quanto – come sottolinea l’on.le Jasmin Cristallo ( PD) – il ruolo della scuola è quello di educare, rieducare e correggere ma non quello di punire. Il rischio di dover “esternalizzare”, ribadisce l’on. Cristallo, un provvedimento a carattere sanzionatorio perderebbe la sua finalità riparativa e formativa.
Infatti, il Ddl prevede che gli uffici regionali scolastici dovranno stipulare convenzioni con strutture predisposte come la Caritas, case di riposo per anziani e strutture analoghe. I lavori socialmente utili come sanzione penale è “inquietante”, dichiara la citata on.le Cristallo, come pure trasformare il ruolo dei docenti in giudici.
Il provvedimento del ministro ha anche diviso il mondo degli esperti e degli educatori. A favore si è dichiarato lo psichiatra Paolo Crepet, affermando: “La scuola deve prevedere premi e correzioni. Sospendere non serve a niente ma i lavori socialmente utili devono essere “scolastici”.
Morbido anche lo psicoterapeuta Alberto Pellai, il quale sostiene che “un percorso di lavori socialmente utili va integrato con il percorso scolastico. Devono essere a misura dei ragazzi. Se uno danneggia la scuola può essere utile fargliela riparare o fare qualcosa per il proprio Istituto”.
Decisamente contrario al provvedimento è il pedagogista Mantegazza, che definisce “agghiacciante” la proposta del ministro. “Il lavoro socialmente utile dovrebbe essere un desiderio da parte dei ragazzi. La cosa che diventa qualcosa di obbligatorio e punitivo non può andare bene”. Contrario si è dichiarato anche il pedagogista Daniele Novara: “La scuola che punisce è una scuola che fallisce. Nei momenti critici servono interventi regolativi che devono essere la vita stessa della scuola. I bulli non sanno litigare: non si tratta di punirli ma creare progetti educativi. Il sistema della sospensione è equivoco perché crea respingimento nei confronti di alunni che hanno più bisogno”.
Mentre lo psicologo Gustavo Petropolli Charmet: “E’ un discorso vecchio. La sospensione è la condanna a morte dello studente ma un lavoro socialmente utile ha un senso se è accompagnato, se fatto in gruppo, se ha fini sociali, se è concertato da educatori competenti”. La soluzione per lo psicologo è dare più scuola, non toglierla. E cita l’esperienza fatta con il maestro Marco Rossi Doria, in un Istituto di Trento dove avevamo creato una “zona gialla” per chi aveva compiuto qualche atto illecito: 2li trovavano chi li accudiva, chi li seguiva, chi parlava con loro”. Il problema resta ora nelle decisioni del Parlamento, sperando in una soluzione valida ed equilibrata.

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  • Redazione

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