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NON C’È DUE SENZA TRE: SI SCALDA IL MAR CINESE

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Non c’è due senza tre. Il vecchio proverbio può ben essere applicato alla situazione nella quale si trovano gli Usa di Biden o, se volete, dell’amministrazione americana dei Democratici. Dopo la guerra con la Russia, attuata per interposto sangue ucraino, e quella nel Medio Oriente, dove a fare il “lavoro sporco” ci deve pensare Bibi Netanyahu, ossia Israele, ora si scalda il Mar Cinese, dopo le dichiarazioni ritenute indipendentiste del neo presidente di Formosa (Taiwan) William Lai.

Cartina di Limes

Cartina di Limes che evidenzia le tre aree di conflitto.

Nel suo intervento di 30 minuti, Lai ha citato lunedì 31 volte la parola “democrazia”, assicurando che “è chiaro a tutti che la Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese non sono subordinate l’una all’altra”. 

Lai non ha citato il Consensus del 1992, nel quale è affermato che la Cina è una sola, anche se la questione di chi sia la Cina è aperta da sempre. La Repubblica di Cina, ossia Taiwan, dice di essere la Cina e la Repubblica popolare cinese dice di essere la Cina.

Subito è scattata la risposta di Pechino, denominata “operazione punitiva” della Cina contro Taiwan. Nove aerei da guerra, 19 navi da battaglia e 16 unità della guardia costiera. 35 aerei militari hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, il confine marittimo di fatto tra i due Paesi. 

ACCERCHIAMENTO

Come si vede dalla cartina, l’accerchiamento non ha riguardato solo l’isola di Taiwan, ma anche gli isolotti che sono prossimi alla costa della Repubblica popolare cinese e che sono territorio taiwanese.

A pochi giorni dall’insediamento avvenuto lunedi scorso alla presidenza dell’isola di William Lai, ritenuto da Pechino un “pericoloso separatista”, le forze armate cinesi hanno mobilitato aerei e navi da guerra per “la presa di controllo del campo di battaglia”, come dice una nota del comando del teatro orientale, attraverso un accerchiamento e un blocco aereo-navale con il presidio di cinque aree marittime. 

L’operazione ha il nome di “Spada congiunta 2024-a” e vede l’utilizzo per la prima volta della guardia costiera. Le manovre, oltre a prendere di mira Lai, vogliono essere esplicitamente un “serio monito contro ogni tipo di interferenza straniera”. 

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin si è spinto oltre: coloro che sostengono l’indipendenza di Taiwan rimarranno con “la testa rotta e il sangue che scorre”, ha detto nel briefing quotidiano. 

Il governo di Taipei ha risposto e mobilitato le sue forze armate, tra aerei, navi e unità missilistiche, a “difesa della sovranità”, accusando Pechino di attuare una “provocazione irrazionale” che “mette in evidenza una mentalità militarista”.

Lo stesso Lai, indossando per la prima volta i panni del comandante in capo, ha assicurato che Taiwan difenderà i valori della libertà e della democrazia: “Sarò in prima linea con i nostri fratelli e sorelle militari per difendere la sicurezza nazionale” per “preservare la pace e la stabilità nella regione”, ha detto Lai dalla base militare di Taoyuan, alle porte di Taipei. 

Cosa ha detto Lai Ching-te o William Lai?

Il neopresidente nel suo discorso di insediamento ha chiesto a Pechino di cessare le sue azioni aggressive.

“Finché la Cina si rifiuta di rinunciare all’uso della forza contro Taiwan, tutti noi a Taiwan dovremmo accettare l’esistenza delle minacce della Cina di annettere Taiwan che non scompariranno semplicemente. I benefici reciproci e la prospera convivenza dovrebbero essere obiettivi comuni. Spero che la Cina affronti la realtà dell’esistenza della Repubblica Cinese”.

“Democrazia, pace e prosperità – ha aggiunto Lai – costituiscono la tabella di marcia di Taiwan e sono anche il nostro collegamento con il resto del mondo. Siamo cresciuti fino a diventare una delle democrazie più vivaci del mondo. Taiwan è già un faro globale e questo onore appartiene a tutto il suo popolo. Il futuro che decidiamo non è solo quello della nostra nazione, ma nel futuro del mondo.Taiwan – ha aggiunto Lai riferendosi non solo alla democrazia dell’isola, ma alle sue esportazioni e all’economia globale – ha bisogno del mondo, proprio come il mondo ha bisogno di Taiwan”.

Lai ha poi ribadito che di fronte “alle numerose minacce e tentativi di infiltrazione dobbiamo dimostrare la determinazione nel difendere la nostra nazione e dobbiamo anche aumentare la nostra consapevolezza in materia di difesa e rafforzare il nostro quadro giuridico per la sicurezza nazionale”.

L’amministrazione Lai si concentrerà su 5 settori chiave: microchip, intelligenza artificiale, settore militare, sicurezza e sorveglianza, e le comunicazioni di prossima generazione. Sulla mancanza della sua maggioranza in parlamento, il neopresidente ha detto che “i partiti di governo e opposizione sono ora tutti in grado di condividere le loro idee e affronteremo le sfide della nazione come un tutt’uno”, chiedendo anche la cooperazione affinché la nazione possa “continuare su un percorso stabile”. 

In tempo di guerre per procura, dopo quella tra Russia e Usa per interposta Ucraina e dopo quella tra Usa e Iran, per interposti Israele e proxy iraniani, è possibile che ne scoppi una terza tra Usa e la Cina popolare per interposta Taiwan?

Il fatto è che, se anche non scoppiasse domani e nemmeno dopodomani, gli Usa, che già sono a Taiwan ad addestrare l’esercito taiwanese, si trovano a dover fornire un arsenale adatto ad una difesa dell’isola che, tra l’altro, essendo la maggior produttrice di microchip è, anche da questo punto di vista, strategica.

L’isola è fondamentale per il contenimento della Cina sul Pacifico e per la sicurezza del Giappone.

Inoltre Taiwan costituisce un baluardo anche per le vie di traffico commerciale.

Più si innalza la temperatura del Mar Cinese e più la flotta Usa deve porsi come deterrente.

Armare Taiwan e Israele contemporaneamente significa non poter andare oltre con la cessione di armamenti a Kiev, salvo che la follia dei Democratici vada oltre la realtà della disponibilità e interpreti i desideri bellici della cupola finanziaria che, vedendosi messo in crisi il globalismo assieme alle invenzioni ideologiche climatiche, green e woke, intenda che piuttosto che cedere alla realtà è meglio Armaggeddon.

Nella fotografia William Lai

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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