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Nel buio dell’anima

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La genesi criminologica dell’odio disfunzionale

Negli ultimi giorni, la cronaca familiare si tinge ancora di nero, stravolgendo i ruoli e lasciando dietro di sé una scia di interrogativi profondi.

L’uccisione del 62enne, per mano della propria compagna, accaduto a Civitanova Marche, con numerosi colpi di fendente inferti, rappresenta una frattura violenta non solo all’interno del nucleo domestico, ma nell’immaginario stesso della casa come rifugio e luogo di protezione.

Dietro la tragedia di un legame spezzato nel modo più radicale, si nasconde un groviglio di dinamiche complesse, tensioni spesso invisibili all’esterno e un epilogo drammatico, che scuote l’opinione pubblica.

Questa ricostruzione nasce con l’intento di ripercorrere i fatti appena accaduti con rigore, lucidità e il dovuto rispetto per il dolore che ne consegue.

Ovviamente, non esiste colpa o condanna che all’origine non possieda ODIO.

Odio, che accresce nella mente di un criminale, una parte malata che divora quella sana, una parte non più lucida ma cristallizzata.

Spesso facciamo studi e ricerche post mortem, ma cosa accade nella sequenza mentale di chi premedita o solo immagina un omicidio anche senza portarlo a termine?

Per quale “inammissibile ragione” un soggetto, sia esso uomo oppure donna, ha una rabbia così forte, un rancore così forte e disperato da uccidere vigliaccamente?

L’odio criminale diventa la risposta a un’offesa o semplicemente una difesa tra l’istinto e uno “sfogo” violento?

Bombardati da convegni di ogni genere sull’Amore e la Morte, accerchiati da femminicidio e trascurati, invece, dal fenomeno inverso, in cui è una donna che uccide un uomo, pochissime volte, ovviamente, ci si sofferma sulla dinamica dell’odio.

Amori patologici e amori disfunzionali, dove Amore e Morte viaggiano in parallelo nella vita dei protagonisti, ma solo pochi ne hanno una vera coscienza.

Lì dove tutto si intreccia, fino a sfociare nell’ultima definitiva vendetta: la punizione mortale.

Dall’Amore alla Morte il passo è lento e silenzioso, forse è in questo lungo tempo di oblio, che l’inconscio, inevitabilmente, percorre la strada che passa dai sentimenti più nobili (Amore), a svelare il suo lato più oscuro (Morte).

Ci siamo mai chiesti se un killer uccide perché diventa insopportabile “perdonare” un comportamento lesivo dell’altro?

Proprio perché, al contrario, il perdono implica la concessione di “un dono” e quindi una parte di sé. Pensiamo – com’è giusto che sia – sempre alla vittima, con un desiderio di giustizia che porta a razionalizzare e a canalizzare le emozioni e, con molta diffidenza, riusciamo a compenetrare nella dinamica relazionale tra vittima e carnefice.

Quando un essere diventa assassino/a e semina odio in pochi e circoscritti, ovvero tanti e non poi così strani casi in cui l’offensore non ha devianze mentali e di certo non ha un raptus?

Quando tocca il limite della sopportazione dell’Io rispetto alle pressioni pulsionali interne, producendo o una “rivolta” o una nevrosi.

L’odio aumenta, così, come prova di resistenza alla legge del più forte, in modo da non lenire la propria sottomissione e ricavarne una soddisfazione ad accrescere sia a livello neuro-biologico che psicologico l’odio nell’altro, forse perché, inconsciamente, essere odiati ci lega a lei/lui mediante un legame emozionale più forte dell’acciaio.

Allora, dall’ossessione all’odio, in quella lunga fase di oblio sicuramente servono nuovi strumenti, nuove informazioni e metodi di prevenzione e di analisi psicologica capace a vedere le ferite più o meno nascoste per non arrivare alla fase finale, quella della vendetta.

Quando il sentimento diventa distruttivo o minaccioso, smette di essere amore e diventa qualcos’altro.

Pertanto, sia per la “vittima” che per il “carnefice” penso sia importante imparare a riconoscere i dolori dell’Io e prendere coscienza del processo che dalla colpa va alla responsabilità.

Colpa e responsabilità, odio e punizione sono concetti strettamente legati.

Autore

  • Andrea Feltri

    Andrea Feltri, esperto a livello internazionale in Scienze Criminologiche e Criminalistiche, ha ricoperto incarichi nell’ambito dell’Intelligence e Crime Analysis. Ha partecipato a vari programmi di Polizia Internazionale all’estero quale docente e consigliere dell’Unione Europea Occidentale. Docente in Criminologia Clinica e Scienze Criminalistiche, ha tenuto corsi presso Università e Scuole di Specializzazione Internazionali. È studioso di simbologie sacre e precristiane e culti satanici e autore di numerosi articoli scientifici. Direttore Scientifico di Centri di Studi per la Comunicazione e la Formazione di Psico-Criminologia e Criminalistica. È Giudice Onorario presso il Tribunale per i minorenni di Lecce.

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