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NAZISTI RICICLATI CON LE OPERAZIONI PAPERCLIP E OSOAVIAKHIM

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“Per comprendere l’attuale situazione europea e statunitense – scrive Roberto Mazzoni, giornalista italiano che ci informa dalla Florida – dobbiamo comprendere il rapporto che si è sviluppato tra nazisti, russi e americani alla fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Per consentire una maggiore comprensione Mazzoni presenta alcuni riferimenti giornalistici e storiagrafici di grande interesse, consultabili nel suo video:

https://mazzoninews.com/2023/09/17/i-nazisti-del-pentagono-operazione-paperclip-parte-1-mn-230/

Perché porci ora questa domanda?

La risposta è nell’attualità di un nazismo che ormai è sempre più presente, sia politicamente e militarmente, sia ideologicamente.

Politicamente è ormai chiaro che ci sono rigurgiti nazisti nelle frange di estrema destra, ma la presenza più importante la possiamo riscontrare nelle milizie all’opera in Ucraina, sia da parte di Kiev (vedi la Azov), sia da parte russa.

La presenza nazista è, inoltre, meno brutalmente presente, ma sottilmente velenosa, nel soft power e nell’ideologia del capitalismo woke che, sotto il travestimento di un buonismo filantropico, nasconde la faccia feroce di una volontà di eliminare la democrazia per sostituirla con una tecnocrazia totalitaria.

I nazisti, come è noto, non sono finiti con la fine del IV Reich.

Non stiamo parlando delle formazioni neo naziste, ma dei nazisti storici, gli uomini di Hitler, in gran parte emigrati grazie al Corridoio francescano in Argentina e Brasile e poi utilizzati da Stati Uniti e Unione Sovietica, ripuliti e integrati.

Stiamo parlando di personaggi come von Braun e tanti altri, la cui storia Roberto Mazzoni ci ripropone, attingendo al libro di Annie Jacobsen (Operazione Paparclip).

Nel libro, l’autrice americana descrive un’operazione segreta di reclutamento di nazisti, realizzata dal Pentagono e dalla CIA, che ha avuto come corrispettivo parallelo un’analoga operazione del Kgb, l’Operazione Osoaviakhim, che ha portato alla reclutamento da parte dei sovietici di un numero ancora maggiore di ex-nazisti.

L’operazione Osoaviakhim fu un’operazione che ebbe luogo il 22 ottobre 1946, quando le unità dell’MVD ((in precedenza NKD – Ministero degli affari interni) e dell’esercito sovietico rimossero più di 2.200 specialisti tedeschi – per un totale di più di 6.000 persone compresi i membri della famiglia – dalla Zona di occupazione sovietica della Germania del secondo dopoguerra. Con le persone sono state spostate anche molte apparecchiature correlate, con l’obiettivo di trapiantare letteralmente centri di ricerca e di produzione, come il centro missilistico V-2 trasferito a Mittelwerk Nordhausen, dalla Germania all’Unione Sovietica, e raccogliere quanto più materiale possibile dai centri di prova, come il centro di prova dell’aviazione militare centrale della Luftwaffe a Erprobungstelle Reichlin, preso dall’Armata Rossa il 2 maggio 1945.

Il nome in codice “Osoaviakhim” era l’acronimo di un’organizzazione paramilitare sovietica (in seguito ribattezzata DOSAAF), che fu erroneamente introdotto per la prima volta da una stazione radio della Germania occidentale e adattata dal Central Intelligence Group (CIG), un predecessore della CIA, come Operazione Ossavakim .

L’operazione è stata comandata dal vice colonnello generale Serov dell’dell’MVD e ha impiegato 92 treni per trasportare gli specialisti e le loro famiglie (forse 10.000-15.000 persone in tutto) insieme ai loro mobili e oggetti personali.

La stessa operazione è stata ripetuta anche da parte di alcune nazioni del Medio Oriente, tra le quali l’Egitto.

L’esistenza dell’Operazione Paperclip è stata portata alla luce per la prima volta dalla giornalista americana Linda Hunt che nel 1991 ha pubblicato il primo libro d’indagine sulla vicenda (Secret Agenda), basato su documenti che era riuscita ad ottenere dal governo degli Stati Uniti attraverso una causa legale.

Il libro è consultabile al link

https://archive.org/details/secretagendaunit0000hunt

“L’operazione Paperclip, che alla lettera vuol dire Operazione Graffetta, è stata – spiega Mazzoni – una delle operazioni segrete più importanti condotte dal Pentagono e dall’intelligence americana alla fine della Seconda Guerra mondiale. Il suo obiettivo era di reclutare gli scienziati nazisti e portarli negli Stati Uniti con visti speciali così da utilizzarli nello sviluppo di armi da utilizzare contro i sovietici. Un programma simile veniva condotto parallelamente anche dagli stessi sovietici oltre che da altre nazioni che avrebbero in teoria dovuto essere totalmente ostili alla commistione con i nazisti. L’inserimento di nazisti all’interno delle strutture di difesa e di intelligence di queste tre nazioni ne ha compromesso l’integrità e ha favorito lo sviluppo di derive naziste i cui risultati si vedono ancora oggi”.

L’Operazione Paperclip ha coinvolto ufficialmente 1600 scienziati tedeschi. Ci sono state sicuramente ramificazioni molto più vaste nel contesto della CIA, che di certo non ha dato visibilità del gran numero di ex-nazisti reclutati tra le proprie fila.

Nel video proposto Annie Jacobsen riporta che nell’autunno del 1944, assieme agli alleati, in Normandia è sbarcato un gruppo di scienziati guidato da un fisico delle particelle di nome Samuel Goudsmit. Erano impegnati in un’operazione che è stata una sorta di precursore di Paperclip. Si chiamava Operazione Alsazia. Samuel Goudsmit e il suo team avevano una missione. Dovevano scoprire che cosa sapessero i tedeschi in materia di armi atomiche, di armi biologiche e di armi chimiche.

Sul programma atomico non scoprirono granché, ma molto presto, dice Annie Jacobsen, dopo il suo arrivo in un piccolo appartamento a Strasburgo, in Francia, Samuel Goudsmit scoprì alcuni documenti relativi a quest’uomo, il dott. Kurt Blome, che era il vice-capo della sanità del Reich, e anche a quest’altro uomo, il dott. Walter Schieber, che era il capo della sanità per il Terzo Reich.

E qui arriviamo ad una notizia orribile: “Goudsmit – ci racconta Annie Jacobsen – trovò questi documenti davvero notevoli che io stessa ho esaminato e che rappresentavano una sorta di corrispondenza apparentemente benigna tra scienziati. L’appartamento apparteneva ad un medico di nome Dottor Oygan Haggin, un tempo un uomo temperato, e che aveva lavorato negli Stati Uniti con una borsa di studio fornita dalla fondazione Rockefeller. Haggin scriveva a Himmler dicendo: “Dei cento prigionieri che mi hai mandato, un gruppo è morto durante il trasporto. Per favore mandane altri”. Quello fu un momento terrificante per l’Operazione Alsazia, perché gli scienziati americani si resero conto che il Reich stava sperimentando sugli esseri umani presi dai campi di concentramento. Si stava spingendo ben oltre i confini ammessi dalla scienza medica, in un modo che non sarebbe mai stato possibile semplicemente sperimentando su conigli e porcellini d’India. Quindi il Dr. Blome e il Dr. Shreiber finirono in cima alla lista degli obiettivi per l’Operazione Alsazia e, in un secondo momento, in cima alla lista dei nomi da utilizzare per l’Operazione Paperclip”.

Annie Jacobsen riferisce poi di un certo dottor Blome, il quale, “dopo essere stato catturato dagli Alleati ha iniziato a parlare. È stato il primo membro di alto rango del Terzo Reich che ha iniziato a collaborare con gli Alleati, raccontando loro le atrocità delle camere a gas usate contro gli ebrei, e le sterilizzazioni di massa. […]. Un gruppo di scienziati alleati era estremamente interessato a Blome. Era responsabile del programma di armi biologiche di Hitler. Aveva lavorato su un’arma per lo spargimento della peste bubbonica”.

Nel 1996, due colonnelli cinesi, Quiao Liang e Wang Xiangsui, hanno scritto un libro: “Guerra senza limiti”, dove tra le altre cose carine si parla di guerra batteriologica.

Negli Stati Uniti d’America si sono sviluppati i laboratori gain of function, ossia di guadagno di funzione, dove il guadagno sarebbe quello per cui un virus animale viene potenziato per attaccare l’uomo. La scusa ufficiale è che così poi si possono creare dei vaccini per eliminare un eventuale virus che sorgesse dalla natura. La follia è che si creano virus per creare vaccini, ma di fatto si mettono in circolo armi biologiche delle quali abbiamo fatto recentemente le spese con il Covid.

Ormai sono rimasti solo i media italiani a non voler dire quello che negli Usa viene detto, ossia che dal laboratorio gain of function di Wuhan, finanziato dagli Usa, è scappato un virus potenziato che ha creato un disastro mondiale.

Se consideriamo che la maggiore parte della aziende farmaceutica dipendono da pochi centri finanziari e che l’Organizzazione mondiale della sanità è di fatto privata, in mano a pochi miliardari interessati anche nella produzione di vaccini, il cerchio si chiude.

Il 14 marzo 2022 il quotidiano cattolico Avvenire.it scriveva, citando il rappresentante permanente russo all’Onu Vasilij Alekseevic Nebenzya: “In Ucraina c’è una rete di almeno 30 laboratori di ricerca biologica volti a rafforzare diverse malattie letali. In questi laboratori vengono condotti esperimenti biologici molto pericolosi in coordinamento con gli Stati Uniti”.

L’ambasciatore cinese a Palazzo di Vetro Zhang Jun, a sua volta citato da Avvenire affermava: «Abbiamo appreso la notizia che l’Oms ha consigliato al governo ucraino di distruggere gli agenti patogeni che si trovano nei laboratori per impedire la diffusione di malattie infettive. La Cina chiede alle parti di applicare in modo efficace tutti gli obblighi della convenzione per la proibizione delle armi chimiche e biologiche».

Risposta dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per il disarmo, Izumi Nakamitsu: «L’Onu non è a conoscenza di alcun programma di armi biologiche in Ucraina».

Che in Ucraina ci fossero molti laboratori di ricerca è un dato di fatto, essendo questi al tempo anche elencati nel sito dell’ambasciata Usa. Meno certo è che in quei laboratori si svolgessero esperimenti gain of function.

Sarebbe interessante sapere cosa avviene in Russia. Della Cina dopo Wuhan qualcosa sappiamo.

In questo esordio di terzo millennio nuovamente funestato da una guerra in Europa dopo le due guerre mondiali del secolo scorso e assalito da un’ideologia woke, che vuole imporci una dittatura tecnocratica guidata dal capitalismo finanziario, mettendo in un angolo democrazia e libertà, l’odore di nazismo sale sempre più intenso e, forse, varrebbe la pena di riprendere in mano i fili della storia per capire dove si siano acquattati, nei decenni, i nazisti e quanto abbiano influito e influiscano sulla nostra disgraziata attualità.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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