Sbarchi in Italia – Sedici anni di arrivi via mare
Siamo dinanzi a un problema di sicurezza nazionale, inutili i panegirici.
Il problema reale è persino più serio: nel Mediterraneo opera una rete di organizzazioni straniere capace di produrre conseguenze territoriali, finanziarie e politiche quasi esclusivamente sull’Italia.
Questa non è soltanto immigrazione, è una questione di sovranità e intelligence.
Dal 22 ottobre 2022 al 13 agosto 2026, secondo il Viminale, 42.338 migranti sono arrivati attraverso navi delle ONG. Di questi, 22.513 sono stati sbarcati da organizzazioni tedesche, pari al 53%.
Aggiungendo circa 4.500 persone trasportate da ONG di altri Paesi su imbarcazioni battenti bandiera tedesca, si raggiungono quasi 27.000 arrivi riconducibili alla Germania: il 64% dell’intero traffico delle navi umanitarie.
Non si tratta del 64% di tutti gli sbarchi: nel triennio 2023-2025 gli arrivi complessivi via mare sono stati circa 290.600. Ma il primato tedesco nel comparto ONG resta schiacciante.
Alle organizzazioni belghe vengono attribuiti 7.625 arrivi, alle spagnole 5.619, alle italiane 4.676 e alle britanniche 1.837.
Berlino ha inoltre finanziato il soccorso civile con 2 milioni di euro nel 2024 e quasi 900.000 euro nel primo trimestre 2025, destinati a cinque organizzazioni.
Il sostegno federale è cessato il 31 marzo 2025, ma le strutture operative sono rimaste attive grazie a donazioni e finanziamenti privati.
La questione d’intelligence riguarda il controllo dell’intera filiera: finanziatori, proprietà e bandiera delle navi, aree di pattugliamento, comunicazioni, rapporti con le autorità marittime, porti assegnati e destinazione successiva delle persone.
Un soggetto privato straniero interviene sulla frontiera meridionale europea, mentre identificazione, accoglienza, sanità, sicurezza e procedure d’asilo vengono scaricate sullo Stato italiano. Quindi sui contribuenti italiani, la stima è di circa 5.5 miliardi annui.
Salvare una vita in mare è un obbligo inderogabile. Ma il soccorso non può trasformarsi in un sistema permanente nel quale la Germania finanzia o ospita le organizzazioni, le navi operano davanti alla Libia, gli sbarchi avvengono in Italia e Berlino pretende, poi, di restituirci i “dublinanti”.
È un circuito asimmetrico: la decisione è transnazionale, il conto è italiano.
Roma deve chiedere un registro europeo delle missioni e dei finanziamenti, lo scambio obbligatorio dei dati operativi, verifiche sui contatti con le reti logistiche africane e la ripartizione automatica delle persone soccorse.
Lo Stato di bandiera deve concorrere ai costi e assumersi una quota degli sbarchi.
L’Italia non deve criminalizzare il soccorso, ma governare la propria frontiera. La solidarietà decisa a Berlino e fatturata a Roma non è solidarietà europea: è una cessione di sovranità.





