Home Politica Barghouti, cinque ergastoli ma l’Europa gli prepara il tappeto rosso

Barghouti, cinque ergastoli ma l’Europa gli prepara il tappeto rosso

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Perché in Occidente si tenta di presentare ex leader di Fatah come il “Mandela palestinese”, senz’alcun rispetto per le sue vittime?

La notizia è molto più grave di quanto possa sembrare.
Marwan Barghouti risulta oggi il candidato più popolare alla guida dei palestinesi.

In un’ipotetica elezione presidenziale otterrebbe il 54% dei voti.

Se fosse liberato, potrebbe quindi diventare il successore di Abu Mazen e rivendicare la guida politica non soltanto dell’Autorità Palestinese, ma anche della futura Gaza.

Ma chi è l’uomo che una parte dell’Occidente tenta ormai di presentare come il “Mandela palestinese”?

Barghouti è un dirigente storico di Fatah e fu il capo del Tanzim durante la Seconda Intifada.

Nel 2004 un tribunale israeliano lo ha condannato a cinque ergastoli consecutivi più quarant’anni per cinque omicidi, tentato omicidio e appartenenza a un’organizzazione terroristica.

Le sue vittime non sono dettagli da nascondere dietro la parola “resistenza”: un monaco greco-ortodosso, un civile israeliano e tre persone assassinate nell’attentato al Seafood Market di Tel Aviv.

Eppure, nel gennaio 2026 sua moglie e portavoce politica, Fadwa Barghouti, è stata accolta a Roma con tutti i crismi.

Ha incontrato a Montecitorio esponenti del centrosinistra, è stata ospitata nella sede italiana del Parlamento europeo da Mimmo Lucano, insieme a Cecilia Strada, Annalisa Corrado, Leoluca Orlando e Walter Pedullà, ed è apparsa anche sulla televisione pubblica italiana.

La sua missione era esplicita: ottenere la liberazione del marito e accreditarlo come futuro uomo della pace.

È accettabile che istituzioni e rappresentanti politici italiani partecipino alla costruzione di questa gigantesca operazione di ripulitura?

Ricevere una moglie non significa condividere automaticamente le responsabilità del marito.

Ma Fadwa Barghouti non si presentava semplicemente come familiare: è membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah, portavoce politica del marito e promotrice internazionale della campagna per la sua liberazione.

È stata ricevuta proprio per trasformare un uomo condannato per cinque omicidi in un candidato rispettabile alla guida dei palestinesi.

La formula utilizzata è sempre la stessa: si pronuncia cento volte “Mandela” affinché nessuno ricordi più le vittime.

Il calo del sostegno ad Hamas sarebbe una buona notizia se l’alternativa fosse una classe dirigente democratica, disarmata e pronta a riconoscere definitivamente Israele.

Diventa, invece, una notizia inquietante quando il personaggio più popolare è un uomo che dovrebbe trascorrere il resto della propria vita in carcere.

Barghouti non è ancora il governatore di Gaza e la sua liberazione dipende innanzitutto da Israele.

Ma la macchina politica e mediatica incaricata di renderlo presentabile è già in funzione.

Anche in Italia.

E, prima di stendere il tappeto rosso al nuovo “interlocutore necessario”, qualcuno dovrebbe almeno avere la decenza di pronunciare i nomi delle sue vittime.

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