Gli italiani finalmente hanno aperto gli occhi
La natura grottesca della cultura woke, la faziosità di chi ti accusa di fascismo se non la pensi come lui, la malafede di chi criminalizza Israele, ma non dice una parola sul 7 ottobre e sul terrorismo musulmano, di chi crede di salvarsi l’anima chiamando antisionismo il suo ributtante antisemitismo, l’imbecillità di chi chiude gli occhi di fronte alla criminalità di migranti, irregolari e nomadi, per non dover dire la verità a se stesso: tutto questo sta venendo giù come avvenne con l’Unione Sovietica e il comunismo.
A parte chi ha la mente talmente invasa dalle tossine di un odio verso l’Occidente seminato per 80 anni, da non riuscire più a distinguere il falso dal vero, a me sembra che gli italiani abbiano iniziato a percorrere in senso inverso quelle vie che lo avevano portato a negare le verità più evidenti.
Lotta all’immigrazione irregolare, diritto alla sicurezza nelle nostre città, regole di ingaggio alle forze dell’ordine che consentano loro di contrastare la criminalità, scuola che premi il merito e in cui la promozione non sia un diritto e tante altre cose così: questo è ciò che vogliono gli italiani, con l’eccezione degli ormai patetici professionisti dell’accoglienza, dei difensori d’ufficio dei criminali, dei garantisti pro domo sua.
Per far cadere l’URSS fu necessario schierare gli euromissili, minacciare lo scudo spaziale e mandare dai satelliti le immagini dei nostri supermercati.
Per far cadere il muro di cartapesta di questi qui, bastano la dichiarazione di una dem americana e un’intervista – a mio avviso con la complicità di qualche nostalgico del vecchio PCI no woke – di un pupazzo buono per tutte le stagioni, riconoscibile da una pochette, un abito intero sempre uguale per sembrare autorevole e una voce dal caratteristico timbro adenoideo.





