Home Politica estera NASRALLAH, NOVELLO PILATO: “HANNO DECISO TUTTO LORO”

NASRALLAH, NOVELLO PILATO: “HANNO DECISO TUTTO LORO”

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Che la causa palestinese abbia più proseliti nelle sinistre europee, non tanto per un’autentica solidarietà, quanto per disegni politici interni è ormai chiaro. Basti pensare alle manovre di Pedro Sanchez per restare a galla, che si allea con Podemos la cui leader e ministra ad interim dei Diritti sociali e leader, Ione Belarra, ha chiesto di sospendere le relazioni diplomatiche con Israele, di denunciare il suo primo ministro, Benjamin Netanyahu davanti alla Corte penale internazionale e di stabilire un embargo alla vendita di armi a Israele.

Piazze a atenei dell’Occidente si scaldano agli appelli della sinistra, mentre nei Paesi arabi prevale una solidarietà di maniera e una freddezza di fondo.

Vale per l’Egitto, per l’Arabia saudita, per la Giordania, che ha chiesto agli Usa i patriot per salvaguardare i propri confini. Vale anche, udite udite, per il leader degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, il quale, in un discorso di un’ora e quaranta minuti, dopo averne passati una ventina a definire martiri già in paradiso i combattenti di Hamas, ha detto quello che conta per la realtà nuda e cruda.

 “L’operazione sacra e grande del 7 ottobre – ha detto Hassan Nasrallah – è stata frutto di una decisione presa al 100% dai palestinesi – ha sottolineato il leader di Hezbollah -. La decisione non è stata condivisa con altre fazioni della resistenza islamica. Loro hanno deciso e loro hanno eseguito”.

In pratica, il leader dehli Hezbollah ha detto che loro non hanno nulla a che fare con quanto hanno fatti i palestinesi di Hamas, che hanno fatto tutto da soli.

Parole, quella di Hassan Nasrallah che hanno deluso chi, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, si attendeva una discesa in campo militare per combattere il grande nemico israeliano.

E così su X furoreggiano fermi immagine di Nasrallah sormontati da dei cetrioli e la sua frase “tutte le opzioni sono aperte”, perché “opzioni” in lingua araba è traducibile anche come cetrioli. O addirittura foto di Nasrallah in divisa militare israeliana, accusandolo di fatto di connivenza con il nemico.

Nasrallah è intervenuto da una località non meglio precisata e il suo discorso pubblico è andato in onda in diretta tv in occasione della Festa dei martiri caduti sulla via di Gerusalemme, cioè i 60 combattenti di Hezbollah uccisi dal 7 ottobre a oggi. 

Giusto per fare quella che in termini chiari si chiama una furbata, o, se vi piace di più, una excusatio non petita, Nasrallah ha fatto sapere che i suoi sono in guerra dall’8 ottobre.

 “Alcuni si aspettavano che io oggi annunciassi la guerra. Ma siamo già in guerra. Dall’8 ottobre”. E ha aggiunto: “Da quel giorno la resistenza islamica in Libano è attivamente impegnata in una battaglia tangibile, la cui piena gravità è veramente comprensibile solo a coloro che si trovano fisicamente nella regione di confine” tra Israele e Libano. 

 Riferendosi poi alle operazioni alla frontiera con il Libano, ha detto che stanno causando “paura a livello del comando politico e militare del nemico, così come tra gli americani, perché c’è il timore che questo fronte possa portare a un’ulteriore escalation o a una guerra più ampia. Questa è una possibilità e il nemico deve averla in mente. Fareste l’errore peggiore se tentaste un’offensiva contro il Libano”. 

 E ancora: “La nostra battaglia è pienamente legittima, dal punto di vista legale e religioso, contro l’occupante sionista. Difendere oggi la popolazione di Gaza rappresenta un atto di umanità. Quanti restano in silenzio sui crimini israeliani contro Gaza devono ripensare alla propria umanità. Il nostro primo obiettivo deve essere mettere fine alla guerra a Gaza, il secondo assicurarci la vittoria della resistenza”. 

In buona sostanza Nasrallah, novello Pilato, se ne lava le mani, riempiendosi la bocca di proclami e di minacce al vento.

Nasrallah ha infatti sottolineato che “l’Iran sostiene apertamente i movimenti di resistenza in Libano, in Palestina e nella regione, ma non esercita alcun controllo sulla loro leadership”.

Giusto per darsi un tono, il leader di Hezbollah si è poi profuso in una serie di minacce.

“Gli Stati Uniti – ha detto – devono essere considerati responsabili per i crimini perpetrati da Israele a Gaza”. Poi, sempre in riferimento agli Usa: “Le vostre flotte nel Mediterraneo non ci fanno e non ci faranno mai paura”. E ha anche assicurato che la sua milizia non si sente scoraggiata per gli avvertimenti di Washington di rimanere fuori dalla guerra tra Israele e Hamas. Il movimento sciita filo-iraniano, ha dichiarato, già impegnato in un conflitto “senza precedenti” con Israele al confine meridionale, è pronto a “qualsiasi opzione”, incluso lo scoppio di una guerra con gli Stati Uniti. “Gli americani hanno minacciato di bombardare non solo Hezbollah in Libano, ma anche l’Iran. Dico agli americani che le minacce e le intimidazioni sono vane. Abbiamo preparato tutto per affrontarvi, siamo pronti. Americani, ricordate le vostre sconfitte in Libano, Iraq e il vostro umiliante ritiro dall’Afghanistan. Chiunque voglia prevenire una guerra da parte degli Usa deve porre fine all’aggressione a Gaza. Nel caso scoppiasse la guerra, sarà una guerra di lotta per la perseveranza”. 

Parole di fuoco e fatti inesistenti. Hezbollah fa solo testimonianza. Per il resto rimane entro i confini di qualche scaramuccia dimostrativa.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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