
di Gianvito Caldararo
Lo scrittore Antonio Scurati, in un corposo e ricco articolo apparso sul Quotidiano “La Repubblica”, individua in Mussolini l’antesignano e l’archetipo di ogni leader populista. Il leader populista – sostiene Scurati – è colui che afferma “io sono il popolo” e per converso dice: “il popolo sono io”. Ed è questo “io”- afferma Scurati-che “il leader populista fa precedere ad ogni pensiero, argomentazione, programma politico, con una fortissima concentrazione di tipo personalistico”. Mussolini, secondo Scurati, è stato l’artefice di una vera e propria rivoluzione linguistica nel campo del giornalismo,” con la diffusione di frasi brevi. Frasi brevi e brevissime ed anche sintatticamente elementari con soggetto, verbo e complemento oggetto”. Secondo Mussolini, ogni frase doveva essere un detto memorabile, citabile e un vero slogan, in modo che ogni frase fosse estraibile dal suo contesto.
Inoltre, come ci fa osservare acutamente Scurati, mussolini faceva precedere le frasi altosonanti, da “io affermo, io prometto, io minaccio…..io”. Il personalismo assertivo sostituito al complesso e controverso pluralismo discorsivo. L’altro aspetto che Scurati sottolinea del leader populista, come è stato Mussolini, è quello che siamo in presenza di un leader che “non ha idee proprie, non ha convinzioni irrinunciabili, non ha fedeltà, non ha strategie di lungo periodo, non guida le masse verso un obiettivo lontano”.
Per il leader populista esiste solo il puro tatticismo, opportunismo, pragmatismo, non ha alcun contenuto, per Scurati è un “vaso vuoto”, un “uomo cavo” che esercita la supremazia tattica del vuoto”. E a tal proposito, Scurati ci ricorda che il giovane Mussolini, fu repubblicano, anticlericale, socialista, dannunziano, e poi per convenienza divenne monarchico, fascista, alleato della Chiesa e traditore di D’Annunzio. Secondo Scurati, fu “questa navigazione a vista a farne un vincente”, perché “se tu sei vuoto, se non hai principi, non hai fede, non hai lealtà, non hai idee in politica sei tatticamente vincente”. Sei vincente perché quel vuoto, scrive Scurati, “si riempie di ciò che si orecchia, si annusa, gli umori che si colgono con il naso e non con la testa o con il cuore. Infatti, Mussolini diceva di sé “non c’è niente da fare, io sono come gli animali: sento il tempo che viene. Io mi riempio degli umori della gente, asseriva che i programmi sono carta straccia”. Continuava dicendo: “I programmi lasciamoli ai socialisti alle loro interminabili, inconcludenti discussioni teoriche”. E qui Scurati ci porta a scoprire di come il leader populista ha bisogno di individuare un nemico. E Mussolini, il nemico lo individua nei socialisti, nei confronti dei quali avvia una intensa e incisiva campagna di denigrazione. Giunge a dire : ” il socialismo è una barbarie, il socialismo è pestilenza, il socialismo è lorda “. Soffia sulla paura, che la alimenta e la ingigantisce, affermando : ” I socialisti anche se sono italianissimi, poiché si ispirano alla rivoluzione russa, sono invasori portatori della ” peste asiatica “. E qui, afferma Scurati, ” il leader populista, operando una commutazione alchemica, installa la paura, soffia sulle passioni tristi, sul senso di delusione, di tradimento, sul rancore dei reduci alle prese con il carovita e la fatica di sbarcare il lunario”. Poi compie un’altra subdola manovra quando aggiunge, sempre rivolto al popolo: “Ma tu non ti devi limitare ad avere paura, devi odiarli. Non basta temere, bisogna odiare”. Cento anni fa, sostiene Scurati, Mussolini individua “il nemico semplificatore” nel socialista. Oggi lo si individua nell’immigrato”. Mussolini quale leader populista comprende che al popolo bisogna parlare anche con il corpo. Questa, secondo Scurati, “è l’ultima sua lungimirante invenzione”.
Il capo fascista a petto nudo che trebbia il grano in mezzo ai contadini , che nuota, che gesticola in un modo che a noi sembra grottesco, che troppo spesso liquidiamo come personaggio ridicolo. Niente affatto, come sottolinea Scurati: “anche nel gesticolare Mussolini sta esercitando il suo malefico genio politico; capisce che nell’era delle masse la comunicazione politica non passa da testa a testa ma sarà un’interazione quasi fisica, che parla dal corpo del leader al corpo elettorale”. E quando la vita collettiva di un Paese, sostiene Scurati, “viene introdotta lungo questa via e tutto incarna nel corpo di questo tipo di leader, ciò che accade è che quel corpo non lo puoi toccare, non lo puoi raggiungere, non lo puoi analizzare. Soprattutto non lo puoi discutere. Lo puoi solo adorare, come milioni di italiani fecero con Mussolini, oppure lo puoi odiare e massacrare. Come pure fecero gli italiani con il loro duce alla fine della parabola”. Lo scrittore Antonio Scarati, che ci offre un’altra perla storica, conclude la sua analitica e ricca riflessione, dicendo: “il fascismo non fu commedia, fu tragedia”.





