Per assurdo che possa sembrare, l’ossessione ecologista che ormai si è affermata anche tra gli uomini di Chiesa (Bergoglio, Prevost, gran parte dell’episcopato ) è sostenuta primariamente dall’oligarchia economico- finanziaria occidentale e dai media che essa controlla.
I plutocrati, i signori della “crescita” e dello “sviluppo” sostengono l’economia ecologica.
La cosa non è in realtà contraddittoria come potrebbe sembrare, perché primariamente in America, ma anche qui in Europa, si è passati in gran parte da un’ economia produttiva, industriale, ad un’economia speculativa, che produce servizi e beni voluttuari, ma sempre meno merci materiali, ormai da tempo prodotte lontano, a basso costo, e poi importate in Occidente.
Le grandi fabbriche hanno in massima parte de-localizzato la produzione in Oriente, dove il costo del lavoro è assai inferiore.
In Oriente si produce, in Occidente si specula. E’ la globalizzazione. Ciò sta portando da noi alla lenta sparizione della classe operaia, dopo quella contadina. Negli Usa persino il numero degli studenti di ingegneria è fortemente diminuito.
Per questo motivo finanza e multinazionali possono permettersi il lusso di proporre un’economia “verde” nella quale, come Black Rock, hanno anche fortemente investito. Non dovendo più produrre qui, oggi non solo ci danno il permesso, ma ci invitano a diventare tutti “green”.
In un’economia produttiva come quella novecentesca, questa svolta sarebbe stata impensabile, perché avrebbe leso i grandi interessi industriali.
Ora invece è proprio il grande capitale a cavalcare l’onda di un’economia a basse emissioni, investendovi enormi quantità di denaro. E fomentando anche degli eccessi (quelli dell’ecologia profonda) che vanno anche oltre il giusto rispetto della natura, arrivando a negare l’ordine gerarchico del creato, e che purtroppo hanno fatto breccia persino in una Chiesa che da sessant’anni in qui é sempre più sensibile a seguire l’ideologia dominante.
Il grande paradosso è che l’ecologismo in voga non sancisce una parziale liberazione dei popoli dalla dittatura dell’economico, ma al contrario ne segna l’apice della sudditanza.




