
di Gianvito Caldararo
Dalla sentenza di primo grado a quella di appello, Mimmo Lucano, passa dall’essere un mostro a una creatura bellissima, un vero angelo e una figura splendente. Nella sentenza di primo grado, assunta nel corso di una martellante e pesante campagna mediatica, a Mimmo Lucano viene comminata una pesantissima pena a 13 anni e 2 mesi di reclusione. Ma nella sentenza di primo grado vengono introdotti, tra l’altro, pesanti e velenosi giudizi etici. Mimmo Lucano è definito un “falso innocente” e che avrebbe agito come un vero e proprio predatore di risorse pubbliche per interessi personali e politici.
Nella sentenza di appello, grazie alla efficace difesa dei suoi legali, gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Pisapia, cadono i più gravi reati e la condanna passa da 13 anni e 2 mesi a quella mite di 1 anno e sei mesi di reclusione. L’unica accusa rimasta in piedi è quella di “abuso d’ufficio” , connessa all’affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti. Una condanna riguardante il tanto discusso reato di “abuso d’ufficio”, per il quale si discute in ordine alla sua abolizione o una profonda rivisitazione, dal momento che a fronte di migliaia di processi avviati a carico di amministratori e funzionari locali, le condanne si contano in appena una decina.
Una situazione che ha portato molti funzionari pubblici al timore di firmare gli atti e con la conseguente paralisi dell’attività amministrativa. La situazione è tale che il governo per particolare attività è costretto ad introdurre il cosiddetto “scudo penale”. L’indagine a carico di Mimmo Lucano, sindaco di Riace (RC) nacque a seguito di ispezione disposta dal prefetto di Reggio Calabria e della Guardia di finanza, accompagnata da una micidiale campagna mediatica. Il ministro Salvini, che sulla vicenda martellava con una pesante e vivace campagna elettorale, procedeva a promuovere il prefetto di Reggio Calabria nominandolo Capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione presso il ministero dell’interno.
Nel corso del processo di appello, i difensori di Mimmo Lucano sono riusciti a mettere in evidenza alcuni grossolani errori delle indagini, in particolar modo una intercettazione erroneamente trascritta dalla polizia giudiziaria, evidenziando la inconsistenza del quadro probatorio dell’accusa. Una posizione pienamente accolta e condivisa dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, che ha anche assolto i coimputati e ridotto drasticamente la condanna a carico di Mimmo Lucano.
E’ di tutta evidenza che con la sentenza di appello cadono anche i pesanti giudizi morali ed etici espressi contro Mimmo Lucano e il suo modello di integrazione, apprezzato da molte istituzioni nazionali ed internazionali. A Mimmo Lucano, vittima di tante sofferenze, è riconosciuta la sua dignità di uomo generoso e di valido amministratore locale, quale già sindaco di Riace. Ha vinto la battaglia contro Salvini, che mirava a distruggere il suo modello di integrazione, ma tale modello difficilmente potrà essere ripristinato, anche se in molte città italiane si vivono situazioni gravi e intollerabili in ordine alla presenza disordinata di migranti.
Oggi in Italia viviamo i tempi di una emergenza per i continui arrivi di migranti sulle coste italiane. Una situazione esplosiva per la quale il Governo Meloni chiede l’intervento e il sostegno dell’Unione Europea. Mimmo Lucano, da sempre convinto della validità del suo modello di integrazione, anche dopo la condanna e le tante sofferenze subite, nel suo Villaggio Globale di Riace, grazie anche alla collaborazione di diverse associazioni, ha continuato a mantenere viva la sua idea di accoglienza.





