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MERZ CANCELLA LA UE DI MAASTRICHT

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La corsa della Ue con a capo Ursula Von der Leyen con il suo contorno di 35 mila burocrati e una pletora di ottimati cooptati si avvia alla fine del percorso. La Ue, nata per condurre un disegno stravagante di pianificazione, in scia al vecchio stampo sovietico, uscito il 7 febbraio 1992 dalla lampada di Aladino a Maastricht, nel passato denunciato con forza da Bettino Craxi, si avvia ignominiosamente alla fine del suo strampalato percorso per mano dei nuovi leader della Germania.

Oggi quel patto è imploso sotto il segno di una camicia di forza di una burocrazia a trazione tedesca al cui centro non vi era una volontà federale fra stati, ma una variabile di esclusivo dominio commerciale cieco nella suo natura di esclusiva egemonia politica.

Si tratta di un suicidio voluto e pensato dalla protervia di una mancanza di visione politica in un orizzonte geopolitico che andava sempre più mutando, dove la storia delle nazioni non poteva essere sacrificata ad una globalizzazione decisa e delegata esclusivamente al mondo della finanza.

Alla fine le radici della storia delle singole realtà nazionali hanno visto prevalere la volontà democratica attraverso elezioni democratiche che partendo dagli USA hanno avuto un cambio di passo – con l’effetto di un nuovo sbarco in Normandia – che ha in buona sostanza imposto regole di reciprocità paritarie che stanno ponendo uno stop alle logiche di un “degradante colonialismo” camuffato da politiche trasformistiche.

Oggi le contraddizioni emergono in tutte le loro peculiari sfaccettature: dalla crisi del Welfare, alla delocalizzazione produttiva verso la Cina, all’ambizione di piani di riarmo forzoso della Germania, ad una irresponsabile gestione dell’immigrazione senza regole. Un percorso, quello della Ue, che intendeva imporre con la sola forza dei patti statali un soffocamento del sistema democratico dei 27 paesi Europei ,compreso il primato giuridico politico delle loro costituzioni .

Una logica di imperio di stampo coloniale implosa in ragione delle contraddizioni insite all’interno di un disegno istituzionale perverso.

Il timbro del fallimento Ue di Maastricht oggi mestamente lo ha aggiunto lo stesso premier de della Germania Friedrich Merz.

A questo punto corre l’obbligo di rileggersi gli di interventi significativi fatti nella cittadella Baviera, Ratisbona da papa Ratzinger e a Monaco dal vice presidente Usa J.D.Vance .

Una bussola oggi molto utile per cercare di capire la realtà in itinere.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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