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MENO MALE CHE C’E’ LA MELONI

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di Giuseppe Augieri
 
C’è voluta la recessione in Germania per accendere dubbi nella BCE che l’aumento dei tassi, veloce come non mai, stava facendo stragi. Se persino la Germania va in recessione … Lotta all’inflazione certo: ma andava fatta “adelante Pedro…”. La BCE ha sbagliato. Non è la prima volta.
I dati macroeconomici di tutta Europa sono davvero da spavento: calo dei risparmi, riduzione dei consumi, riduzione degli investimenti produttivi, riduzione dei prestiti per acquisto di beni durevoli (auto, elettrodomestici, mobili, case…. Chi immaginava che il calo dei PIL potesse essere contenuto rischia di restare deluso. L’impatto sull’economia, in tutta Europa, potrebbe rivelarsi più devastante di quanto preventivato.
Dunque, la BCE ci ripensa, smentisce se stessa, e va verso la loro riduzione? Se si realizzasse questo, il peggio sarebbe dunque passato?. Non è assolutamente così.
Lagarde – che non sa mai quando tacere – rinfocola con le sua affermazioni dei “tempi lunghi” i rendimenti sui titoli, anche quelli tedeschi: e perciò tutti gli altri. Noi siamo al 5%: cioè sulla linea rossa. Ma ci torno dopo.
Il male provocato da questa tempesta avrà strascichi lunghi. Solo un esempio: il passaggio a rendimenti del 4-5% dei BPT e similari ha spinto ingenti flussi di capitali a favore del comparto obbligazionario, sottraendo liquidità che avrebbero potuto incrementare i consumi. Invertire questo movimento non sarà facile.
Da noi, il successo avuto dai BTP Valori, in pratica un titolo destinato ai piccoli risparmiatori italiani, ha raschiato tantissimi risparmi dai conti correnti (che sono la benzina della crescita dei consumi). Costano non poco; e questo costo è indipendente dalla riduzione dell’inflazione o dai tassi della BCE. Se hanno l’innegabile vantaggio, davvero grande, di riportare un altro pezzo di debito pubblico nelle mani italiane, e dunque essere noi tutti meno soggetti ai ricatti di spread gonfiati, il tagliando degli interessi da pagare sul debito sarà sostanzioso.
Dunque la “tempesta perfetta” è in pieno sviluppo. Il vento ha cambiato direzione ma resta fortissimo e portatore di danni. Situazione complessa, come quasi sempre in economia. Che meriterebbe attenzione, equilibrio, competenza e un secco no a speculazioni politiche.
Aspettavo di leggere, anche se la immaginavo, la semplificazione che ne avrebbe fatto il bar sotto casa. Non sono andato deluso. Mentre l’Economist definisce “irresponsabile” il piano di bilancio italiano, ancora troppo espansivo nonostante la sua “prudenza”; mentre sulla base di questo giudizio (che non è solo dell’Economist) lo spread risale assieme ai rendimenti dei bund (e perciò quel 5% sui nostri BOT, di cui parlavo, è solo un primo segnale); in piazza c’è chi propone ricette economiche e sociali delle quali discutere se sono giuste o meno non ha nessun senso.
Sanità, bassi salari, basse pensioni, assunzioni nella pubblica amministrazione, obsolescenza delle attrezzature….: avanti un altro e aggiunga del suo. Ci mettiamo anche le tasse e le accise? E magari anche le spese per gestire l’immigrazione? E la Fornero? Sfido chiunque a dire che non sono giuste. Lo sono da anni e si sono lasciate incancrenire. Ora però vanno risolte tutte e subito. E se non lo si fa, non è perché è impossibile farlo, oltretutto proprio ora.
Fortunatamente c’è Meloni: la colpa è tutta sua.

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  • Redazione

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