
La strategia politica dovrebbe concepire la sua azione in funzione di alcuni grandi assi, ossia in base alla conoscenza dei fondamentali.
Uno dei fondamentali, anzi, il fondamentale dei fondamentali, si chiama politica estera.
Un Paese che non ha una chiara politica estera è privo del fondamentale dei fondamentali e naviga a vista.
Se osserviamo quanto sta facendo Giorgia Meloni, non v’è dubbio alcuno che sappia bene cosa sia il fondamentale dei fondamentali e che stia agendo in politica estera con una grande abilità che merita un voto di 10 e lode.
Il presidente del Consiglio italiano ha scelto, probabilmente ben consigliato dal ministro degli Esteri e da un diplomatico dalla grande conoscenza e dalla schiena dritta come Giulio Terzi di Sant’Agata, di riportare in vita una proiezione dell’Italia nel Mediterraneo che si muove secondo gli assi tradizionali dei quali sono stati protagonisti Enrico Mattei, Giulio Andreotti, Bettino Craxi.
Il “Piano Mattei” è solo il titolo di un’azione ampia della quale si stanno vedendo i primi elementi e risultati: la ricucitura dei rapporti con l’India e con il mondo arabo, l’intervento in Etiopia e in Somalia, la ripresa dei rapporti con la Libia, l’impegno nei confronti della Tunisia e, non ultimo, lo sblocco della vicenda Zaki, che sgombera il campo per una piena ripresa dei rapporti con l’Egitto.
Infatti, come ha dichiarato ad “Agenzia Nova” l’ambasciatore d’Egitto a Roma, Bassam Rady, la concessione della grazia al ricercatore dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, deriva “dall’apprezzamento privato e personale del presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, per la profondità e la forza delle relazioni italo-egiziane e la rapidità della grazia ne è la prova migliore, tanto più che è avvenuta meno di 24 ore dopo l’emissione della sentenza giudiziaria finale”. Secondo l’ambasciatore Bassam Rady “Al Sisi ha graziato Zaki per sostenere i rapporti tra Egitto e Italia, uniti dalle due più grandi civiltà conosciute dall’umanità e dal mondo”.
La politica estera dell’Italia, che si riproietta nel Mediterraneo, verso l’Africa e il Medio Oriente, ha come riferimento assiale i rapporti con la Nato e con gli Stati Uniti d’America, nei confronti dei quali Roma si propone come leader dell’Alleanza atlantica sul versante sud-orientale.
Il ruolo dell’Italia è apparso chiaro anche nell’ultimo summit Nato di Vilnius, come è attestato dal comunicato degli Stati partecipanti.
Nel comunicato, al sesto punto, si legge: “I conflitti, la fragilità e l’instabilità in Africa e nel Medio Oriente incidono direttamente sulla nostra sicurezza e su quella dei nostri partner”.
Al ventiduesimo punto il rapporto Nato con il Medio Oriente, il Nord Africa e il Sahel sono ben definiti, ed evidenziano le instabilità che ne derivano.
“Il vicinato meridionale della NATO – si legge infatti al ventiduesimo punto del comunicato -, in particolare le regioni del Medio Oriente, del Nord Africa e del Sahel, deve affrontare sfide interconnesse in materia di sicurezza, demografiche, economiche e politiche. Questi sono aggravati dall’impatto del cambiamento climatico, dalla fragilità delle istituzioni, dalle emergenze sanitarie e dall’insicurezza alimentare. Questa situazione offre un terreno fertile per la proliferazione di gruppi armati non statali, comprese le organizzazioni terroristiche. Consente inoltre interferenze destabilizzanti e coercitive da parte di concorrenti strategici. La Russia sta alimentando tensioni e instabilità in queste regioni. L’instabilità pervasiva si traduce in violenze contro i civili, compresa la violenza sessuale legata ai conflitti, nonché attacchi contro beni culturali e danni ambientali. Contribuisce allo sfollamento forzato, alimentando la tratta di esseri umani e la migrazione irregolare. Queste tendenze pongono serie sfide transnazionali e umanitarie e hanno un impatto sproporzionato su donne, bambini e minoranze. In risposta alle profonde implicazioni di queste minacce e sfide all’interno e nelle vicinanze dell’area euro-atlantica, oggi abbiamo incaricato il Consiglio Nord Atlantico in sessione permanente di avviare una riflessione completa e approfondita sulle minacce e sfide esistenti ed emergenti, e opportunità di impegni con le nostre nazioni partner, organizzazioni internazionali e altri attori rilevanti nella regione, che saranno presentate dal nostro prossimo vertice nel 2024”.
All’ottantaduesimo punto emerge, infine, chiaramente la dimensione strategica del Medio Oriente e dell’Africa. “Il Medio Oriente e l’Africa – si legge nel comunicato – sono regioni di interesse strategico. Approfondiremo i nostri impegni politici e il coinvolgimento della diplomazia pubblica nei confronti dei nostri partner di lunga data nel Dialogo Mediterraneo e nell’Iniziativa di cooperazione di Istanbul. Aumenteremo inoltre il nostro raggio d’azione presso le organizzazioni regionali pertinenti, tra cui l’Unione africana e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Stiamo implementando i pacchetti di rafforzamento delle capacità di difesa per Iraq, Giordania, Mauritania e Tunisia. Esamineremo anche con le autorità giordane la possibilità di istituire un ufficio di collegamento della NATO ad Amman”.
L’Italia, finalmente, dopo anni di una politica estera assente e, quando presente, insulsa e deleteria, sta ritrovando il suo posto nell’Occidente atlantico e, si spera, lo faccia, come sembra, da alleata e da protagonista attiva.
Bene, dunque, l’operato di Giorgia Meloni, ma…….Ma c’è la politica interna e qui il voto è un sei meno.
Indubbiamente alcune azioni sono state fatte, ma quella che manca è una sterzata decisa che renda palesemente evidente che la fase deleteria dei governi proni alle politiche distruttive degli ultimi trent’anni è definitivamente chiusa.
Giorgia Meloni ha la fortuna di non avere un’opposizione. Chi sta all’opposizione o fa propaganda demagogica, come Giuseppe Conte, o non sa bene dove stia la realtà, come Elly Schlein, che sembra sempre più arrivata da qualche pianeta di altre galassie.
I cespugli rosso verdi sono ormai al ridicolo.
Nel complesso l’opposizione è inesistente.
Ci sono questioni che richiedono una risposta netta. Un esempio è la sanità. Qui è necessario che si capisca molto bene che va fatta pulizia totale di chi ha gestito la partita in questi anni, soprattutto di chi l’ha gestita nella fase pandemica. Deve essere chiaro che le virostar devono stare a cuccia e non in posizioni apicali. Zitte e buone, finalmente, perché ci hanno scassato gli zebedei a sufficienza e non solo gli zebedei.
Le questioni green (casa, auto) devono essere contrastate nettamente, senza tentennamenti ministeriali.
La commissione che si occupa della gestione della pandemia deve funzionare a pieno regime e in modo chiaro, trasparente e pubblico.
Va data una risposta netta, sempre e comunque, senza sosta, all’aggressione culturale dell’ideologia malata woke, cancel culture e via discorrendo, perché in quell’ideologia si annida il veleno che ci vuole trasformare in automi privi di anima e merci di scambio sul mercato delle multinazionali e dei monopoli.
Qui la battaglia è di civiltà.
In politica interna, in buona sostanza, è necessario vedere che si è cambiata strada, che si è invertita la rotta, anche impietosamente e senza troppi riguardi.





