Il professor Barbero in una recente conferenza sulla storia dell’ Impero Romano, recensita da alcuni social, dichiarava che a Roma nell’ epoca della sua massima espansione governando su 3 continenti, Europa, Nord Africa, e Medio Oriente, per i legati imperiali le sedi di destinazione più ambite e prestigiose non erano le fredde lande difese dal Vallo di Adriano, oppure le grige ed ostili foreste germaniche, bensì le lussureggianti, colte ed aristocratiche sedi del Mediterraneo con particolare preferenza località come il Cairo o Damasco per non scrivere di Atene o della futura Costantinopoli. Tale criterio letterario permette di riportare un tema che mai come in questo periodo è cruciale per il “Mare Nostrum” perché si scrive di una nuova guerra su una sua sponda. Iniziamo dai numeri. Sono 22 i Paesi che vivono sul Mediterraneo, censiti dagli Uffici Studi del Parlamento Italiano come 8 Paesi UE, 4 Paesi candidati UE, 5 Paesi Medio Orientali e 5 Paesi del Nord Africa. La demografia attuale ci aggiorna sul fatto che circa 522 milioni sono gli abitanti delle sue sponde e secondo l’ autorevole Limes nel 2050 raggiungeranno i 700 milioni quando solo nel 1950 ne erano 196 milioni. Sempre secondo Limes il peso demografico si sposterà sempre più nel quadrante geografico Est-Sud Est. Si deve aggiungere l’ importanza del traffico mercantile dal canale di Suez a Gibilterra, delle condotte sottomarine di energia, della futura tratta della Via del Cotone. In ultimo le fortissime tensioni derivanti dalle ondate migratorie e della guerra in Medio Oriente. La risposta è o dovrebbe essere politica. Lo scrivente è soltanto un “lettore di libri ” che conosce il Medio Oriente e qualche Paese del Nord Africa per motivi strettamente professionali ma con oltre 30 anni di frontiera nel mondo della finanza e qualche idea ogni tanto giunge. Esistono organismi internazionali come l’ONU ed il FMI, l’ UE e la BCE, con sedi a New York, Washington, Bruxelles o Strasburgo. Una realtà che si avvia ad avere 700 milioni di abitanti potrebbe veder nascere altri organismi internazionali. Ad esempio i 22 Paesi potrebbero creare un Organismo Internazionale per il Mediterraneo con una Banca Internazionale del Mediterraneo. E la sede potrebbe o dovrebbe essere che una sola: Roma. I vantaggi? molteplici. Per iniziare tale Organismo proposto potrebbe essere, se non altro per una questione geografica, vicino alle attuali aree di crisi. Si creerebbe un valida difesa verso sud visto che a voler ricordare agli scienziati di intelligence dai nomi gastronomici che furoreggiano in televisione di recente, che la Wagner in questo momento ha le sue basi anche a Tobruk che non è un bar sulla Casilina. Sempre per non ricordare a simpatici generali che sempre in televisione dichiaravano che poi nella striscia di Gaza più di tanto non sarebbe successo niente per essere smentiti dal cronista dopo pochi minuti, che nella zona sub sahariana i cinesi stanno investendo milioni di dollari per la loro influenza. Sono solo cenni, idee, riflessioni. Ma in ogni caso la realtà non è la follia del metaverso o le idiozie dei social. È necessario prenderne atto non tanto per la nostra generazione ma per le generazioni future a cui si vorrebbe lasciare, mutuando una frase di decenni orsono, un “mondo migliore “.
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