
L’11 dicembre del 2001 la Cina entra nel Wto: un accordo agevolato da Clinton presidente Usa. Già nel 2008 la Cina risulta essere il primo esportatore mondiale .
Il Wto negli anni a seguire dovrà via via registrare che sulla Cina ha perso la sua scommessa e con essa il quadro geopolitico pensato dal partito Usa dei neocon: un disegno di delocalizzare in Cina tutto la produzione di manifattura; un terremoto spalmato su tutti i paesi occidentali .
La contemporanea rincorsa a giustificare tale strategia con la coniugazione della visione della lotta ecologica con un intreccio di strumenti finanziari e avventuristiche teorie sul green Deal ha spostato lo scontro geopolitico su temi, che da tempo, covavano sotto la cenere di un gioco che poneva al centro uno scontro politico su una concezione di un vecchio colonialismo come unico modello di una visione storicamente datata.
Silvano Danesi direttore del Nuovo Giornale Nazionale su questo tema di fondo ha aperto un dibattito e nell’orizzonte proposto impone considerazioni tanto sulla crisi del modello colonialista praticato con continuità, quanto sulla visione del come uscire da una crisi e sull’opportunità di ricercare un quadro di stabilità.
Oggi in sintesi il tema che va affrontato politicamente con priorità assoluta e se la Russia con tutta la sua potenzialità di risorse energetiche, materie prime e vastità di territorio e alleanze geopolitiche va considerata un player di valore mondiale.
Donald Trump dà una risposta positiva e sostiene una svolta radicale rispetto alla politica che hanno sostenuto Il clan finanziario globalista e i democratici Usa, da Clinton , Obama & C: logiche di globalibalizzazione e delocalizzazione produttiva verso la Cina , alla quale far gestire un dumping con accerchiamento del Green Deal e con il risultato di un gioco pericolosissimo di logiche coloniali che sono arrivate a capolinea .
Sergio Mattarella e Ursula & C . , operano fuori da logiche di rappresentanza elettiva. La loro piattaforma operativa, non avvallata da consenso reale, porta a sparate fuori contesto, che non trovano uno sbocco verso il nuovo orizzonte che è già per molti versi in cammino .
La scelta di “abbaiare alle porte della Russia “e stata in Ucraina una scelta che ha usato le vecchie teorie coloniali per affermare fronti di guerre regionali in tutte le aree del globo. A
Aprire guerre territoriali senza interlocutori per chiuderle indecorosamente dandosela a gambe è stato un disastro totale Usa. Se si fa un consuntivo serio e reale quel mondo si basava solo su schemi di sottomissione rifiutati in ogni luogo del mondo. La fuga dall’Afganistan ne è il simbolo più evidente.
I neocon Usa non riconoscono controparti e stimolano solo guerre infernali di tipo regionale in continuità e senza sbocchi.
E questo è il tema di fondo, che non può essere affrontato in chiave ideologica.
In Italia la politica estera e sempre stata improntata da una visione derivata dalla forza e dalla credibilità e affidabilità dell’Eni.
L’Eni fu messa in sicurezza da Craxi con l’accordo con Gazprom: un punto fermo utilizzato da Berlusconi come suo riferimento reale di affidabilità geopolitica .
Vogliamo far finta di niente ?
Può la politica italiana che ha nel piano Mattei la ripresa di una sua credibilità internazionale fare a meno della tecnologia dell’Eni e della sua affidabilità e credibilità consolidata a livello internazionale ?
Mattei era un teorico contrario a logiche di avventurismo coloniale di stampo imperialistico: logiche proprie di una filosofia politica tanto inglese quanto francese. Una filosofia che sul terreno e stata presa a pedate ovunque il nord Africa. Un esempio concreto : la Francia, la quale volendo imporre per anni questo schema coloniale oggi si trova umiliata di fronte al mondo e quasi tutti i paesi hanno scelto di stare con Putin .
Un contesto che incomprensibilmente viene indirettamente coinvolto il governo italiano con Sergio Mattarella presidente della Repubblica che va in Francia da Macron a fare sparate contro Putin , mentre oggi l’Eni ha bisogno di tutto il sostegno nel Mediterraneo e specialmente in Libia .
C’è da domandarsi se Mattarella con simili atteggiamenti avrebbe il senso dello Stato?
Questa situazione segnala implicitamente il ridicolo del dove ci siamo infilati .
Abbiamo un’alternativa dichiarata con onestà da proporre oltre il piano Mattei?
Facciamo un esame di realtà e trascuriamo penosi piagnistei sul nulla politico.
La verità è che sono in molti a sognare il ritorno di un Usaid che distribuiva carrettate di dollari a personale e ong più o meno istituzionali .
Solo un problema: Usaid e stato definitivamente chiuso e nei suoi archivi restano molte impronte pesanti.
C’è per ultima un’osservazione da ricordare in sintesi nel curriculum politico di Sergio Mattarella. Come va catalogata la sua azione da ministro della Difesa (non dell’attacco), congiuntamente a Massimo D’Alema, quando attivamente si sono prestati nel marzo del 1999 a bombardare Belgrado senza una copertura istituzionale né del Parlamento italiano né dell’ONU?
Un bombardamento “divinamente democratico “? La vergogna è stata rimossa? Scagliare pietre….?
Mattarella che in compagnia di D’Alema, da vice presidente del Consiglio e ministro della Difesa decide di bombardare Belgrado e la Serbia, senza la copertura del Parlamento italiano e senza l’avvallo dell’Onu , ha moralmente e storicamente il diritto, parlando in Francia, di dire che Putin storicamente e uguale a Hitler? Dovrebbe almeno ricordarsi che lui è baffino bombardavano con l’obbiettivo di separare la Serbia dal Kossovo per creare le condizioni per istallare in quel paese una base NATO. Dà un senso di pena veder perdere la memoria della storia.
Ritorniamo a rivedere Totò nel film del 1962: “Gli Smemorati di Collegno “. Sarebbe bello trovare una tv che riproponga oggi quella pellicola.





